OMELIA DEL VESCOVO ERNESTO VECCHI PER LA CELEBRAZIONE DELLE PALME ALL’ACCIAIERIA DI TERNI

(UJ.com3.0) TERNI – I testi biblici che abbiamo ascoltato – in particolare il racconto della passione – ci dicono che tutto il cammino quaresimale, in questa Domenica delle Palme, viene focalizzato attorno al momento cruciale della vita di Cristo: la morte in Croce come obbedienza al Padre e atto d’amore per i discendenti di Eva e Adamo. La strada che Gesù ha scelto per salvare il mondo dal male, dalla morte – e quindi da una vita senza senso – è la via della debolezza e dell’apparente sconfitta. Per questo, oggi, la Chiesa continua ad annunciare «Cristo crocifisso: scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani», ma in realtà Cristo risorto è potenza e sapienza di Dio. (Cf 1 Cor, 23-24).

Cristo, dunque, pur essendo nella condizione di Dio, per noi si «è fatto obbediente fino alla morte, e alla morte in croce. Per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato un nome, che al di sopra di ogni altro nome» (Cf Fil 2,6-9) Il nome di Gesù, di fatto, apre ogni prospettiva di salvezza. Lo afferma Paolo: «Chi invocherà il nome del Signore sarà salvato» (Rm 10,13), perché «in nessun altro c’è salvezza; non vi è, infatti, sotto il cielo, nessun altro nome dato agli uomini per il loro riscatto» (Cf At 4,12). La ragione vera ce la dice Pietro, quando parla alla folla dopo la Pentecoste, ormai convertito e pieno di Spirito Santo: «Quel Gesù, che per mano di pagani avete crocifisso, Dio lo ha risuscitato dai morti e noi tutti ne siamo testimoni» (At 2,29-37). Ecco, dunque, la salvezza del mondo: la Pasqua di Cristo, cioè il suo “passaggio” dalla morte alla vita, che per noi significa il passaggio dall’egoismo all’amore, dall’individualismo più egocentrico all’apertura verso il prossimo, per il bene comune.

Il segno di questo grande amore di Cristo per noi è proprio l’Eucaristia che stiamo celebrando, perché è il sacramento della sua carità. Lo ha detto Gesù stesso: «Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io vi do è la mia carne per la vita del mondo» (Gv 6,51). In tale contesto, non possiamo eludere il problema che sta alla base della grande crisi scoppiata improvvisamente qualche anno fa e prodotta dal così detto «buco del secolo», causato da una congiuntura economica sfavorevole, ma anche dai metodi spregiudicati della «Scuola di Chicago» (fucina del pensiero economico), che ha influenzato anche le «governance» degli stati più potenti del mondo. Nell’illusione che a tutti ne venisse qualche vantaggio, la crescita era diventata- nella percezione della politica e della cultura – l’ ”a priori“ dell’economia e una “variabile indipendente”.

Lo stesso mondo della comunicazione non è stato in grado di rilevarne i rischi perché legato, con doppio cordone ombelicale, al sistema economico finanziario. Nemmeno la rete, coi suoi motori di ricerca è riuscita a far suonare l’allarme. Ciò dimostra una carenza di forza intellettuale capace di capire i movimenti profondi e pubblici del mondo (Cf M.Muchetti, in Italianieuropei, 1,2010). In sostanza, questa crisi ci dice che l’esclusivo obiettivo del profitto fine a se stesso, senza porre in primo piano la persona e il bene comune, rischia di distruggere ricchezza e creare povertà, come sta avvenendo oggi in Europa. I governi europei, invece continuano a perseguire presunti diritti civili, a scapito della grammatica essenziale della nostra natura, come il matrimonio tra l’uomo e la donna, che sta alla base della cellula primaria della società: la famiglia. Pertanto, il mondo occidentale ha bisogno di un profondo rinnovamento culturale e della riscoperta dei valori di fondo su cui costruire un futuro diverso e migliore.

“La crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole, a trovare nuove forme di impegno. Solo così la crisi può diventare occasione di discernimento e di nuove progettualità” (Cf Benedetto XVI, Caritatis in veritate, 21). Le acciaierie di Terni sono un fiore all’occhiello della nostra cultura industriale. Sono nate nel 1884, agli albori della civiltà industriale, in una terra abitata da gente di “pasta buona”, che porta nel suo DNA la capacità di intraprendere e la voglia di lavorare. Chi ha responsabilità di governo e compiti amministrativi non può lasciare decidere solo ai tecnocrati della Commissione Europea o alla buona volontà di qualche gruppo industriale nazionale o internazionale. Acciai Speciali Terni -dice chi se ne intende- si qualifica come Gruppo industriale leader per l’impiantistica moderna e per le innovazioni tecnologiche, per il rigoroso controllo della qualità dei propri processi e prodotti, per i risultati della ricerca metallurgica e per l’accurata assistenza tecnica.

I 3.000 dipendenti dell’A.S.T., con le loro famiglie, ne sono orgogliosi e sperano che le difficoltà in atto vengano presto superate. La Santa Messa celebrata in fabbrica, in preparazione alla Pasqua, da sempre costituisce un profondo legame tra la fede e la vita. Questo rito che rende presente Cristo morto e risorto, costituisce una inesauribile sorgente di speranza, e dà a tutti la forza di sopportare i pesi di una crisi che solo con la collaborazione e l’apporto di tutti può essere superata. L’esempio di collaborazione lo diano, anzitutto le forze politiche, specialmente quelle emerse dall’ultima competizione elettorale. L’Italia ha bisogno di un governo stabile, per dare sostegno alle aziende e lavoro alle famiglie, soprattutto alle nuove generazioni. I partiti si diano una mossa, seguendo le indicazioni del Presidente della Repubblica.

Gli schieramenti, vecchi e nuovi, restituiscano alla politica il suo ruolo di catalizzatore del bene comune. L’avvento sulla Cattedra di Pietro di Papa Francesco è una ulteriore conferma che le cose possono cambiare. Accogliamo dunque l’appello apparso sul vostro giornale aziendale: «É opportuno che, in questo momento, tutti insieme ci sentiamo impegnati a rendere visibile, anche attraverso la condivisione di valori e obiettivi, quella che è stata e che è l’esperienza di uno sviluppo industriale inarrestabile». Tutto questo sarà possibile se Cristo morto e risorto rimane accanto a noi come «via, verità e vita» (Gv 14,6). Infatti, Dio Creatore è il primo imprenditore della storia: chi rimane in Lui può usufruire della inesauribile fantasia dello Spirito.

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