Caccia Meloni chiarisce sulle quote degli ambiti territoriali

Caccia Meloni chiarisce sulle quote degli ambiti territoriali

Il piano della regione per ridurre i costi a Perugia e Terni

L’amministrazione regionale interviene con fermezza per smontare le ricostruzioni circolate recentemente circa i presunti aumenti delle tariffe venatorie in Umbria. L’assessore competente, Simona Meloni, ha definito tali informazioni come prive di ogni fondamento logico e normativo, sottolineando la necessità di ristabilire una narrazione corretta dei fatti per evitare inutili tensioni nel comparto. La polemica, definita artificiosa, ha trovato spazio anche in contesti istituzionali, spingendo la Giunta a una precisazione dettagliata sulla natura delle decisioni adottate.

La responsabilità decisionale degli ambiti territoriali

Secondo quanto illustrato dall’esponente della Giunta, la determinazione delle quote relative agli Ambiti territoriali di caccia non ricade sotto la potestà diretta della Regione. La procedura normativa prevede infatti che siano gli stessi organismi di gestione a deliberare internamente le proposte di adeguamento economico. Il ruolo dell’ente regionale si configura esclusivamente come un atto di ratifica formale di quanto già discusso e approvato dai comitati di gestione degli Atc. Questi ultimi sono composti da delegati che rappresentano in modo trasversale le associazioni venatorie, quelle agricole e le sigle ambientaliste, garantendo un equilibrio tra le diverse istanze del territorio.

L’assessore ha inoltre specificato che le recenti istanze di modifica tariffaria sono pervenute da strutture i cui componenti sono stati indicati durante la passata legislatura. Questo dettaglio tecnico serve a chiarire la continuità amministrativa di organi che operano in autonomia rispetto all’attuale indirizzo politico. Nello specifico, le proposte trasmesse dagli uffici di Perugia e del resto del territorio umbro riguardano gli Atc 1 e 2, i quali hanno votato a favore di un allineamento dei costi.

Adeguamento delle quote ferme da oltre trenta anni

L’analisi dei dati evidenzia che il valore fissato a 51,65 euro rappresenta un aggiornamento necessario per parametri rimasti invariati dal 1995. Si tratta di un’operazione di equilibrio che porta le prime due circoscrizioni venatorie allo stesso livello economico già in vigore nell’Atc 3 fin dal 2011. Nonostante questo ritocco, l’Umbria mantiene un primato positivo nel panorama nazionale, confermandosi come una delle realtà italiane dove la pressione fiscale complessiva sul singolo cacciatore risulta essere tra le più contenute.

Il calcolo della spesa totale, che comprende sia la quota associativa sia la tassa di concessione regionale, dimostra la competitività del sistema umbro rispetto alle altre regioni. La volontà politica espressa dall’assessore Meloni è quella di tutelare il mondo venatorio non solo attraverso la chiarezza normativa, ma anche tramite azioni concrete volte a una spending review settoriale che possa alleggerire il carico finanziario per gli utenti finali.

Investimenti per il ripopolamento e prevenzione danni

Parallelamente alla gestione delle quote, la Regione sta portando avanti un tavolo di confronto tecnico per abbattere i costi accessori. Tra le misure in fase di definizione spicca il taglio del prezzo delle fascette per la caccia di selezione, un intervento molto atteso dagli operatori. L’obiettivo è compensare gli adeguamenti con un efficientamento delle spese fisse, garantendo al contempo che le risorse raccolte tornino direttamente a beneficio dell’ecosistema venatorio.

I maggiori proventi derivanti dalle nuove tariffe saranno interamente vincolati a interventi strutturali richiesti dalla base. Si parla in particolare di programmi per il ripopolamento della selvaggina di piccola taglia e di potenziamento delle misure di prevenzione dei danni causati dalla fauna selvatica. Questi fondi si aggiungeranno alla dotazione finanziaria già ripristinata dall’attuale amministrazione, finalizzata al risarcimento e al ripristino ambientale, consolidando un modello di gestione che punta sulla sostenibilità e sulla valorizzazione delle risorse locali.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*