(umbriajournal.com) PERUGIA – La rivista bimestrale CARE, Costi dell’Assistenza e Risorse Economiche (Il Pensiero Scientifico Editore), ha realizzato un reportage sull’Ospedale S.Maria della Misericordia, con una intervista al Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera di Perugia Walter Orlandi. A colloquio con Walter Orlandi Direttore Generale, Azienda Ospedaliera di Perugia. Quali sono le principali criticità che ha affrontato e sta affrontando con successo nella realtà in cui opera? Una delle priorità che ho dovuto affrontare è stata quella di trasferire, nel dicembre 2008, le attività della vecchia sede ospedaliera del Policlinico Monteluce al nuovo Polo Unico di Sant’Andrea delle Fratte. Non è stato semplice predisporre il cronoprogramma dei trasferimenti e promuovere una forte accelerazione delle procedure di gara collegate all’acquisizione di nuovi arredi, apparecchiature e tecnologie di ultima generazione, necessarie al trasferimento delle strutture sanitarie per un valore complessivo di oltre 30 milioni di euro. L’inaugurazione del nuovo Ospedale Unico di Perugia, avvenuta il 7 marzo 2009, ha rappresentato, oltre che un momento di soddisfazione personale e di tutti gli operatori, un evento storico, se si considera che si ha testimonianza di soli tre spostamenti dal 1300.
Uno degli aspetti più innovativi e qualificanti è stato l’attivazione nel nuovo ingresso con il sistema integrato per l’orientamento dei cittadini, costruito con l’individuazione delle vie attraverso frecce a pavimento, la presenza di operatori volontari in punti informativi e di touch screen all’interno della struttura ospedaliera, che si estende per oltre 130.000 metri quadrati. Nel corso degli anni i lavori non si sono mai fermati, senza perdere di vista l’aspetto saliente della nostra attività: accogliere e curare i cittadini nel modo migliore possibile. Per fare questo ci siamo impegnati realizzando, d’intesa con l’Università, il nuovo assetto organizzativo dei Dipartimenti Sanitari Integrati, cercando di ridisegnare un nuovo modello di ospedale che persegua percorsi di innovazione organizzativa e tecnologica, privilegiando i livelli assistenziali più appropriati in relazione all’intensità di cure.
Quali sono i punti di forza e le caratteristiche distintive dell’Azienda Ospedaliera che dirige? L’Azienda Ospedaliera di Perugia costituisce, per la presenza universitaria della Facoltà di Medicina e Chirurgia, un’Azienda ad Alta Specialità, polo didattico e di ricerca che, per il complesso di tecnologie, di specifiche professionalità che operano al suo interno, per capacità produttiva e tipologia di prestazioni offerte, rappresenta un punto di riferimento sia per i residenti umbri che per cittadini provenienti da altre Regioni. È composta da 51 Strutture Complesse, con 830 posti letto, in cui si effettuano 42.000 ricoveri, e da 25 sale operatorie, con una media di 20.000 interventi chirurgici e più di 9 milioni di prestazioni specialistiche. Ha una dotazione di circa 2600 operatori che si avvalgono, nei percorsi di diagnosi e cura, delle tecnologie più avanzate. Oltre all’attività assistenziale, anche la ricerca scientifica riveste un ruolo molto importante come testimoniano gli autorevoli studi condotti in campo medico (ematologia, immunologia e genetica, oncologia) e chirurgico (chirurgia vascolare e dei trapianti). La peculiarità di un grande ospedale si misura anche dai percorsi attuati nei vari Dipartimenti. Nel Dipartimento dell’Emergenza ed Accettazione abbiamo promosso interventi di accorpamento organizzativo, come quello della riunificazione delle due rianimazioni in un’unica struttura, migliorando l’appropriatezza prescrittiva e dei ricoveri, con l’attivazione dell’Osservazione breve in Pronto Soccorso. Nei Dipartimenti Chirurgici sono state definite linee guida e stilate tutte le procedure operative relative al Percorso del Paziente Chirurgico, in coincidenza con l’attivazione e l’accreditamento del nuovo blocco operatorio composto da 11 sale e dalla Recovery Room.
Nel Dipartimento Materno-Infantile, oltre all’innovazione strutturale e tecnologica, abbiamo promosso l’innovazione organizzativa e gestionale, promuovendo il rooming- in completo, l’attivazione del parto indolore garantito nelle 24 ore e l’integrazione organizzativa della Struttura Complessa Neonatale e UTIN. Il miglioramento del comfort e dell’umanizzazione di tutti i servizi dedicati alla donna ha portato al massimo riconoscimento con l’assegnazione di tre Bollini Rosa nel 2009, riconfermati nel 2012, da parte dell’Osservatorio Nazionale della salute delle Donne – ONDA. Grande attenzione viene inoltre dedicata alla gestione del dolore, con l’adesione al progetto dell’OMS ‘Ospedale Senza Dolore’. Un ulteriore punto di forza della nostra Azienda Ospedaliera è senza dubbio il percorso di Accreditamento Istituzionale Regionale ottenuto in tutti i servizi diagnostici e nella Radioterapia Oncologica, Blocco Operatorio, Servizio Immunotrasfusionale, nonché la certificazione del Laboratorio di Immunogenetica e Immunologia dei trapianti da parte dell’European Foundation for Immunogenetics (EFI), che ha portato anche ad accreditare il Dipartimento dei Servizi Radiologici e di Laboratorio, primo in Umbria, e alla pubblicazione di numerose buone pratiche nell’Osservatorio Nazionale AGENAS. Da ultimo, ma non come importanza soprattutto in questo momento di profonda crisi del Paese, occorre sottolineare che l’Azienda Ospedaliera di Perugia è un’azienda sanitaria solida dal punto di vista finanziario, che conferma anche quest’anno, per il CARE 2, 2013 settimo anno consecutivo, l’equilibrio di gestione con un bilancio di esercizio di oltre 314 milioni di euro. L’Azienda Ospedaliera di Perugia, tenendo ferma la barra dell’equilibrio economico, ha potuto ridurre drasticamente i tempi di pagamento dei fornitori che, partendo da oltre 300 giorni del 2006, nell’ultimo triennio vengono pagati entro 60-70 giorni per ben 180 milioni di euro per beni e servizi. Di recente ha preso avvio un progetto importante a livello internazionale nell’area dell’ematologia.
Quali i principi ispiratori e gli obiettivi di questa progettualità? Il progetto si riferisce ad un accordo di collaborazione tra la nostra Azienda, la Fundaciòn para el Trasplante de Medula Oséa del Venezuela (FTMO), l’Associazione per il Trapianto di Midollo Osseo Onlus (ATMO) e la Petroles de Venezuela Sociedad Anonima (PDVSA). È nato in realtà una ventina di anni fa, quando il governo venezuelano decise di sovvenzionare con i proventi petroliferi l’iniziativa della ONLUS che si occupava dei viaggi dei pazienti che dovevano venire in Italia per il trapianto di midollo. Nel corso degli anni molti venezuelani sono sbarcati in vari centri italiani e, grazie alla fiducia instauratasi con l’attuale direttore dell’Oncoematologia Pediatrica, il dottor Maurizio Caniglia, l’Azienda Ospedaliera di Perugia è divenuta negli ultimi due anni centro di riferimento non solo per il trapianto pediatrico dei piccoli pazienti venezuelani ma anche per quello degli adulti, le cui fila nell’ambito del progetto sono tenute in particolare dalla Struttura Complessa di Ematologia e Trapianto.
Quali sono i contenuti specifici del progetto? Il progetto prevede che ogni anno siano accolti nel nostro ospedale 20 pazienti pediatrici e 20 pazienti adulti, che verranno trattati con trapianto di midollo osseo. Carattere distintivo di questo progetto e lustro per la nostra Azienda è innanzitutto la possibilità offerta a queste persone di incontrare un’équipe professionalmente ed umanamente eccellente, già conosciuta a livello nazionale ed internazionale. Il residence ‘Daniele Chianelli- ONLUS’, che si trova accanto alla nostra struttura, consente il soggiorno dei familiari dei pazienti. Fattore da non sottovalutare per persone che, già provate, arrivano in una città e in un Paese sconosciuti.
È importante, a suo avviso, la promozione di progetti di questo tipo nell’ottica di uno sviluppo di competenze professionali e di miglioramento dei modelli assistenziali? Stiamo parlando di un esempio in cui ogni distanza è davvero superata e che ci consente di vivere compiutamente l’esperienza della global health. Questo tipo di progettualità infatti non solo rispetta il fine ultimo di “dare salute” in un’ottica il più possibile vicina all’equità, ma nello specifico amplifica l’expertise dei nostri professionisti, tanto che il progetto stesso prevede nei prossimi mesi l’arrivo nella nostra struttura di personale medico ed infermieristico venezuelano per fornire loro strumenti conoscitivi ed esperienziali affinché possano continuare in patria questo percorso fondamentale.
In termini più generali, crede che lo sviluppo di partnership, soprattutto in un momento in cui la disponibilità di risorse è sempre più limitata, sia un modello organizzativo e operativo importante nel perseguire obiettivi di efficienza e qualità dell’assistenza erogata? La nostra esperienza con il Comitato per la Vita ‘Daniele Chianelli’ è senza dubbio un esempio di modello organizzativo. Il comitato nasce come organizzazione Onlus di volontariato, che raccoglie fondi per la ricerca e la cura delle leucemie, linfomi e tumori di adulti e bambini. La collaborazione con questo comitato consente di sostenere la ricerca nel campo delle malattie ematologiche e, in una situazione in cui le risorse sono limitate, è un metodo operativo efficace al fine di perseguire un’alta qualità nell’assistenza. La rivoluzione della nuova medicina dell’era post-genomica, predittiva e preventiva, e della sempre più rapida evoluzione tecnologica sui versanti diagnostici (imaging molecolare e funzionale) e terapeutici (chirurgia robotica, radioterapia avanzata, etc.), delineano uno scenario di evoluzione del modello di ospedale da ‘medico-centrico’ a ‘cittadino-centrico’, dall’organizzazione per funzioni a quella per processi, all’introduzione di spazi di ricerca e di aree di ospitalità a fianco della clinica.
In questo contesto il Polo Unico Ospedaliero di Perugia rappresenta un nodo avanzato di ricerca e clinica nella rete dei servizi sanitari umbri. È strettamente collegato dal punto di vista funzionale e culturale alle altre strutture ospedaliere e territoriali, caratterizzato da una forte capacità di rispondere alle nuove esigenze, velocizzando il percorso che consente di affrontare le sfide terapeutiche future. Come cittadella sanitaria, vede riunite insieme la struttura clinico-assistenziale e quella universitaria che si arricchirà dei nuovi spazi del Centro di Ricerca Oncoematologico e Centro di Ricerca di Genomica di prossima attivazione. Ha quindi tutte le potenzialità logistiche e professionali per ispirarsi al nuovo modello di ospedale del futuro, che offre grandi spazi per la ricerca transazionale, realizza il dinamico trasferimento delle conoscenze scientifiche all’applicazione pratica al letto del malato, garantisce la possibilità, per la didattica, di utilizzare le nuove tecnologie mediche e informatiche, ospitando studenti e professori, ricercatori e operatori, cittadini, oltre che malati e accompagnatori.

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