Vaccino covid Pfizer, ok Oms seconda dose fino 42 giorni dopo in emergenza

Se Paesi hanno bisogno di massimizzare copertura iniziale viste forniture vincolate e alto carico malattia

 
Chiama o scrivi in redazione


Vaccino covid Pfizer, ok Oms seconda dose fino 42 giorni dopo in emergenza

Vaccino covid Pfizer, ok Oms seconda dose fino 42 giorni dopo in emergenza

Secondo gli studi e le indicazioni degli enti regolatori il vaccino anti-Covid di Pfizer va somministrato in due dosi a distanza di 21 giorni l’una dall’altra. Ma viste le difficoltà iniziali possibili nelle forniture dei prodotti scudo si è aperto in diversi Paesi alle prese con le campagne vaccinali il dibattito sulla possibilità di ritardare la seconda dose per una migliore gestione delle fiale disponibili e una maggiore efficienza nella copertura.

L’Organizzazione mondiale della sanità apre a questa possibilità solo in “casi eccezionali” e fornisce la sua raccomandazione al riguardo in un documento del gruppo tecnico sull’immunizzazione Sage (Strategic Advisory Group of Experts on Immunization): “Al momento – si legge – la raccomandazione è che l’intervallo tra le dosi può essere esteso fino a 42 giorni (6 settimane), sulla base dei dati degli studi clinici attualmente disponibili”.
© Protetto da Copyright DMCA

“Dovessero rendersi disponibili dati aggiuntivi su intervalli più lunghi tra dosi, sarà considerata la revisione di questa raccomandazione”, proseguono gli esperti. L’Oms, scrivono gli autori del documento, “riconosce che un certo numero di Paesi deve affrontare circostanze eccezionali in cui vincoli alla fornitura dei vaccini si combinano con un alto carico di malattia. Alcuni hanno quindi considerato di ritardare la somministrazione della seconda dose per consentire un’iniziale più alta copertura”. Questa idea si basa sull’osservazione secondo cui una certa “efficacia” protettiva si è dimostrato possa iniziare a manifestarsi “dal 12esimo giorno dopo la prima dose” per poi crescere.

Ma “nessun dato sull’efficacia a lungo termine per una singola dose di vaccino a Rna Pfizer esiste attualmente”, viene precisato. I partecipanti al trial clinico hanno ricevuto 2 dosi con un intervallo da 19 a 42 giorni. Quindi ci sono dati su queste tempistiche di somministrazione. E viene fatto notare che le risposte anticorpali neutralizzanti “sono modeste dopo la prima dose e aumentano sostanzialmente dopo la seconda dose”.

Tuttavia, aggiunge l’Oms, “i Paesi in cui si verificano circostanze epidemiologiche eccezionali possono considerare di ritardare per un breve periodo la somministrazione della seconda dose come approccio pragmatico per massimizzare il numero di individui che beneficiano di una prima dose mentre le forniture del vaccino continuano ad aumentare”.

Il documento degli esperti Oms arriva dopo l’inserimento di questo vaccino da parte dell’agenzia Onu nell’elenco per l’uso di emergenza. Gli esperti del Sage entrano anche nel merito della questione richiamo spiegando che “attualmente non ci sono prove sulla necessità di una dose di richiamo o di dosi di richiamo del vaccino dopo il completamento del ciclo a due dosi. L’eventuale necessità e la tempistica delle dosi ‘booster’ saranno valutate quando saranno disponibili di ulteriori dati”. Allo stesso modo, puntualizzano gli esperti, “non sono disponibili dati sull’intercambiabilità di questo vaccino con altri vaccini a mRna o altre piattaforme vaccinali anti Covid”. Quindi la raccomandazione al momento è di “utilizzare lo stesso prodotto per entrambe le dosi”.

Un’altra indicazione che arriva dagli esperti del gruppo operativo in seno all’Oms riguardano la concomitanza con altre vaccinazioni per altre condizioni. Viene confermato che “ci dovrebbe essere un intervallo minimo di 14 giorni, fino a quando non saranno disponibili dati sulla co-somministrazione”. Quanto alle reazioni avverse, in particolare si tocca il tema delle reazioni anafilattiche che “sono state segnalate al di fuori degli studi clinici”.

Se un paziente ha una storia pregressa di allergie a qualsiasi altro vaccino o terapia iniettabile questa condizione non è ritenuta dagli esperti una controindicazione alla vaccinazione, ma viene richiesta “precauzione”, cioè una valutazione attenta del rischio individuale.

In generale, le persone con una reazione allergica immediata alla prima dose non dovrebbero ricevere dosi aggiuntive”, puntualizzano gli esperti del Sage riferendosi a “qualsiasi segno o sintomo correlato all’ipersensibilità, come anafilassi, orticaria, angioedema, difficoltà respiratorie, che si verificano entro poche ore dalla somministrazione”. Poiché “un piccolo numero di reazioni anafilattiche è stato riportato anche in vaccinati senza anamnesi di reazioni allergiche gravi, l’Oms raccomanda” infine “che il vaccino debba essere somministrato solo in ambienti in cui può essere trattata l’anafilassi”.

Le allergie alimentari, da contatto o stagionali non sono da considerare in un’ottica precauzionale e non ci sono controindicazioni per le persone con allergie al lattice o alle uova, per citarne alcune fra quelle elencate.

In caso reazione allergica non dovrebbe essere somministrata successiva iniezione

Il documento degli esperti Oms arriva dopo l’inserimento di questo vaccino da parte dell’agenzia Onu nell’elenco per l’uso di emergenza. Gli esperti del Sage entrano anche nel merito della questione richiamo spiegando che “attualmente non ci sono prove sulla necessità di una dose di richiamo o di dosi di richiamo del vaccino dopo il completamento del ciclo a due dosi. L’eventuale necessità e la tempistica delle dosi ‘booster’ saranno valutate quando saranno disponibili di ulteriori dati”. Allo stesso modo, puntualizzano gli esperti, “non sono disponibili dati sull’intercambiabilità di questo vaccino con altri vaccini a mRna o altre piattaforme vaccinali anti Covid”. Quindi la raccomandazione al momento è di “utilizzare lo stesso prodotto per entrambe le dosi”.

Un’altra indicazione che arriva dagli esperti del gruppo operativo in seno all’Oms riguardano la concomitanza con altre vaccinazioni per altre condizioni. Viene confermato che “ci dovrebbe essere un intervallo minimo di 14 giorni, fino a quando non saranno disponibili dati sulla co-somministrazione”. Quanto alle reazioni avverse, in particolare si tocca il tema delle reazioni anafilattiche che “sono state segnalate al di fuori degli studi clinici”. Se un paziente ha una storia pregressa di allergie a qualsiasi altro vaccino o terapia iniettabile questa condizione non è ritenuta dagli esperti una controindicazione alla vaccinazione, ma viene richiesta “precauzione”, cioè una valutazione attenta del rischio individuale.

“In generale, le persone con una reazione allergica immediata alla prima dose non dovrebbero ricevere dosi aggiuntive”, puntualizzano gli esperti del Sage riferendosi a “qualsiasi segno o sintomo correlato all’ipersensibilità, come anafilassi, orticaria, angioedema, difficoltà respiratorie, che si verificano entro poche ore dalla somministrazione”. Poiché “un piccolo numero di reazioni anafilattiche è stato riportato anche in vaccinati senza anamnesi di reazioni allergiche gravi, l’Oms raccomanda” infine “che il vaccino debba essere somministrato solo in ambienti in cui può essere trattata l’anafilassi”. Le allergie alimentari, da contatto o stagionali non sono da considerare in un’ottica precauzionale e non ci sono controindicazioni per le persone con allergie al lattice o alle uova, per citarne alcune fra quelle elencate.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*