Covid, la Brasiliana corre, ma in Umbria il contagio rallenta

 
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Covid, la Brasiliana corre, ma in Umbria il contagio rallenta

La variante brasiliana è presente in Umbria. I quattro laboratori umbri (Perugia, Foligno, Città di Castello e Terni) hanno inviato un campione di 247 tamponi e di questi ne sono stati sequenziati 48 dai laboratori dell’Istituto Superiore della Sanità. Il risultato emerso è che in 47 di essi era presente una variante: in 24 quella Inglese, in 17 la Brasiliana e nelle altre 6 quelle che si definiscono mini-varianti. Lo riporta oggi la Nazione Umbria in un articolo firmato da Michele Nucci.


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La variante inglese in Italia al 18 febbraio è pari al 54%, con valori oscillanti tra le singole regioni tra lo 0% e il 93,3%, la Brasiliana al 4,3. In Umbria l’inglese è a una percentuale del 51,1%, del 36,2% per quella Brasiliana e per la ‘sudafricana’ dello 0,4%. E’ quanto calcolato dalla Fondazione Bruno Kessler su commissione dell’Istituto superiore di Sanità.

Per l’indagine è stato chiesto ai laboratori delle Regioni e Province autonome di selezionare dei sottocampioni di casi positivi e di sequenziare il genoma del virus, secondo le modalità descritte nella circolare del ministero della Salute dello scorso 17 febbraio.

Il campione richiesto è stato scelto dalle Regioni/Province Autonome in maniera casuale fra i campioni positivi garantendo una certa rappresentatività geografica e se possibile per fasce di età diverse. In totale, hanno partecipato all’indagine le 21 Regioni/PPAA e complessivamente 101 laboratori, e sono stati effettuati 1296 sequenziamenti. 

La cosiddetta ‘variante inglese’ sta diventando quella prevalente in Italia, e in considerazione della sua maggiore trasmissibilità occorre rafforzare/innalzare le misure di mitigazione in tutto il Paese nel contenere e ridurre la diffusione del virus mantenendo o riportando rapidamente i valori di Rt a valori <1 e l’incidenza a valori in grado di garantire la possibilità del sistematico tracciamento di tutti i casi.

Dai dati emerge una chiara espansione geografica dall’epicentro umbro a regioni quali Lazio e Toscana della cosiddetta ‘variante brasiliana’, che deve essere contrastata con le massime misure di mitigazione.

Stefano Merler, epidemiologo di FBK, intervistato al TG1 del 1 marzo, commenta così l’incidenza delle nuove varianti e la situazione generale di crescita dei contagi: “Non  abbiamo la sfera di cristallo, oggi non è possibile dire quanto crescerà l’epidemia. Dipende da tanti fattori che ancora non conosciamo bene, inclusa la maggiore trasmissibilità della variante inglese in Italia con stime che vanno dal 18-60%, è molto incerto. Ciò nonostante c’è la concreta possibilità che l’epidemia cresca. Infatti la situazione epidemiologica è in peggioramento, anche marcato in alcune regioni d’Italia. RT è sopra la soglia di 1 in 10 ragioni”.

Circa l’incidenza delle varianti e la protezione assicurata dagli attuali vaccini, Merler aggiunge: “La variante inglese è ormai largamente diffusa su tutto il territorio nazionale. All’inizio di febbraio il 20% delle nuove infezioni era dovuto alla variante inglese, ora sarà ancora di più. Di positivo c’è che i vaccini funzionano contro la variante inglese“.

Circa latrasmissibilità delle varianti infine conclude: “Dovremmo monitorare la prevalenza delle altre varianti, quella brasiliana e quella sudafricana che ci pongono qualche problema in più dal punto di vista dell’efficacia del vaccino; dove troviamo i focolai di queste due varianti è giusto fare di tutto per provare a contenere localmente i contagi”.


Fonte da un comunicato Stampa dell’Istituto Superiore di Sanità del 2 marzo 2021.


 

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