(umbriajournal.com) TERNI – E’ stata celebrata questa mattina, presso la chiesa di Santa Maria del Monumento al cimitero di Terni, dal vescovo amministratore apostolico della diocesi mons. Ernesto Vecchi, la Santa Messa per la commemorazione di tutti i defunti, alla presenza delle autorità civili e militari cittadine, delle associazioni combattentistiche e d’arma, concelebrata con i sacerdoti della città.
Una ricorrenza che accomuna, nel ricordo dei defunti, non solo i credenti ma tutte le persone che si sono recate in questi giorni al cimitero. Una tradizione che è segno di un legame di amore, ravvivato nella preghiera e nel ricordo.
«I nostri fratelli morti sono là che anelano le nostre preghiere e la celebrazione di una messa in suffragio per applicare a loro i meriti di Cristo che è amore – ha detto il vescovo Vecchi nell’omelia – ed così poter arrivare a contemplare il volto di Dio, che è la gioia eterna, senza fine. Noi siamo fatti per la gioia, ma spesso la cerchiamo solo nel denaro e nei piaceri della vita. Si ha l’impressione che questi piaceri si siano trasformati nel fine stesso della vita, dimenticando che sono solo uno strumento. La prospettiva della vita è sconfiggere gli egoismi, che si manifestano in ogni tempo e luogo, per poter ricomporre i quel senso vero della vita che molte volte abbiamo perduto. Oggi gli impegni e i pensieri quotidiani ci distraggono, l’egoismo e la corsa dietro una gioia effimera ci stordisce, e facilmente dimentichiamo di porci le domande vere sul senso della vita, il perchè della sofferenza e la morte, mentre dovremmo essere felici. Queste sono però le contraddizioni che ha introdotto il peccato, che ha rotto il progetto di Dio per noi. Si va perdendo la distinzione fondamentale tra il bene e il male, tra il peccato e la grazia, tra l’egoismo e l’amore, in nome di una cultura che insegna altro. E’ importante non perdere di vista il progetto di Dio che ci vuol bene e ci ha creati nella grazia. E’ importante amare ed essere amati. La morte è una dimensione che riguarda tutti, ma i nostri cari morti dobbiamo pensarli come vivi. Tutti abbiamo paura della morte ma la fede ci dice che dopo la morte la vita non è finita ma trasformata, perché tutti abbiamo un posto nella casa del Padre, perché ha detto Gesù “Voglio che voi siate dove sono io”, lui che è via, verità e vita. ».
Facendo riferimento alla situazione sociale attuale e alle prospettive il vescovo ha invitato a «fare un salto di qualità in questa Italia ricca di potenzialità, in questa Umbria bellissima, che ha però bisogno di esprimere questa bellezza nella vita, nella fede, nella speranza e nella carità. Abbiamo bisogno di trovare solidarietà vera, non immaginazione, nell’oggi e dentro la storia, per poter portare anche noi come Gesù la nostra croce, sapendo che essa è il trampolino di lancio per la risurrezione e per la gioia senza fine, perché nessuno sia sopraffatto dal peccato e dal male».

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