L’urgenza del coraggio per la sanità umbra, dice Umbria Azione
La Regione Umbria, spinta dall’urgenza, ha recentemente licenziato il Piano di efficientamento e di riqualificazione del sistema sanitario regionale, incrementando (e in alcuni casi dettagliando) il lavoro svolto nei mesi scorsi con la redazione del Piano Sanitario Regionale, ancora in corso di approvazione.
Partiamo dal contesto: La situazione nazionale è complessa.
L’emergenza pandemica ha fortemente destabilizzato ed aggravato un sistema, quello della sanità pubblica, già in forte crisi. Le crescenti difficolta organizzative e la scarsità di risorse hanno aggravato la situazione di lavoro degli operatori sanitari portando molti a dimettersi volontariamente. Risultato per la nostra Regione: l’Umbria potrebbe essere la prossima ad affiancare le attuali sette regioni in Piano di Rientro, secondo la disciplina imposta dai Ministeri della Salute e delle Finanze: Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Puglia e Sicilia. L’Umbria è prossima.
Il disavanzo umbro è riconducibile anche alle passate amministrazioni.
Tuttavia è indubbio che, al netto dell’emergenza pandemica, i sintomi dell’accresciuto squilibrio economico-gestionale della Sanità Umbra siano stati ampiamente trascurati dalla attuale amministrazione, fino ad arrivare all’attuale situazione emergenziale e alle conseguenti misure straordinarie.
La spesa farmaceutica.
Tra il 2000 e il 2018 l’Umbria, in linea con le altre regioni, nel totale della spesa primaria netta ha impiegato il 13% per la Sanità. Tuttavia, all’interno di questa spesa, la voce di costo completamente fuori controllo è rappresentata dalla spesa farmaceutica ospedaliera, che, con un disavanzo di quasi 66 milioni di euro tra il tetto programmato e la spesa effettiva, pone la nostra regione in cima alla classifica delle peggiori in Italia.
Il piano Sanitario Regionale Umbro e la Riforma sanitaria nazionale
L’Umbria a marzo 2022, ha recepito la riforma sanitaria delineata dal DM 71/2022 (poi approvato come DM 77), redigendo il Piano Sanitario 2021-2025. Questo ha ricevuto molte critiche ed è tuttora in fase di approvazione. L’ambizione principale della sanità nazionale e di quella regionale è l’integrazione tra la rete di medicina.
territoriale e quella ospedaliera, al fine di garantire efficacemente la cura sia degli acuti che dei cronici, demandando alla prevenzione e all’assistenza territoriale molto del carico che ora è in capo agli ospedali.
Arriviamo al piano di Efficientamento e alla situazione attuale.
Non occorre ragionare molto per cogliere preoccupanti similitudini sia nel titolo che, purtroppo, nei contenuti soprattutto di “cassa” del famigerato Piano di efficientamento e riqualificazione, licenziato dalla Regione Umbria e diffuso nei giorni scorsi, con i Piani di Rientro citati in precedenza.
Nel testo in oggetto le premesse sono buone: si evince la volontà condivisibile di superare il principio per cui la qualità dell’assistenza risieda nella quantità di punti erogazione, sostituendolo con l’efficientamento globale della rete dei servizi, migliorando la specificità e la qualità dei singoli punti.
Nella prima parte il documento approfondisce la rete ospedaliera, ma leggendolo si evince subito la difficoltà di poter dare degna risposta alle premesse. L’accentuato particolarismo territoriale costringe l’ente regionale a scivolare su di un equilibrismo precario che tenta di ridare una veste ai vari presidi ospedalieri presenti e a giustificare l’edificazione di quelli nuovi. Così, si arriva a legittimare la costruzione di un nuovo ospedale a Narni come integrazione all’Azienda Ospedaliera di Terni, adducendo una similitudine con l’assetto individuato per l’Ospedale di Pantalla, posto ad integrazione di Perugia; ma poco dopo la stessa logica viene subito smentita dall’integrazione, questa paritetica, dei presidi ospedalieri di Foligno e Spoleto. Nell’assetto Assisi, invece, sembra trovare una sua specifica vocazione nella cura della disabilità, mentre Passignano, Trevi e Domus Gratiae di Terni mantengono una loro specifica identità nel campo degli interventi riabilitativi.
La pianificazione nella quale la Regione sembra essere ancora indietro, invece, è quella che riguarda la medicina territoriale, esaminata nella seconda parte del documento.
Se la riduzione dei distretti da 12 a 4 risulta essere una scelta logica e condivisibile, pare più irrazionale la mappatura delle strutture previste dalla Riforma nazionale (Case della Comunità, Ospedali di Comunità e Centri Operativi Territoriali). La distribuzione di queste strutture sembra apparentemente più finalizzata ad assicurare equilibri territoriali (e forse chissà, elettorali), invece che rispondere alle esigenze della popolazione: emblematica in questo senso la scelta di prevedere due Ospedali di Comunità a pochi chilometri di distanza a Norcia e Cascia.
Approfondendo questa parte, emerge una riforma ancora solo abbozzata e di difficile attuazione in tempi brevi. Non si esplicitano in modo chiaro le azioni che riguardano le risorse umane: i processi di community building, il coinvolgimento del personale medico, e della popolazione; come si intende decongestionare gli ospedali e ridurre le spese legate alle cure intraospedaliere. La letteratura autorevole e le evidenze in merito ci sono e chiamano in causa l’investimento in capitale umano al fine di ampliare e strutturare i servizi, dall’assistenza domiciliare, alle reti di cure palliative, all’integrazione funzionale della medicina generale.
Riteniamo che un progetto così ampio che vuole essere realmente di efficientamento e riqualificazione non possa solo basarsi su tagli di spesa imposti. E’ necessario formare gli operatori sanitari ad agire secondo criteri di proporzionalità, equità ed appropriatezza; serve allenare ad una cultura della cura non fine a se stessa, ma basata su scelte cliniche e morali di buon senso, che abbiano davvero come obiettivo il benessere delle persone.
In conclusione, riteniamo che su un tema di Governo decisivo come quello della Sanità, ferme restando le difficoltà ereditate e di contesto, l’attuale Giunta Regionale si stia muovendo, affastellando specifiche soluzioni con particolarismi storici (vedi la costruzione dell’Ospedale di Narni), a scapito di una visione globale, senza alcun coinvolgimento delle realtà locali, degli operatori, delle amministrazioni e dei cittadini; non c’è traccia di prospettive virtuose e di visione, come il tema della co-progettazione che sta prendendo forma invece in molte altre regioni e territori; ma soprattutto, cosa ancora più grave in tempi “turbolenti” come quelli che stiamo vivendo, è completamente assente il coraggio, senza il quale non esiste alcun progetto che può essere definito riforma.
Riteniamo che la crisi che sta attraversando l’Umbria, in tutti i settori, compresa la Sanità, renda urgente un cambio di paradigma: bisogna superare i campanilismi e iniziare a costruire il futuro del nostro territorio come cittadini umbri.
/Umbria Azione

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