Perugia, lattobacilli e cioccolato alleati contro la candida

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L’80 per cento delle persone sane ospita Candida albicans nell’intestino senza problemi, ma quando le difese immunitarie sono seriamente compromesse questo fungo può prendere il sopravvento, e dare micosi gravi e diffuse anche al resto dell’organismo. Il gruppo di Luigina Romani dell’Università di Perugia ha appena pubblicato su Immunity uno studio che suggerisce come si potrebbe evitare questa drammatica evenienza: “Abbiamo scoperto infatti che un lattobacillo che fa parte della normale flora intestinale, Lactobacillus reuterii, quando la Candida comincia a prendere piede, cambia il suo metabolismo, smettendo di utilizzare zucchero e cominciando a consumare aminoacidi” spiega Romani.

 

“Tra questi aminoacidi abbiamo scoperto che è molto importante in questi casi il triptofano, che si ritrova in cibi come il cioccolato, i latticini o le banane. Ricorrendo a esso come fonte di energia, i lattobacilli producono una sostanza, presente anche nei cavoli e nei broccoli, che induce a sua volta una risposta benefica per l’intestino, tramite un mediatore chiamato Interleuchina 22: ciò aiuta la sopravvivenza della flora batterica residua, controlla la proliferazione della candida e protegge la parete dall’infiammazione”.

Lo studio dei ricercatori di Perugia spiega anche i risultati di ricerche precedenti, talvolta contraddittori sui benefici che si possono ottenere con i probiotici: “I probiotici non sono tutti uguali”, precisa la ricercatrice, “e non producono sempre gli stessi effetti”.

Quel che è importante, dal punto di vista pratico, è sottolineare ancora l’importanza dei batteri che convivono con noi per la nostra salute. “Una ragione in più per non abusare degli antibiotici, soprattutto nei soggetti immunodepressi, in cui si rischia di fare più male che bene, privandoli di questi preziosi alleati” conclude Romani.
I probiotici possono proteggere dai disturbi neurologici?

I probiotici possono aiutare a ridurre l’intensità di alcune gravi malattie neurologiche nei ratti; questa è l’interessante scoperta fatta da un’equipe dell’Istituto Besta di Milano e presentata da Chiara Cordiglieri, uno degli autori del lavoro, durante il 15° Congresso Internazionale di Immunologia che si conclude oggi a Milano.

I probiotici sono batteri vivi e non patogeni che vivono nel nostro intestino, come i bifidobatteri, o nel tratto digerente, come i lattobacilli. Sono in grado di modificare il nostro metabolismo e di modulare l’attività del sistema immunitario, rappresentando quindi un bersaglio ideale per innovative strategie terapeutiche contro le malattie autoimmuni.

Cordiglieri e i suoi colleghi hanno scoperto che i bifidobatteri, dimostratisi più efficaci dei lattobacilli, consentono una riduzione dei sintomi e una guarigione più rapida in ratti affetti da encefalomielite, e un forte calo dell’intensità della fase cronica in ratti che soffrono di miastenia grave.
Una dieta ricca di fibre protegge i topi dal diabete

La carenza di fibre che caratterizza la dieta occidentale può alterare la comunità microbica che vive nel nostro intestino e aumentare, di conseguenza, l’incidenza del diabete di tipo 1. Questo è il risultato del lavoro presentato oggi al 15° Congresso Internazionale di Immunologia di Milano da Eliana Marino, ricercatrice alla Monash University di Melbourne.

Bambini con diabete di tipo 1 hanno un sistema immunitario intestinale alterato ed è stata avanzata l’ipotesi che le abitudini alimentari alterate tipiche dei paesi occidentali modifichino l’integrità intestinale e corrompano i normali processi di immunotolleranza. La microflora intestinale è nota per influenzare l’immunità e l’autoimmunità dell’organismo ma questa nozione non è stata presa sufficientemente sul serio. Il lavoro di Marino ha dimostrato che una dieta ricca di fibre ha un effetto positivo, grazie a un tipo di recettore accoppiato a proteine G, sulla microflora intestinale, che a sua volta migliora l’attività del sistema immunitario intestinale, portando così a una sua maggiore efficacia contro il diabete di tipo 1.

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