“Le parole delle associazioni familiari di Perugia meritano rispetto. E meritano, soprattutto, una risposta seria”. Così Paola Fioroni, già Vicepresidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria e prima firmataria della legge regionale n. 16/2024 sulle politiche familiari, interviene dopo la bocciatura in Consiglio comunale delle proposte di rafforzamento del Network dei Comuni Amici della Famiglia e degli interventi a sostegno della natalità.
“Diverse Associazioni di famiglie, che da sempre si fanno carico di sostenere e supportare le politiche familiari hanno preso posizione contro l’atteggiamento strumentale ed ideologico della maggioranza nel Comune di Perugia. Quando si nega il confronto e si sbandiera partecipazione solo con chi si vuole, si esprime la pochezza della politica propagandistica. Non siamo di fronte a una semplice divergenza politica con il passato. Nel momento in cui si decide di non proseguire un percorso strutturato, già avviato e riconosciuto, come quello dei Comuni Amici della Famiglia, si compie una scelta che ha conseguenze concrete sulla vita delle persone e a pagarne il prezzo sono le famiglie.
Le politiche familiari non possono essere trattate come strumenti di appartenenza. Non si difendono o si smantellano in base a chi le ha promosse, ma in base alla loro efficacia. E quando un modello funziona, la responsabilità di chi governa è rafforzarlo, non interromperlo. Ridurre il tema alla sola dimensione del bambino, per quanto importante, significa perdere la visione complessiva. Non esiste una vera città a misura di bambino se non si sostiene la famiglia nel suo insieme. Sono i genitori che devono essere messi nelle condizioni di scegliere, davvero, se e quando avere figli: con servizi, lavoro, conciliazione e stabilità.
Sulla situazione dei servizi, il giudizio di Fioroni poi è netto: “lo abbiamo detto e lo ripetiamo, preoccupa il ritardo sul Centro per la Famiglia di Perugia. La sospensione di un servizio essenziale senza una continuità immediata è un segnale che non può essere sottovalutato. La programmazione serve proprio a evitare vuoti perché quando i servizi si fermano, i bisogni delle famiglie restano e spesso si aggravano. Le associazioni hanno posto questioni concrete, lontane da ogni logica ideologica. Chiedono strumenti, continuità, attenzione reale. Ignorarle sarebbe un errore. Perché le politiche familiari non sono terreno di scontro politico, sono la misura della capacità di una comunità di prendersi cura del proprio futuro. E su questo non sono ammesse scorciatoie”.

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