Michele Fiorucci: il ricordo dei medici ed infermieri

facebook_1950467383di Mario Mariano (Ufficio Stampa Az.Osp.Perugia)
(umbriajournal.com) PERUGIA – Nelle testimonianze e nella tristezza del personale, medico ed infermieristico del Pronto Soccorso ,tutto il vuoto lasciato dalla morte di Michele Fiorucci, per oltre venti anni in servizio in prima linea al Pronto Soccorso di Perugia, i cui funerali si sono svolti ieri nella Chiesa parrocchiale di Bosco con una partecipazione imponente di amici e colleghi di lavoro.

Fiorucci aveva soli 42 anni, era stato colpito da un ictus che era apparso subito gravissimo, tanto che è rimasto per oltre 20 giorni in Rianimazione, e si è spento l’altro ieri. Fiorucci aveva una storia professionale importante alle spalle e come non bastasse un forte impegno nelle associazioni di volontariato sempre nelle emergenze (è stato Presidente per diversi anni del Cives (Coordinamento infermieri volontari nelle calamità ed emergenze) un approccio alla professione mai routinario , con un tratto umano nello affrontare i problemi lavorativi, che viene sottolineato ora nel ricordo di quanti hanno lavorato ai con lui, nelle due fasi, quella di Monteluce e successivamente, dal 2006, al S.Maria della Misericordia.

Ci sono volte che i ricordi e condivisioni sul lavoro, riferimenti a valori e sentimenti non andrebbero sintetizzanti, per non disperde le emozioni che trasmettono le testimonianze di medici ed infermieri: “A due anni di distanza dalla morte del Dottor Domenico Tazza , il nostro Pronto Soccorso perde una altra figura di grande spessore umano e professionale-ricorda Nicola Ramacciati anche a nome di tutti i gli infermieri del Pronto Soccorso : Michele amava il suo lavoro, non lo avrebbe lasciato per nessun altro, la generosità il desiderio di trasmettere la competenza e conoscenza a disposizione del cittadino-paziente era sempre grande, consapevole di quanto spesso l’impatto emotivo sia forte per chi arriva in Ospedale ,al Pronto Soccorso”.

Un medico in servizio al Pronto Soccorso, la Dott.ssa Patrizia Campi in una lettera aperta diretta ai colleghi e agli amici, cosi ricorda Michele:” Quando arrivasti venti giorni fa nel tuo Pronto Soccorso, dall’altra parte però, da paziente, in ambulanza, dicesti a tua moglie Sara, che ti dispiaceva non aver potuto salutare Alice, perché ormai non l’avresti più rivista. Te lo sentivi che il “mostro” in agguato ti aveva raggiunto, e che non ci sarebbe stato più nulla da fare. D’altronde, era il tuo lavoro capire un paziente e la sua patologia, in quella manciata di minuti del “triage” o in medicheria durante l’iter diagnostico oppure in Sala Rossa, nell’ estremo salvataggio di una persona in pericolo di vita.

E tu sei stato bravo nel tuo lavoro, molto impegnato anche nel sociale e pronto ad organizzare, a metterti in gioco, a rinnovarti, così come quando hai chiuso il Pronto Soccorso di Monteluce ed umilmente hai cominciato quest’altro percorso.

Ti ho conosciuto bene Michele ed è per questo che posso ire che tu sei sempre stato pronto a dare una mano agli altri, presente, diritto nella persona e con la loquela chiara, precisa e gentile che ti contraddistingueva. Ed altresì sei stato generoso nello spenderti con i pazienti e con i colleghi, capace di fare, acuto ed intuitivo, dalla preparazione poliedrica, sostenuta da un’intelligenza razionale.

Ma ti sei dimostrato sempre ottimista, persino scanzonato talvolta per alleggerire il lavoro e per consolare i pazienti, ai quali eri legato da un sentimento di vera compassione. La vita ti ha sottoposto a prove durissime, allievate dalla nascita di Alice , la ” luce dei tuoi occhi”, come ci ripetevi spesso.

A qualcuno di noi piace pensare, forse per una forma di auto consolazione, che sei andato a fare compagnia a Mimmo Tazza , e che insieme discuterete di casi clinici, ognuno con la sua incrollabile opinione di avere ragione.

Ecco con te Michele è andato via un altro pezzo di noi ed in Pronto Soccorso sentiremo sempre la tua mancanza, ma confidiamo nel fatto che tu da lassù, come proteggerai la tua famiglia, così getterai un occhio benevolo e sornione su di noi con rimpianto ed affetto”.

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