Psichiatria: è morta Sophie Freud, critica delle teorie del celebre nonno

Ultima nipote sopravvissuta di Sigmund Freud, fuggì dai nazisti a Vienna, divenne professoressa in America

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Psichiatria: è morta Sophie Freud, critica delle teorie del celebre nonno 

Sophie Freud, fuggita dall’assalto nazista in Europa e rifugiatasi negli Stati Uniti dove, come professoressa e assistente sociale psichiatrica, ha messo in discussione il fondamento terapeutico delle teorie psicoanalitiche di suo nonno Sigmund, è morta venerdì 3 giugno nella sua casa di Lincoln, nel Massachusetts. L’ultima nipote sopravvissuta di Sigmund Freud (1856-1939) aveva 97 anni. La figlia Andrea Freud Loewenstein ha dichiarato al “New York Times” che la madre soffriva di tumore al pancreas.

Sophie Freud, professoressa di psicologia alla Simmons University di Boston, ha dedicato la sua carriera di psicosociologa alla protezione dei bambini e all’introduzione del femminismo nel campo del lavoro sociale. Negli ultimi 30 anni la nipote si è rivelata assai critica verso la psicoanalisi teorizzata dal suo celebre nonno, definendola una “indulgenza narcisistica”.

Miriam Sophie Freud era nata a Vienna il 6 agosto 1924. Suo padre, Jean Martin Freud (noto come Martin), era il figlio maggiore di Sigmund Freud. Una delle poche sopravvissute della sua famiglia ad aver conosciuto personalmente Sigmund Freud, era cresciuta in quello che sua madre Ernestine Drucker definiva un “ghetto ebraico di classe media superiore” a Vienna, in una famiglia turbolenta in cui i suoi genitori conducevano vite separate.

“Ero designata come una Freud, una distinzione che comportava i suoi problemi”, ha scritto Sophie in “Living in the Shadow of the Freud Family” (“Vivere all’ombra della famiglia Freud”), una raccolta di lettere familiari pubblicata nel 2007. Tuttavia, è sopravvissuta all’allontanamento dei genitori, alle aspre liti con il fratello, al rapporto difficile e alla riconciliazione con la madre, ai 40 anni di matrimonio fino al divorzio dal marito (“perché non potevo immaginare di diventare vecchia con un uomo al mio fianco”) e alla crescita di tre figli di successo, il tutto senza essersi mai sottoposta a una psicoterapia. “Sono molto scettica su gran parte della psicoanalisi”, aveva dichiarato al “Boston Globe” nel 2002. “Penso che sia un’indulgenza così narcisistica che non riesco a crederci”.

La professoressa Sophie Freud considerava superate molte delle teorie fondamentali del nonno, dall'”invidia del pene” al transfert, “tanto brillanti quanto discutibili”, come lei stessa ha affermato.

Sebbene abbia spesso sfidato la visione patriarcale dell’epoca vittoriana sulla sessualità femminile, ha scritto la nipote, Sigmund Freud “ha rispecchiato nelle sue teorie la convinzione che le donne fossero secondarie e non fossero la norma”. Per quanto riguarda la sua conclusione che “le donne si innamorano perennemente dei loro terapeuti maschi”, ha detto, egli ha santificato tali attaccamenti come transfert. Sophie Freud ha inasprito le sue critiche in un’intervista per un film della televisione canadese, “Neighbours: Freud e Hitler a Vienna” (2003), affermando: “Ai miei occhi, sia Adolf Hitler che mio nonno erano falsi profeti del XX secolo”. Condividevano, secondo le sue parole, “l’ambizione di convincere gli altri uomini dell’unica e sola verità che avevano scoperto”.

Gran parte della famiglia di Sigmund Freud fuggì dall’Austria in seguito all’annessione nazista del 1938. Anche il padre di Sophie fuggì da Vienna per Londra nel maggio 1938. Sophie e sua madre intrapresero quella che in tempo di pace avrebbe potuto essere un’odissea idilliaca e che invece fu una straziante ricerca di un rifugio. A una prima tappa a Parigi seguirono un viaggio in bicicletta di 400 miglia fino alla Costa Azzurra, un viaggio in nave in Marocco, un volo per il Portogallo e infine una traversata in terza classe fino agli Stati Uniti. Sophie e sua madre arrivarono a New York nel novembre 1942, senza casa e praticamente senza un soldo.

Sophie fece domanda di ammissione all’Hunter College di Manhattan, ma fu respinta perché la madre non aveva ancora stabilito la residenza legale. Ma suo zio, Edward Bernays, il pioniere delle pubbliche relazioni, nipote di Sigmund Freud, le procurò l’ammissione al Radcliffe College, a Cambridge, nel Massachusetts, e le pagò la retta. Nel 1945, l’estate prima del suo ultimo semestre a Radcliffe, dove si laureò in psicologia, sposò Paul Loewenstein, un ingegnere ed emigrato ebreo fuggito da un campo di prigionia francese. Si erano conosciuti in Francia. Hanno divorziato nel 1985. Oltre alla figlia Andrea, scrittrice, alla professoressa Freud sopravvivono un figlio, George Loewenstein, che insegna economia e psicologia alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh, un’altra figlia, Dania Jekel, direttrice dell’Asperger-Autism Network di Watertown, Massachusetts, cinque nipoti e due pronipoti.

La professoressa Freud ha conseguito un master in lavoro sociale al Simmons College nel 1948 e un dottorato in assistenza sociale alla Brandeis University nel 1970. Ha lavorato in cliniche e ospedali psichiatrici e come specialista di adozioni in un’agenzia di assistenza sociale. Ha lavorato anche alla Tufts University di Boston, aiutando gli insegnanti di bambini piccoli a trattare con i genitori.

(Adnk/Adnkronos Salute)

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