(umbriajournal.com) CITTA’ DI CASTELLO – Ferragosto è sinonimo di vacanza e di riposo. Ce n’è bisogno, soprattutto in tempi difficili come i nostri. Tutti hanno diritto di avere qualche giorno sereno, libero dalle angosce e preoccupazioni che affliggono purtroppo non poche persone, alle prese con una dura sopravvivenza. Le ristrettezze economiche ci possono far scoprire una vacanza più semplice (forse più riposante), e spingere a superare il pericolo della “globalizzazione dell’indifferenza” rispetto a chi non ha il necessario (Papa Francesco).
Ma il 15 agosto è soprattutto la solennità di Maria, la Madre di Gesù e la Madre di tutti gli uomini, che, dopo aver svolto perfettamente la sua missione, si è “addormentata” nel Signore (a Canoscio è qui rappresentata attorniata dagli apostoli), è stata assunta in cielo con il suo corpo, con la sua anima e il suo spirito. Ora, in Paradiso, siede alla destra di Gesù che a sua volta è alla destra del Padre, nella comunione degli angeli, dei santi e, speriamo, dei nostri cari defunti. Per una festa senza fine, quella del paradiso vero e proprio, senza confronti con i mille paradisi artificiali di questo mondo: a volte illusori e sbagliati, comunque troppo brevi e mai capaci di saziare la sete di felicità piena.
“Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle” (Ap 12, 1). Così descrive Maria l’ultimo libro della Sacra Scrittura. Una creatura umana tutta intera nella gloria del Paradiso, assicurandoci che anche noi siamo destinati al Cielo promesso da Gesù a tutti coloro che credono in lui. Maria è “segno di consolazione e di sicura speranza”, segno di quella gioia e di quella pace che tutti desideriamo.
Ma qual è il percorso che porta al Paradiso? Quello aperto da Gesù e seguito perfettamente da Maria e da tutti coloro che si mettono a camminare sulla strada del Maestro.
Maria ci invita a credere alla parola di Gesù, al suo vangelo e a metterlo in atto. “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” (Gv 2, 5), anche quando ci propone di percorrere con Lui la via Crucis della vita.
Maria ci insegna a guardare alla nostra vita e alla vita del mondo con gli occhi di Dio, nella luce della fede (Lumen fidei è la prima enciclica di Papa Francesco). Dio è presente nella storia e si schiera dalla parte degli ultimi, dei poveri, degli oppressi. Le grandi cose che il Signore ha operato in Maria, è pronto a compierle in tutti coloro che si affidano a lui.
Maria ci parla di una fede viva che fruttifica nelle opere di giustizia e di carità. A Dio che è Amore si arriva con le opere dell’amore che coinvolgono lo spirito, l’anima e il corpo. Sono un’infinità. Ce le sta ricordando con coraggio il Papa. Basta la nostra disponibilità. Per metterle in atto è inevitabile la lotta contro l’egoismo che spinge l’uomo a rinchiudersi più che ad aprirsi, a prendere più che a dare, a dominare più che a servire. Qui si gioca il bene e il male e noi siamo chiamati a scegliere e a schierarci, come ha fatto Maria.
Nella festa dell’Assunta che stiamo celebrando qui, in questa stupenda collina di Canoscio che guarda la nostra valle, vogliamo pregare per la pace nel mondo, per l’Europa e l’Italia, per la Chiesa e per la nostra città. Stiamo vivendo momenti davvero difficili che sollecitano l’impegno responsabile di tutti. Non possiamo permetterci di aggravare la situazione con nuove violenze, col farci del male, con ritorsioni e contrapposizioni reciproche, creando incertezza e instabilità a livello sociale e politico. La Chiesa, il nostro Paese e il mondo hanno bisogno di uomini, come Francesco e Papa Francesco, che rinnovino e trasformino dalle fondamenta la nostra convivenza, a cominciare dalla giustizia, dalla fraternità, dal dialogo, dalla pace, dalla condivisione, dal rispetto reciproco e dalla custodia del creato.
Così possiamo costruire insieme un mondo più bello che in qualche modo anticipi “i cieli nuovi e la terra nuova” che tutti desideriamo e che il buon Dio ha già predisposto.
“O Vergine Maria di Canoscio,
siamo qui, nel tuo bel Santuario,
per invocare la tua protezione.
Mentre ti contempliamo nella gioia del Signore,
attorniata dagli apostoli,
ti chiediamo di ottenerci quelle grazie che tu vedi necessarie
per la nostra vita umana e cristiana.
Come a Cana hai ottenuto il vino buono
e nella Pentecoste hai invocato lo Spirito sugli apostoli,
così ora facci pregustare qualche goccia di paradiso
per essere sostenuti nel nostro cammino
verso quella gioia piena che ci attende.
Dall’alto di questo colle
volgi gli occhi tuoi misericordiosi
sulla nostra città e sulla Chiesa,
sulle famiglie, sui giovani, sui malati, sulle persone disperate,
donandoci il tuo conforto della conversione della nostra vita.
Tutti noi ci affidiamo a te,
sorella buona e madre premurosa,
regina tutta bella e santa”.

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