Maxi frode fiscale: 71 indagati in Umbria

Maxi frode fiscale: 71 indagati in Umbria

Fatture false e truffe a INPS e INAIL per un milione

I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Perugia, su delega della Procura della Repubblica, hanno portato alla luce una complessa frode fiscale e contributiva riconducibile a un’associazione a delinquere composta da otto persone. Il sistema illecito, che ha coinvolto ben 63 aziende distribuite in diverse regioni italiane, si basava su un articolato meccanismo di fatturazioni false per un importo complessivo vicino al milione di euro.

Le indagini, inizialmente avviate grazie alle anomalie rilevate dall’INPS e dal Nucleo Carabinieri presso l’Ispettorato del Lavoro di Perugia, sono state successivamente approfondite dalla Tenenza della Guardia di Finanza di Gubbio attraverso mirati accertamenti di polizia economico-finanziaria. L’attività investigativa ha consentito di recuperare a tassazione oltre 200.000 euro ai fini IVA e più di 360.000 euro ai fini delle imposte dirette.

Secondo quanto emerso, il sodalizio criminale, guidato da due imprenditori eugubini, aveva ideato un sistema per consentire alle aziende clienti di abbattere il costo del lavoro. Il meccanismo prevedeva l’interposizione fittizia, nei rapporti tra datore di lavoro e lavoratore, di una ditta individuale e di una società con sede a Gubbio. Queste realtà, solo formalmente coinvolte, omettevano sistematicamente il versamento di contributi previdenziali e assicurativi, nonché delle imposte dovute.

In questo modo, le imprese clienti potevano beneficiare di tariffe più basse per la manodopera e, allo stesso tempo, eludere obblighi fondamentali nei confronti dei lavoratori, privati di tutele essenziali come contributi pensionistici, coperture assicurative, formazione e sorveglianza sanitaria. In alcuni casi, venivano applicati compensi inferiori rispetto a quelli previsti dai contratti collettivi nazionali, aggravando ulteriormente il danno sociale ed economico.

Le indagini hanno inoltre evidenziato l’esistenza di una rete strutturata di “agenti di zona”, operativi in sette regioni (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria e Puglia), incaricati di procacciare clienti in diversi settori, tra cui ristorazione, turismo, pulizie, edilizia e spettacolo. Il risparmio illecito per le aziende coinvolte oscillava tra il 25% e il 35% rispetto ai costi sostenuti dalle imprese regolari, generando una significativa distorsione della concorrenza.

Al termine dell’operazione, le Fiamme Gialle hanno denunciato a piede libero 71 soggetti: 63 per l’utilizzo di fatture false e 8 per l’emissione delle stesse. Sono state inoltre avviate le procedure per la chiusura delle partite IVA delle società coinvolte e per l’applicazione delle sanzioni amministrative alle aziende clienti.

L’operazione si inserisce nel più ampio impegno della Guardia di Finanza nella lotta alle frodi fiscali e al lavoro irregolare, fenomeni che arrecano gravi danni non solo all’Erario, ma anche ai diritti e alla dignità dei lavoratori.

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