Il lungo cammino di fede verso Venezia fa tappa ad Assisi
ASSISI, 22-02-2026 – Un’impresa che sembra d’altri tempi ma che parla al cuore della modernità ha trovato il suo epicentro spirituale tra i vicoli della città umbra. Adrian Ruiz Pelayo, trentacinquenne originario di Malaga, è giunto sotto la Basilica di San Francesco dopo aver percorso a piedi una distanza siderale partendo dal capoluogo siciliano, come riporta Ansa. Il suo non è un semplice viaggio, ma una vera e propria prova di resistenza umana e spirituale: muoversi senza alcuna risorsa economica, affidandosi esclusivamente alla provvidenza e alla generosità spontanea di chi incontra lungo il sentiero. Dopo oltre trecento giorni di marcia, la sosta presso le spoglie del Poverello rappresenta il cuore pulsante di un progetto nato per documentare la bellezza della gratuità.
Una scelta di vita radicale tra polvere e preghiera
La storia di Pelayo è segnata da una rottura netta con il passato. Prima di mettersi in cammino, il giovane spagnolo conduceva una vita ordinaria nel settore commerciale e immobiliare, ma sentiva il bisogno di una ricerca interiore più profonda. Spogliatosi delle certezze materiali, ha iniziato a risalire la penisola nutrendosi spesso solo di ciò che gli veniva offerto, come pane e acqua, trasformando ogni chilometro in un atto di fiducia verso l’ignoto. L’arrivo ad Assisi, preparato con anni di studio sulla figura francescana, ha rappresentato per lui un momento di catarsi. La visione della teca del Santo gli ha restituito il vigore necessario per affrontare l’ultimo tratto della sua missione, confermando come la forza interiore possa superare qualsiasi ostacolo fisico.
L’incontro con il Papa e il ponte tra i santuari
Il cammino di Adrian non è passato inosservato nemmeno alle alte sfere della Chiesa. Lo scorso gennaio, il pellegrino ha avuto l’onore di incontrare il Santo Padre, condividendo con lui il senso profondo di questo itinerario che intende collegare luoghi di culto iconici. Il colloquio con il Pontefice ha toccato l’importanza del legame tra il Vaticano e il monastero di Santo Toribio de Liébana, in Spagna, custode della reliquia della Vera Croce. Per Pelayo, ogni passo è un filo che ricuce la geografia del sacro, portando con sé un messaggio di benedizione che non conosce confini nazionali. Questa dimensione universale della fede si sposa perfettamente con l’accoglienza ricevuta nei piccoli borghi italiani, dove il pellegrino ha toccato con mano una solidarietà che credeva perduta.
La tecnologia al servizio di un messaggio antico
Nonostante la natura ascetica del viaggio, Pelayo utilizza gli strumenti digitali per amplificare la sua testimonianza. Attraverso i social media, sotto il nome “Un cammino per scoprire”, documenta ogni incontro e ogni fatica, rendendo partecipi migliaia di persone della sua evoluzione personale. Non si tratta di esibizionismo, ma della volontà di dimostrare che la positività è un motore reale, capace di generare cambiamenti concreti nella società. Il traguardo finale è fissato a Venezia per l’inizio di maggio, ma il vero obiettivo sembra essere già stato raggiunto: dimostrare che l’essere umano, quando si spoglia del superfluo, ritrova una connessione autentica con i propri simili. La sua marcia continua ora verso nord, portando con sé l’eco della pace francescana.

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