Messa Crismale anche a Terni, con la benedizione degli oli sacri

 
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Messa Crismale anche a Terni, con la benedizione degli oli sacri

Messa Crismale anche a Terni, con la benedizione degli oli sacri

Celebrata nella Cattedrale di Terni la solenne Messa Crismale, con la benedizione degli oli sacri: il sacro crisma, l’olio dei catecumeni e l’olio degli infermi, e in cui i sacerdoti hanno rinnovato la promessa formulata nel giorno dell’ordinazione presbiterale.

La celebrazione crismale rappresenta l’unione e la comunione di tutti i presbiteri nel ministero del sacerdozio e della missione evangelizzatrice a cui sono stati chiamati, ma anche di unione con l’intera comunità ecclesiale.

In questo particolare momento dell’emergenza Covid 19, la messa crismale ha visto la partecipazione limitata a 200 persone: sacerdoti, diocesani e religiosi, diaconi, seminaristi, religiose, laici delle parrocchie e dei movimenti e gruppi ecclesiali, e la partecipazione del sindaco di Terni Leonardo Latini.

Il vescovo Piemontese ha espresso la gioia di ritrovarsi, come comunità sacerdotale ed ecclesiale, per celebrare dopo circa due mesi, uno dei momenti più importanti della chiesa: ”Eccoci di nuovo insieme, cari fratelli presbiteri, diaconi, religiose e religiosi, popolo santo fedele di Dio, attorno all’altare del Signore, assemblea liturgica radunata dallo Spirito per celebrare il Santo Sacrificio. Il cuore è ricolmo di commozione e di gioia mentre viene riempito il vuoto, causato dalla lontananza delle vostre persone, impedite anche di partecipare alla liturgia di lode, di adorazione, di ringraziamento. Lasciamo che si rallegrino gli animi, esplodano i sentimenti, si intreccino la preghiera, i canti, l’adorazione e la lode in un’unica voce, espressione di un cuor solo e un’anima sola”.

Alla vigilia della solennità della Pentecoste la celebrazione della messa crismale, ha ricordato il vescovo “è l’invcazione del dono di una nuova Pentecoste sulla Chiesa, prefigurata e auspicata dalla consacrazione del crisma nuovo e dalla benedizione dell’olio dei catecumeni e dell’olio degli infermi.  Nella simbologia dei sacri oli rinnovati, nel compimento della Pasqua, vogliamo cominciare a ritrovare il tempo perduto, recuperare  i doni di grazia che ci sono mancati, colmare l’attesa dei catecumeni che hanno rinviato la celebrazione del battesimo, porre rimedio alla delusione dei fanciulli e dei ragazzi dispiaciuti per aver visto forzatamente cancellato e rinviato “il giorno beato”,  come si cantava in altri tempi,  dell’incontro con Gesù Eucaristico e della Confermazione con il sigillo dello Spirito Santo.

Noi sacerdoti abbiamo avvertito la sofferenza, la mancanza durante la settimana santa di questa messa crismale, richiamo, simbolo e memoria del nostro sacerdozio, dell’evento che ha segnato la nostra vita in maniera indelebile, quando con l’unzione col Sacro Crisma e l’imposizione delle mani della Chiesa, è iniziata la nostra avventura di apostoli, configurati sacramentalmente a Gesù sacerdote e pastore, inseriti nel presbiterio di questa chiesa di Terni-Narni-Amelia e inviati quali ministri di Cristo nel mondo intero.

Anche quest’anno, pur segnato dalla pandemia, in questa celebrazione solennissima, possiamo e desideriamo rinnovare le nostre promesse di amore, fedeltà e obbedienza alla Chiesa in una maniera chiara e forte, con un grido di fiducia e di abbandono, che “svegli” il Signore per liberarci da questo flagello che incombe e doni alla nostra Chiesa future vocazioni al sacerdozio ministeriale”.

  • Anniversari dei sacerdoti

Un ricordo particolare di felicitazione a loro e di gratitudine al Signore per quei confratelli che quest’anno festeggiano il giubileo o per altre particolari ricorrenze: don Fabrizio Bagnara, che il prossimo 4 giugno festeggerà 25 anni di ordinazione sacerdotale; i diaconi permanenti Mauro Pacifici e Tito Di Maggio che il 27 agosto festeggeranno i 25 anni di ordinazione diaconale. Il cammino vocazionale dei tre diaconi, ordinati il 30-11-2019, Daniele Martelli e Giuseppe Zen e Graziano Gubbiotti. Il rientro definitivo in Italia e in diocesi di Don Sergio Vandini, al termine del suo servizio di missionario Fidei donum in Africa. L’incardinazione nella nostra diocesi di due sacerdoti Fidei domum, che già da anni prestano servizio pastorale nella nostra chiesa particolare: Don Jean Pierre Kalongisa Munina sacerdote fidei donum nella diocesi di Terni Narni Amelia dal luglio 2010, è stato Vicerettore al Santuario della Madonna del Ponte in Narni e nel 2016 è stato nominato Vicario Parrocchiale della Parrocchia dei Santi Giovenale e Cassio in Narni. Don Josivaldo Assis De Oliveira, da quattro anni è vice parroco nella parrocchia del Sacro Cuore Immacolato di Maria a Terni e studia presso l’Università Pontificia Lateranense per conseguire la licenza in Teologia dogmatica. E il ricordo dell’unico sacerdote tornato alla Casa del Padre nell’ultimo anno, don Giuseppe Marinozzi, deceduto a Terni il 12-1-2020, di anni 104.

  • La chiesa al tempo del Coronavirus

“La pandemia covid19 ci ha colti di sorpresa e tutti abbiamo vissuto un tempo sospeso, smarriti per il veloce propagarsi del virus, per i suoi drammatici effetti  e le prospettive incerte. Al contempo abbiamo potuto scoprire e incentivare l’ opportunità di vivere la Chiesa domestica – ha aggiunto il vesovo – riscoprire il valore e la  bellezza delle relazioni, l’ esercizio della carità e della disponibilità, cose che, in tempi normali si sono date per scontate. Noi sacerdoti, in quarantena come tutti, abbiamo celebrato da soli, per e con il nostro popolo nel cuore. Abbiamo riscoperto la natura del nostro sacerdozio, che non trae efficacia da noi, dalla gente delle nostre comunità, dai fedeli presenti, ma dalla conformazione a Cristo Sacerdote. Attorno all’altare è radunata tutta la Chiesa; quella celeste e quella terrestre, vivi e defunti. Per tutti Gesù si offre e con Gesù offriamo noi stessi per la redenzione del mondo.

E ora, ancora in mezzo alla pandemia, come chiesa dobbiamo fare discernimento per invocare lo Spirito e accogliere da Lui illuminazione e spinta per svolgere il nostro “compito materno” di generazione e cura della fede e della vita cristiana delle comunità, di oggi.

Una cosa è certa: non sarà possibile mettere tra parentesi questi tre mesi e riprendere le precedenti abitudini di vita, né ritmi, metodi e stili di evangelizzazione e di azione pastorale di prima. La stessa visita pastorale che si è conclusa nella sua fase sostanziale, deve rimodulare le conclusioni operative, alla luce degli eventi e delle novità e provocazioni della pandemia.

Lo faremo presto, partendo dalla situazione religiosa delle nostre comunità cristiane e della condizione sociale e civile delle nostre città e dei nostri paesi, modificate dalla pandemia.

Desidero affidare alla riflessione di ciascuno e della nostra Chiesa, in vista del discernimento comunitario, tre elementi di provocazione.

  • L’umanità e la nostra chiesa è ad un bivio: un cambiamento d’epoca.

Ho già avuto modo di consegnarvi alcune riflessioni in tal senso, rese più evidenti dall’impatto del coronavirus. E’ una ennesima conferma di quanto più volte sottolineato da Papa Francesco.

Tutto questo ha una particolare valenza nel nostro tempo, perché quella che stiamo vivendo non è semplicemente un’epoca di cambiamenti, ma è un cambiamento di epoca. Siamo, dunque, in uno di quei momenti nei quali i cambiamenti non sono più lineari, bensì epocali; costituiscono delle scelte che trasformano velocemente il modo di vivere, di relazionarsi, di comunicare ed elaborare il pensiero, di rapportarsi tra le generazioni umane e di comprendere e di vivere la fede e la scienza. Capita spesso di vivere il cambiamento limitandosi a indossare un nuovo vestito, e poi rimanere in realtà come si era prima”. “Noi dobbiamo avviare processi e non occupare spazi”.

(Discorso alla Curia romana per gli auguri di Natale, 21-12-2019)

  • La Chiesa, la nostra Chiesa è chiamata ad evangelizzare questo mondo e questa umanità, lasciandosi interrogare dalle sfide del tempo presente.

La pandemia è stato l’ultimo atto in ordine di tempo a far intravedere a gran parte dell’umanità la fragilità e l’inconsistenza di tante certezze in riferimento alla salute, alla sicurezza umana; ha posto dubbi, interrogativi che sembravano rimossi o fuori moda riguardanti le convinzioni filosofiche, scientifiche e religiose.

Anche noi cristiani, nelle lunghe giornate di clausura, abbiamo avuto modo di confrontarci con i fondamenti delle nostra fede, siamo tornati all’essenzialità: il rapporto e l’annuncio di Gesù Cristo, salvatore del mondo, un più chiaro e amorevole riferimento a Dio, padre di misericordia, padre di tutti gli uomini, collegati e legati da un destino comune.

Tale consapevolezza e rivelazione ci viene consegnata per seminare, diffondere e testimoniare nelle relazioni quotidiane, prossime e universali la conoscenza e la presenza di Dio e il suo amore, rivelatoci da Gesù e contenuto nel Vangelo

  1. L’annuncio del Vangelo, la crescita della fede, speranza e carità nelle nostre comunità

dovrà trovare nelle relazioni personali e interpersonali dirette il canale di trasmissione dell’amore, offertoci da Gesù. Nella famiglia, nelle parrocchie e nella diocesi si cercheranno gli elementi di fraternità, di comunione, di grazia dove ci si incontra, si annuncia e si testimonia il Vangelo e l’amore di Gesù. Le comunità dei discepoli del Signore si relazioneranno e cresceranno a misura di piccole comunità, collegate dall’amore e dalla grazia della Parola e dei sacramenti, affinché diventino sale e lievito nel mondo e nell’umanità, secondo il comando e con la forza di Gesù nello Spirito santo

Forse dovremo predisporci alla fine dei grandi raduni a motivo del periodo storico che attraversiamo e per ragioni sociologiche e sanitarie.

Siamo chiamati ad avviare processi di… giustizia, umanità, fraternità, amore, misericordia, amicizia, comunicazione, contagio del virus dell’amore di Dio affidato e custodito dalla Chiesa e dai cristiani.

La nostra Chiesa, in comunione con le chiese sorelle della CEU e della CEI, dovrà discernere, individuare e avviare tali processi. Gesù ripete anche a noi: non temete: “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno” (lc 12,32).,

Oggi facciamo memoria della santa unzione con la quale siamo stati santificati come cristiani nel battesimo e nella cresima, come presbiteri e vescovo, nella ordinazione sacerdotale. Attraverso di essa lo Spirito eleva la nostra dignità e ci riempie di profonda gioia e consolazione: siamo un popolo di sacerdoti e di profeti. Ovunque andiamo, come cristiani e come ministri “unti” portiamo e diffondiamo il profumo del crisma, dello Spirito Santo, di Cristo perché il mondo sia sanato, santificato, si raduni nella gioia, per adorare Dio Padre di Gesù e padre di tutti”.

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