Prestazioni in calo e reparti fragili, cittadini in fuga
Sanità orvietana – Durante l’ultima Commissione Sanità regionale, le parole del direttore generale della USL Umbria 2, Dott. Noto, hanno acceso un dibattito acceso sul futuro dell’Ospedale di Orvieto. La difficoltà cronica nel reperire professionisti qualificati rischia di trasformarsi in una resa silenziosa: la struttura sarebbe costretta ad accettare profili meno specializzati pur di garantire i servizi minimi.
Un quadro che stride con i dati Agenas, i quali segnalano un miglioramento nella qualità delle cure erogate. Nonostante ciò, la percezione diffusa è quella di un ospedale progressivamente svuotato, incapace di attrarre eccellenze e di mantenere standard adeguati.
Il nodo centrale riguarda la prospettiva di una “mediocrità programmata”, che contraddice il progetto politico di un DEA di Primo Livello rimasto solo sulla carta. I numeri parlano chiaro: -25% di prestazioni e volumi, un calo che spinge i cittadini verso liste d’attesa interminabili o verso il settore privato.
Le carenze strutturali sono evidenti:
- Chirurgia priva di robotica, tecnologia ormai standard.
- Urologia senza reparto stabile, con concorsi andati deserti.
- Ortopedia senza primario, costretta a trasferire i pazienti traumatizzati.
- Pediatria sorretta da deroghe, con parti in costante diminuzione.
- Investimenti PNRR bloccati, con l’ampliamento del pronto soccorso cancellato.
Il risultato è un ospedale che appare abbandonato dalle istituzioni, mentre i cittadini si mobilitano con la petizione promossa dal C.O.S.P. per chiedere un rilancio immediato. La comunità orvietana reclama risposte concrete e un impegno reale, affinché la sanità locale non resti intrappolata in una logica di sopravvivenza.

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