Crescono congiunture industriali tra imprese e istituzioni
Perugia, 5 maggio 2026 – L’analisi presentata alla Camera di Commercio dell’Umbria durante la Country Presentation Tunisia ha delineato un quadro chiaro: il rapporto economico tra la regione e il Paese nordafricano è già solido, ma ancora lontano dal suo potenziale. I numeri mostrano un interscambio da 93,1 milioni di euro l’anno, mentre le proiezioni realistiche indicano una capacità di crescita che può spingersi fino a 686 milioni nei comparti più affini alla struttura produttiva umbra. Metalli, tessile e meccanica emergono come le filiere più promettenti, con margini di espansione che superano di gran lunga l’attuale volume degli scambi.
Il quadro attuale evidenzia un disequilibrio strutturale: nel 2025 l’Umbria ha importato dalla Tunisia merci per 70,6 milioni di euro, mentre l’export si è fermato a 22,5 milioni. La regione acquista quindi circa tre volte più di quanto venda. Eppure, dentro questo squilibrio si intravede una dinamica positiva. Le esportazioni umbre verso Tunisi sono cresciute con costanza, passando dai 13,5 milioni del 2020 ai 22,5 milioni del 2025. Un incremento che non riequilibra la bilancia, ma segnala un interesse crescente e una domanda tunisina sempre più orientata verso beni intermedi e tecnologie. La natura degli scambi è fortemente industriale. Il manifatturiero supera ogni anno il 99% del totale, confermando che il rapporto non si basa su prodotti occasionali, ma su filiere strutturate. L’Umbria importa soprattutto alimentari, tessile, abbigliamento, calzature, elettronica e componenti ottici; esporta invece macchinari, metalli, siderurgia, chimica e semilavorati. È un flusso che racconta un intreccio produttivo, non un semplice scambio commerciale.
Sul fronte degli acquisti umbri, il salto più evidente riguarda gli alimentari, in particolare oli e grassi vegetali. Il valore è passato da circa 15 milioni nel 2020 a 39 milioni nel 2024, trasformando l’olio tunisino nella principale voce dell’import regionale. Una crescita che riflette sia la competitività del prodotto sia l’aumento dei prezzi internazionali dell’olio d’oliva. Il tessile-abbigliamento rimane una voce storica, stabile tra i 15 e i 19 milioni l’anno, con calzature e articoli in pelle in posizione rilevante. L’elettronica mostra invece un andamento più irregolare: dopo il picco del 2020 e il calo del 2021, è risalita fino a 20,9 milioni nei dati parziali del 2025.
Le vendite umbre verso la Tunisia raccontano una storia diversa. Qui prevalgono macchinari, prodotti in metallo, siderurgia e beni intermedi. La meccanica pesa circa un terzo dell’export, i metalli oltre un quarto, il tessile il 17%. È un profilo che conferma la vocazione dell’Umbria come fornitore di tecnologie, componenti e apparati produttivi. Il tessile rappresenta un caso emblematico. La regione importa dalla Tunisia molto più di quanto esporti, con un deficit settoriale che nel 2025 raggiunge 11,8 milioni. Tuttavia, le esportazioni umbre – stabili tra i 5 e i 6 milioni l’anno – riguardano soprattutto filati, tessuti grezzi, semilavorati e macchinari per la confezione. È il modello del façonnage: l’Umbria invia input produttivi, la Tunisia li trasforma, una parte rientra come prodotto finito. Il tema non è ridurre l’import, ma salire nella catena del valore.
Il potenziale da 686 milioni: dove può crescere l’Umbria
Le slide presentate a Perugia hanno quantificato con precisione il potenziale di crescita:
- 356 milioni nei metalli,
- 206 milioni nel tessile,
- 124 milioni nella meccanica.
Perugia, che concentra il 73% dell’export regionale con 4,26 miliardi, può valorizzare le sue specializzazioni in meccanica strumentale, tessile-abbigliamento e agroalimentare. Terni, con il 27% dell’export e 1,54 miliardi, ha un profilo più orientato a metallurgia, siderurgia e prodotti in metallo. Dall’altra parte, la Tunisia esprime domanda in agroindustria, resilienza idrica, infrastrutture, miniere, energia e filiere offshore. L’incastro è evidente: distretti tessili, metalmeccanica ternana, servizi tecnici e aree produttive come Foligno e l’Alta Valle del Tevere possono trovare un terreno naturale di espansione.
In questo scenario si inserisce ELMED, il collegamento elettrico tra Italia e Tunisia: un investimento da circa un miliardo di euro, 600 megawatt di capacità in corrente continua e oltre 200 chilometri di tracciato. Per le imprese umbre le opportunità sono concrete: componentistica per reti elettriche, sistemi di monitoraggio, ingegneria civile, consulenza tecnica e ambientale. La finestra operativa indicata arriva al 2027-2028. Chi vuole entrare nella catena deve muoversi ora, perché i grandi appalti stanno definendo le loro filiere.
La crescita passa anche dalla capacità di ridurre il rischio e sostenere gli investimenti. Il Fondo 394 di SIMEST, nella misura Focus Africa, permette operazioni fino a 2,5 milioni, con quote a fondo perduto in presenza di specifiche premialità. Il bando regionale TRAVEL 2025-2026 può finanziare fiere, Temporary Export Manager, incoming di buyer e progetti di internazionalizzazione, con contributi rilevanti per imprese singole e aggregazioni. La garanzia SACE può coprire fino al 100% del rischio di mancato pagamento sulle dilazioni concesse ai clienti tunisini, per cause politiche o commerciali.
La circolare 2026-4 della Banca Centrale di Tunisia ha irrigidito il credito all’importazione per diverse categorie, soprattutto beni di consumo e prodotti finiti. Ma la corsia industriale resta aperta: macchinari, beni strumentali, semilavorati, forniture per appalti pubblici e merci in perfezionamento attivo continuano a essere tutelati. Per l’Umbria è un punto decisivo, perché il suo terreno naturale è proprio il B2B industriale.
L’incontro di Perugia ha dato una cornice istituzionale solida a questa traiettoria, come riporta il comunicato stampa dell’Ufficio Stampa Camera Commercio Umbria. Presenti Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, e Federico Sisti, segretario generale, che ha illustrato il quadro economico. La presidente della Regione Umbria Stefania Proietti ha sottolineato il valore strategico del partenariato. Mohamed Hedi Chihaoui, incaricato d’affari dell’Ambasciata di Tunisia, e Mourad Fradi, presidente della Camera Tuniso-Italiana, hanno evidenziato la forza di una collaborazione bilaterale consolidata. Interventi tecnici sono arrivati anche da CEPEX, FIPA e dall’Università degli Studi di Perugia, con la direttrice Mariangela Montagna che ha richiamato il ruolo delle basi giuridiche e culturali.
L’Umbria conta 69.753 imprese attive, un export da 5,81 miliardi e una quota extra-Ue del 42%. Produce molte delle cose che la Tunisia domanda: macchine, metalli, tecnologie, tessuti tecnici, componenti e competenze. Per trasformare i 93,1 milioni di interscambio in una relazione più ambiziosa servono strategia, finanza agevolata, coperture del rischio e presenza nei grandi progetti. Il ponte mediterraneo esiste già. Ora va riempito di filiere, contratti e investimenti.




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