Seta cacao nel ‘700 a Perugia incontro con Manuel Vaquero Piñeiro

Seta cacao nel '700 a Perugia incontro con Manuel Vaquero Piñeiro

Incontro con lo storico Manuel Vaquero Piñeiro alla Sala della Provincia

Perugia, 6 maggio 2026 –  La metamorfosi economica dell’Umbria nel XVIII secolo passa per rotte transoceaniche e filature d’eccellenza.
Il prossimo 13 maggio, alle ore 17, la Sala del Consiglio della Provincia di Perugia ospiterà l’intervento dello storico Manuel Vaquero Piñeiro, focalizzato su un’analisi inedita delle dinamiche commerciali che hanno ridefinito l’identità locale. Al centro del dibattito, il binomio tra seta e cacao, simboli di un’apertura internazionale che ha travolto anche le aree interne degli stati preunitari.

La produzione tessile ha rappresentato per anni il motore trainante dell’economia cittadina. Partendo dalle solide basi delle corporazioni medievali, il setificio perugino ha saputo intercettare le influenze estetiche di matrice orientaleggiante, trasformando manufatti tecnici in veri e propri oggetti del desiderio. La specializzazione raggiunta nella realizzazione di calze da uomo ha permesso alle maestranze locali di dominare i mercati dell’Italia centrale, consolidando una rete distributiva capillare e competitiva. Questo sviluppo non è stato un fenomeno isolato, ma il risultato di una strategia manifatturiera capace di adattarsi ai nuovi dettami della moda europea. Contemporaneamente alla fioritura tessile, un nuovo bene coloniale ha iniziato a modificare le abitudini alimentari e sociali della popolazione. Il cacao, importato direttamente dalle regioni del Venezuela, ha varcato le soglie dei palazzi perugini durante il Settecento, innescando una trasformazione culturale senza precedenti. Tale flusso di merci dalle Americhe ha gettato le fondamenta di quella che oggi è riconosciuta come la vocazione dolciaria del territorio. L’integrazione di prodotti esotici ha favorito una diversificazione dei consumi che ha coinvolto i nuovi ceti sociali, rendendoli protagonisti di una silenziosa ma radicale rivoluzione dei costumi.

La circolazione di tessuti pregiati e sostanze aromatiche ha stimolato una vitalità economica che ha saputo fondere la tradizione artigianale con le richieste di un mercato in rapida espansione, eredità del Settecento continua a vivere oggi nell’immagine di una città capace di trasformare materie prime lontane in eccellenze identitarie, come riporta il comunicato dell’Associazione Rione di Porta Eburnea.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*