Lettera del Sumai alla presidente Proietti scuote Perugia
Il Sumai, guidato dalla presidente Francesca Castellani, rompe gli indugi e affida a una lettera indirizzata alla presidente dell’Umbria Stefania Proietti un messaggio netto: la situazione della specialistica ambulatoriale è diventata insostenibile. Il sindacato parla con la schiettezza di chi vive ogni giorno il peso di un sistema che, invece di valorizzare il lavoro clinico, lo ostacola con procedure rigide e una gestione percepita come distante dalla realtà dei poliambulatori.
Una pazienza ormai esaurita
Nel documento, i professionisti spiegano di aver atteso a lungo, confidando che i tecnici incaricati potessero comprendere le criticità del territorio e individuare soluzioni adeguate. Tuttavia, dopo mesi di attesa, la conclusione è amara: la pazienza è finita. Gli specialisti ambulatoriali dichiarano di “non stare bene” e di sentirsi costretti a un atto di rottura per difendere la propria dignità professionale.
Il malessere nasce da un’accusa ricorrente: essere ritenuti responsabili delle liste d’attesa perché non disposti a ridurre i tempi delle visite. Una posizione che il Sumai definisce paradossale, ricordando che l’anamnesi, la diagnosi e la cura non possono essere compressi senza compromettere la qualità dell’assistenza. A questo si aggiungono procedure informatiche spesso lente o difettose, che sottraggono tempo prezioso al rapporto con il paziente.
Un sistema che alimenta il corto circuito
Secondo il sindacato, la gestione attuale sembra ignorare un principio elementare: aumentando l’offerta, cresce anche la domanda. Una dinamica nota, ma che non trova riscontro nelle scelte organizzative, descritte come un “corto circuito ideologico e finanziario” che ostacola la vera presa in carico del paziente, prevista dall’Accordo Collettivo Nazionale.
La ricerca ossessiva della “prestazione in più”, spiegano i medici, finisce per comprimere i diritti fondamentali di chi lavora nei poliambulatori. Il Sumai denuncia casi in cui permessi retribuiti e perfino quelli previsti dalla Legge 104/92 vengono subordinati a logiche burocratiche, come se fossero un ostacolo alla produttività. Una deriva che, secondo il sindacato, tradisce la natura stessa del servizio pubblico.
Il territorio non è un reparto ospedaliero
La lettera sottolinea un altro nodo cruciale: la convinzione, attribuita a chi dirige dall’alto, che i poliambulatori possano essere trattati come reparti ospedalieri operativi H24. Una visione giudicata irrealistica e dannosa, perché ignora la specificità del territorio e le peculiarità contrattuali della specialistica ambulatoriale.
Il risultato, avverte il Sumai, è una progressiva desertificazione delle strutture pubbliche. In un momento in cui i medici faticano a restare nel sistema sanitario nazionale, questo approccio rischia di allontanare anche gli ultimi professionisti disposti a lavorare nel pubblico. Una perdita che avrebbe ricadute dirette sui cittadini e sulla qualità dei servizi.
Un appello per difendere dignità e pazienti
Il sindacato afferma di non poter più tacere. La scelta di rendere pubblica la propria posizione nasce dalla volontà di tutelare i pazienti, le loro famiglie e la dignità dei professionisti. Non è più tempo, scrive il Sumai, di lamenti sommessi: serve una presa di coscienza collettiva per fermare una gestione definita miope e punitiva.
La lettera alla presidente Proietti diventa così un appello a ristabilire equilibrio, rispetto e ascolto. Un invito a riconoscere il valore del lavoro svolto nei poliambulatori e a costruire un modello di Sanità realmente pubblico, equo e capace di rispondere ai bisogni del territorio.

Commenta per primo