Istat, in Umbria condizioni di salute ”discrete”, peggiore in Campania e Val D’Aosta

 
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Istat, in Umbria condizioni di salute ”discrete”, peggiore in Campania e Val D’Aosta

Di Rossano Pastura
L’Umbria gode di “discreta salute”. È quanto emerge da un’indagine dell’Istat pubblicata in questi giorni che fotografa lo stato di salute della popolazione nelle regioni italiane e la sua evoluzione nell’arco del decennio 2005-2015. Il quadro descrittivo offerto si basa su una selezione ristretta di indicatori, individuati per tracciare una sintesi al contempo chiara ed efficace, così come per descrivere le fondamentali diseguaglianze regionali in materia di salute e la relativa evoluzione nell’arco di tempo considerato. Stando ai risultati emersi da questa indagine, le regioni italiane sono state divise in 5 gruppi.

L’Umbria rientra nel “gruppo 3”, caratterizzato da “Discrete condizioni di salute e comportamenti a rischio”; il blocco comprende la Sardegna più una buona parte dell’Italia centro settentrionale: Toscana, Umbria e Marche per il Centro, Piemonte, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna per il Nord. Senza entrare nei dettagli, la denominazione “Discrete condizioni di salute” è giustificata dai valori intermedi assunti dalla maggior parte degli indicatori di mortalità e di morbosità che de-scrivono e tipizzano il gruppo. Le regioni migliori sono risultate il Veneto e Trentino Alto Adige, appartenenti al “Gruppo 2”. In questo contesto si riscontrano “Buone condizioni di salute”.

Le due regioni del nord-est sono accomunate dai migliori valori assunti da quasi tutti gli indicatori prescelti per l’analisi, sintetizzati dall’elevata speranza di vita in buona salute per entrambe le componenti di genere. Le regioni peggiori sono risultate la Campania, che occupa il Gruppo 5, “Precarie condizioni di salute” e, a sorpresa, la Valle d’Aosta, a cui è riservato il gruppo 1, “Mortalità prematura e comportamenti a rischio”.

Nel dettaglio, la Campania si distingue in negativo per 30,4 decessi negli adulti ogni 10 mila imputabili alle “maggiori cause” (tumori maligni, il diabete mellito, le malattie cardiovascolari e le malattie respiratorie croniche), cui si aggiunge la più alta propensione alla mortalità prematura, che supera i 315 anni di vita perduta ogni 10 mila nonché gli alti valori della mortalità e delle dimissioni per tumore. Valori molto alti anche per la Valle d’Aosta, scrivono gli esperti, in cui “il quadro di vulnerabilità generale è confermato dai valori significativi della mortalità prematura, misurata in 292 anni di vita perduta (APVP) ogni 10 mila, che lo posiziona al secondo posto in ordine di gravità”.

L’ultimo gruppo individuato è quello che include le regioni del centro-sud, (Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Abruzzo e Lazio), con “condizioni di fragilità generale” e valori peggiori rispetto agli altri ad esempio nella mortalità prematura e nella mobilità ospedaliera. Un dato tutto sommato soddisfacente per l’Umbria, che si trova in un gruppo intermedio.

Nel complesso i dati della mortalità prematura sono fra i più confortanti. Infatti per una persona appartenente alla fascia di età 35-69 anni il rischio di morte determinato dalle cause più frequenti (“maggiori cause”)3 sfiora i 23 decessi ogni 10 mila residenti mila e al contempo l’indice APVP si attesta a 249 anni ogni 10 mila. Tuttavia emerge un aspetto di fragilità derivante dai più elevati tassi di mortalità per tumore negli adulti (18,5 per cento), secondi solo al Gruppo 1 mentre il ricorso alle cure ospedaliere per la medesima patologia (116,2 ogni 10 mila residenti) è fra le più contenute.Risalta nel gruppo un quadro abbastanza rassicurante anche per quanto attiene le malattie neurologiche, dalle demenze e malattie del sistema nervoso degli anziani alle malattie psichiche, Alzheimer e Parkinson sia in termini di mortalità (42,7 ogni 10 mila) che in termini di ricorso alle cure ospedaliere (27,3 ogni 10 mila).

Fra i comportamenti a rischio per la salute emerge la notevole diffusione dall’abitudine al fumo presente quasi nel 21 per cento della popolazione. Positivo anche il ricorso alle cure fuori regione che riguarda l’8,0 per cento dei ricoveri effettuati dai pazienti residenti.

Per chi volesse approfondire l’argomento, si consiglia di visitare il link di seguito riportato: https://www.istat.it/it/files//2019/09/La-salute-nelle-regioni-italiane.pdf

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