Medici di medicina generale coinvolti nella campagna vaccinale
Conferenza stampa del 15/01/2021 su Zoom di Fp Cgil Umbria e della Cgil Umbra su iniziativa per un’importante campagna vaccinale che vedrà coinvolti medici di medicina generale (medici di famiglia). La proposta è necessaria affinché si possa vaccinare nel più breve tempo possibile.
La presente proposta vuole testimoniare la sensibilità e l‘impegno dei M.M.G. della FP CGIL nel contribuire nella somministrazione dei vaccini, certi anche della disponibilità di tutti i nostri colleghi. Ovviamente la stessa è subordinata alla possibilità di ricevere i vaccini nelle dosi e nei tempi che possano consentire una reale programmazione.[/su_panel]
Attualmente si sta inoculando il vaccino della Pfizer che per le modalità di conservazione (- 70/80 gradi) può essere utilizzato solo dalle strutture sanitarie in possesso delle giuste attrezzature (ospedale e Usl). A seguire, con le stesse modalità e con lo stesso vaccino, potranno essere raggiunte altre categorie di cittadini, quali forze dell’ordine, insegnanti, personale dello Stato, in quanto tutto personale accreditato nella P.A. e facilmente raggiungibile tramite mail. Ora, che siamo nella prima fase, si segue il piano vaccinale nazionale, nel quale però devono essere ancora integrati parti fondamentali del mondo dell’assistenza. Seguirà poi la fase due con questi vaccini e sarà più facile averli a disposizione, ad esempio Moderna può essere conservato dai meno 2 ai meno 8 gradi.
“Per quanto riguarda Pfizer c’è ovviamente una quantità di vaccini che però riguarda solo la struttura nazionale pubblica, e questo porta delle difficoltà”. – spiega Luzzi – “Perché non implicando anche i privati in questo non si ha la possibilità di arrivare a personale come quello della scuola, o vigili del fuoco, che potrebbero altrimenti essere raggiunti in tempi rapidissimi e già essere vaccinati, evitando così un sovraccarico nei prossimi mesi.”
Per Andrea Filippi quest’iniziativa che parte dall’Umbria di medicina generale c’è sempre stata. I medici generale sono da sempre i portatori dei valori dei vaccini. È mancato tuttavia fin dall’inizio l’appoggio di un piano nazionale e delle regioni; alcune regioni allo scoppiare della pandemia chiedevano ai medici di medicina generale di prendersi mascherina e guanti. La campagna vaccinale responsabilmente incarica i medici di medicina generale su un piano che deve essere sia organizzato, che coordinato, con un appoggio però a livello statale.
Tutto ciò non avviene. L’approccio risulta ancora essere medioevale, con mancanza di riconoscimenti della governance e la tutela e il diritto dei medici. L’iniziativa è quindi culturale e politico sindacale, richiedendo una riorganizzazione dei rapporti contrattuali con il servizio sociosanitario nazionale. È importante che si organizzino queste campagne, è necessario che ci sia una piena integrazione dei medici di medicina generale in ciò. La campagna vaccinale sarà la prossima prova e senza la medicina generale non si raggiunge il target stabilito. Proprio per questo, se si imponesse l’obbligo di vaccini, risulterebbe squalificante rispetto il ruolo dei medici.
Per Mauro Patiti deve esserci impegno per le assunzioni.
Interviene ancora Sergio Luzzi spiegando che, il problema non è solo farlo in sicurezza, ma è che i tamponi antigenici non hanno senso, avendo una sensibilità di 70 % che va bene però per uno screening di popolazione sana. Per andare a selezionare asintomatici positivi che sfuggirebbero all’attenzione. Un lavoro degli ultimi giorni del Ministero della Salute conferma l’inefficacia dei tamponi antigenici per il tipo immunofluorescenza che ha l’unico vantaggio che costa meno e si fa prima, inutile quindi negli studi. “Se entro la settimana prossima non si vaccina l’intero settore non saremo pronti per metà febbraio” spiega Luzzi. Si dovrebbe ancora includere nel settore tutti gli operatori che operano nell’ambito sanitario.”
Tatiana Cazzaniga della Cgil – Cisl, Uil, spiega che si sono fatti già passi avanti con la Regione, grazie alla mobilitazione di 1550 assunzioni per l’anno 2020. Ciò che si chiede è che le assunzioni siano coerenti con la necessità di rafforzare e ampliare il sistema sociosanitario regionale. Il problema che si presenta in Lombardia con i Medici di medicina, c’è allo stesso modo in Umbria c’è bisogno di un sistema di prevenzione e cura a livello regionale. La vaccinazione andrà rifatta ogni anno, oltre il grande apporto dei medici sarà necessario anche il piano pronto a introdursi, che è però stato smantellato.
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La giornalista Catia Turrioni del Corriere dell’Umbria chiede se, da un punto di vista logistico, la vaccinazione avverrà nello studio medico, a domicilio o negli spazi destinati appositamente a questo. Inoltre, è esagerato dire che attraverso coinvolgimento dei dottori i tempi potrebbero essere dimezzati? E per quanto riguarda l’accordo per assunzioni del personale sanitario, può essere sufficiente il numero raggiunto nel 2020?
Risponde Luzzi specificando che, sull’accordo su piano nazionale, c’è bisogno di una prospettiva di massima integrazione e sarebbe auspicabile di farlo in servizi indicati per la vaccinazione. La vecchia Usl 1 e la maggioranza dei medici di base, per lo più il 60 %, sono riuniti in cooperative, con dipendenti amministrativi e sanitari. Tutti nelle condizioni di fare vaccini negli studi senza problemi. Se si rispettasse questo piano, sarebbe possibile per maggio vaccinare tutta l’Umbria, ma mancano le dosi.
Cazzaniga, invece, risponde alla terza domanda. Spiega che c’è comunque da fare un piano di assunzione. 1550 per il 2020 è stato un piano di assunzione triennale importante, ora c’è da capire come dividere per professione e sarebbe utile che il piano triennale intervenisse già da ora per le prossime assunzioni. Questo è stato possibile grazie alla mobilitazione di lavoratori e cittadini, ma con la stessa attenzione si monitorerà le fasi per arrivare ad assunzioni e trovare reclutamento in maniera più snella e rapida. Il problema dei professionisti dell’Umbria è che se ne vanno, gli ultimi 6 medici infettivologi hanno vinto un concorso e dal 16 di gennaio prenderanno servizio in Toscana.
Noemi Campanella, di Umbria tv, chiede chiarezza circa i 300 addetti sanitari che sono per il no per il vaccino. L’adesione volontaria è importante, ma come può esserci efficacia della campagna vaccinazione se poi parte dei medici non aderisce?
L’obbligo, per Filippi, sminuirebbe l’importanza della professionalità. Insieme a rappresentanze sindacali si è espresso parere a favore nel vaccino e responsabilità a riguardo. A tutelare tutto ciò c’è la legge 81 sulle responsabilità, che prevede tutela dei rischi specifici, spiegando che non ci posso sottrarre dalle responsabilità da evitare diffusione su luoghi specifici.
Non è obbligatorio da un punto di vista di scelta personale, ma obbligo di etica professionale. In generale, il rifiuto alla vaccinazione è basso, ma la non manifestazione a riguardo è un altro concetto e prende tutti quei medici che non hanno espresso interesse a riguardo. Ovviamente anche questo è uno dei punti fondamentali della campagna vaccinale.
/Lucrezia Fioretti

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