Danza contemporanea al Morlacchi chiude la stagione

Danza contemporanea al Morlacchi chiude la stagione
Raffaella Giordano Stefania Tansini - Tu non mi perderai mai - phandreamacchia

Al Ridotto del teatro, l’assolo di Tansini tratto dal Cantico dei Cantici

 

Perugia, 5 maggio 2026 – La Stagione 25/26 del Teatro Morlacchi di Perugia si conclude con un appuntamento che porta in scena una delle voci più sensibili della danza italiana. Il Ridotto del teatro ospita Tu non mi perderai mai, creazione di Raffaella Giordano reinterpretata da Stefania Tansini, in programma venerdì 8 e sabato 9 maggio alle 20.45. Un finale di stagione che unisce memoria artistica, trasmissione generazionale e ricerca sul corpo, all’interno della rassegna “Perché non ballate?”, dedicata ai nuovi linguaggi del movimento, come riporta il comunicato di Federica Cesarini, TSU.

Il lavoro nasce come un gesto di continuità. Dopo vent’anni dalla sua prima apparizione, Giordano affida il suo assolo più enigmatico a una delle interpreti più intense della scena contemporanea. La scelta di Tansini non è casuale: la danzatrice porta con sé una qualità fisica che unisce fragilità e rigore, una presenza scenica capace di trasformare il gesto in un ascolto profondo. Giordano, figura cardine della danza europea, ha attraversato decenni di sperimentazione collaborando con maestri come Carolyn Carlson e Pina Bausch. La sua ricerca ha sempre privilegiato l’essenzialità, la sottrazione, la capacità del corpo di farsi eco di un pensiero poetico. In Tu non mi perderai mai, liberamente ispirato al Cantico dei Cantici, questa tensione si traduce in un movimento che sfiora il silenzio, in un dialogo tra presenza e assenza che si rinnova nella reinterpretazione di Tansini. Quando debuttò, l’assolo colpì per la sua struttura minimale e per la forza emotiva che riusciva a generare senza ricorrere a effetti scenici. Le braccia di Giordano disegnavano traiettorie circolari, sfioravano il pavimento come se cercassero un contatto impossibile, mentre il corpo avanzava in una sospensione continua. Il pubblico era chiamato a seguire un percorso interiore, un viaggio che evocava un amore mai del tutto raggiunto, un’attesa che diventava forma. Nella nuova versione, Tansini non replica il gesto originario, ma lo attraversa. Il passaggio da un corpo all’altro non è un semplice trasferimento tecnico: è un atto di fiducia, un modo per lasciare che la creazione trovi una nuova vita. La danzatrice porta la sua sensibilità, la sua storia, la sua fisicità, trasformando l’assolo in un territorio condiviso. La coreografia resta fedele allo spirito dell’opera, ma si apre a una lettura più intima, più scarnificata, più vicina alla sua natura.

l rapporto tra Giordano e Tansini è al centro di questo processo. Due personalità affini, ma non sovrapponibili. La prima, con un percorso che ha segnato la danza italiana dagli anni Ottanta a oggi; la seconda, interprete e autrice capace di muoversi tra teatro, performance e ricerca fisica. Il loro incontro genera un terreno fertile, un luogo in cui la tradizione non viene conservata, ma rimessa in moto. Il testo biblico del Cantico dei Cantici resta un riferimento lontano, un’eco che attraversa la scena senza mai diventare narrazione. È un pretesto poetico, un punto di partenza che permette al movimento di esplorare il desiderio, la distanza, la promessa. La danza diventa un modo per ascoltare ciò che non si vede, per dare forma a un sentimento che resta sospeso.

La studiosa Marinella Guatterini ha definito questo passaggio di testimone “un atto necessario”, sottolineando come l’assolo possa rinascere attraverso la sensibilità di Tansini. Nella sua analisi, evidenzia la capacità dell’interprete di restituire quella “estraneità melanconica” che caratterizzava la versione originale, trasformandola però in un’esperienza nuova. Il gesto non è più quello di Giordano, ma conserva la sua impronta, come un messaggio affidato alle onde che arriva a riva con una forma diversa. Guatterini parla di “sensoriali tenerezze e dolorose sfide”, elementi che emergono nella performance e che definiscono il suo carattere. La danza diventa un luogo di ascolto, un territorio in cui il corpo si confronta con ciò che non può afferrare del tutto. È un movimento che cerca, che attende, che si apre a possibilità inattese.

Con questo spettacolo si chiude la rassegna “Perché non ballate?”, progetto del Teatro Stabile dell’Umbria dedicato alla nuova danza. Cinque appuntamenti che hanno portato al Morlacchi artisti italiani e internazionali, offrendo al pubblico un percorso attraverso linguaggi diversi, accomunati dalla volontà di esplorare il movimento come forma di pensiero. Il Ridotto del Morlacchi si conferma uno spazio ideale per questo tipo di esperienze: raccolto, vicino al pubblico, capace di accogliere lavori che richiedono concentrazione e ascolto. La scelta di chiudere la stagione con un assolo così emblematico sottolinea la volontà del teatro di dare spazio alla ricerca, alla memoria artistica e alla trasmissione tra generazioni.

La Stagione 25/26 del Morlacchi si conclude con un gesto che non guarda solo al passato, ma apre una prospettiva. La danza contemporanea diventa un modo per interrogare il presente, per mettere in relazione corpi, storie e sensibilità diverse. Il lavoro di Giordano e Tansini rappresenta un esempio di come la scena possa rinnovarsi senza perdere le sue radici. Un assolo che attraversa il tempo, che cambia forma, che continua a parlare attraverso chi lo interpreta. Un modo per chiudere la stagione con un segno forte, capace di restare nella memoria.

BIGLIETTI e INFO

È possibile prenotare al Botteghino Telefonico Regionale del Teatro Stabile dell’Umbria 075 57542222, dal lunedì al sabato dalle 17 alle 20. La prevendita dei biglietti a Perugia viene effettuata presso il Botteghino del Teatro Morlacchi, T. 075 5722555, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13.30, il sabato dalle 17 alle 20.  

Acquisto online: www.teatrostabile.umbria.it 

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