Metodologie genetiche per controllo malaria, con il professor Crisanti

 Metodologie genetiche per controllo malaria, con professor Crisanti

 Metodologie genetiche per controllo malaria, con professor Crisanti

Prosegue il ciclo di incontri dell’Istituto Storico Artistico Orvietano per l’a.a. 2022/2023 che, venerdì 9 dicembre alle ore 17:30 al Museo Emilio Greco di Orvieto, propone la conferenza Prof. ANDREA CRISANTI dal titolo: Metodologie genetiche per il controllo della malaria.

Noto e apprezzato tra il vasto pubblico, il professor Andrea Crisanti per il suo ruolo nella battaglia contro il Covid-19 che in tema di salute globale, ha messo in secondo piano altre emergenze sanitarie che restano molto gravi, anzi, si sono aggravate.

La crisi economica ha avuto un impatto severo specialmente nei Paesi in via di sviluppo: sono saliti i casi di malaria e di tubercolosi, il che ha prodotto, come primo effetto, un aumento della mortalità infantile nelle aree prive di risorse. Una stima dell’OMS ha calcolato, già nel 2018 ovvero ben prima dell’impatto del Covid, ben 228 milioni di casi di malaria con 405.000 vittime, per la maggior parte bambini sotto i 5 anni.

E’ noto che l’Italia è stata a lungo colpita da questa malattia, il protozoo parassita unicellulare (il Plasmodium Falciparum) che si trasmette attraverso la puntura delle zanzare anofele femmine infette. La tecnica elaborata dal Professor Crisanti con i colleghi dell’Imperial College di Londra si basa su un principio genetico semplice: la doppia catena elicoidale del Dna si può rompere. Il programma prevede di agire alterando un gene denominato doublesex, coinvolto nella differenziazione delle femmine di tutti gli insetti.

Questo gene si presenta in entrambi i cromosomi; e se si inserisce un gene “forbice” (l’arma segreta!), cioè ingegnerizzato per tagliare il gene doublesex, scatta un meccanismo di “riparazione” che copia il gene ingegnerizzato, rendendo infertile la zanzara femmina.

L’introduzione delle zanzare geneticamente modificate in una popolazione porta ad arrestarne la capacità riproduttiva nell’arco di alcune generazioni. Si tratta dunque di una tecnica che prevede la soppressione di una specie, sia pure dannosa per la salute dell’uomo e causa di mezzo milione di vittime all’anno. Sorge allora il problema bioetico: qual è il limite che può raggiungere l’Uomo nell’intervenire così pesantemente sui cicli della Natura? Dal punto di vista bioetico, gli scopi di queste ricerche devono essere infatti condivisi dall’opinione pubblica, entro un dibattito diffuso e di alta serietà umanistica e scientifica.

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