La celebrazioni della festa del Patrono san Costanzo a Perugia

 
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La celebrazioni della festa del Patrono san Costanzo

La celebrazioni della festa del Patrono san Costanzo a Perugia

Nel tardo pomeriggio di oggi, 28 gennaio, nella basilica di San Costanzo di Perugia, il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti ha presieduto la celebrazione dei Primi Vespri della vigilia della festa del Patrono a cui ha partecipato solo una rappresentanza delle Istituzioni civili e religiose della città, a seguito delle norme sanitarie per il contenimento del contagio da Covid-19.

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Domani, 29 gennaio, festa del Santo patrono, si terranno tre celebrazioni eucaristiche nella basilica di San Costanzo (ore 8, 10 e 11.30), dove saranno ammessi ogni volta non più di 30 fedeli e al termine il luogo di culto resterà chiuso per permettere la necessaria sanificazione.

La celebrazione eucaristica delle 11.30 sarà presieduta dal vescovo ausiliare mons. Marco Salvi. Nel pomeriggio (ore 15-18) ci sarà la possibilità di un percorso guidato per un atto di devozione alle reliquie del Santo esposte sull’altare.

Le celebrazioni in onore di san Costanzo culmineranno nella cattedrale di San Lorenzo, nel tardo pomeriggio (ore 18), con la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Bassetti alla presenza dei rappresentanti delle Istituzioni civili e religiose del capoluogo umbro (in cattedrale possono accedere 300 fedeli).

Durante la celebrazione in San Costanzo dei Primi Vespri, come è tradizione, davanti all’urna con le reliquie del Santo, sarà rinnovata l’offerta dei doni-simbolo dell’antico legame della città al suo Patrono: il cero, da parte del sindaco, segno della disponibilità degli amministratori pubblici ad essere attenti ai bisogni dei più deboli e indifesi e a promuovere con onestà e saggezza ciò che giova al bene comune; la corona d’alloro, da parte della polizia municipale, segno di devozione e testimonianza di dedizione al bene comune attraverso l’azione di ordine pubblico, che mira alla pace e alla concordia; il torcolo (dolce tipico della festa a ricordo del martirio di Costanzo), da parte degli artigiani, segno di quanti si impegnano ogni giorno a migliorare le condizioni dei lavoratori e per tutti coloro che, con il loro lavoro, contribuiscono alla prosperità della comunità; del vinsanto, da parte di due giovani sposi, perché vivendo la fedeltà, la fecondità e l’attenzione ai piccoli e ai poveri, siano segno dell’amore infinito che lega Dio al suo popolo, e la famiglia sia fondamento del vivere sociale; l’incenso, da parte del Consiglio pastorale parrocchiale di San Costanzo, segno della forza della fede nell’annuncio del Vangelo sull’esempio del martire perché conceda alla Chiesa diocesana di crescere nella santità.

Ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi, alle consacrate, a tutti i fedeli di Cristo dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve

Quando vi scrissi l’ultima lettera, il 30 ottobre, giorno del mio ricovero in Ospedale, avevo chiara l’intuizione che quella sarebbe potuta essere la mia ultima comunicazione con voi, su questa terra.

Vi ricordo soltanto un passaggio: «Vorrei che in questo periodo di così grave sofferenza non sentissimo la croce come un peso insopportabile ma come una croce gloriosa. Perché la Sua dolce presenza e la Sua carezza nell’Eucarestia fanno sì che le braccia della croce diventino due ali che ci portano a Gesù» (era l’immagine di don Tonino Bello).

Quasi avvertivo che, umanamente parlando, difficilmente avrei superato la prova… Come ho avuto modo di comunicarvi, ciò che mi pesava di più, se non ce l’avessi fatta, erano quelle occasioni di fare del bene che, in 78 anni di vita, non sempre avevo saputo accogliere.

Non vi nego che, per continuare la mia “partita” con voi, ho chiesto al Signore i tempi supplementari…

Con le preghiere di tante persone e comunità, e non solo della nostra Chiesa, delle quali mi sento davvero debitore, il Signore ha accolto la mia supplica.

Cari amici, stiamo attraversando un lungo periodo di sofferenza e smarrimento, che sembra non avere termine. Nessuno è in grado di dirci a che punto siamo della notte, anche se abbiamo salda la speranza che l’alba arriverà.

Vedo famiglie sempre più preoccupate e inquiete: «Cosa darò da mangiare ai miei figli?». Vedo ragazzi e giovani che si stanno caricando, inconsapevolmente, il peso sociale più gravoso di questa pandemia: questi giovani stanno rinunciando alla loro giovinezza, alla loro spensieratezza, al loro dinamismo.

Di fronte a tutto questo, cosa ha da dirvi o da darvi il vostro Vescovo?

Vi invito tutti a prendere in mano il Vangelo, a sostare come Maria di Betania ai piedi del Maestro, per ascoltare le sue parole, per meditarle nel cuore, o semplicemente guardarle con gli occhi della fede, nella gioiosa consapevolezza che Lui ci precede sempre con lo sguardo e l’amore.

Se nella meditazione prevale la ricerca amorosa della verità, nella contemplazione si ha il godimento amoroso della verità trovata. Se, da una parte, raccontiamo al Padre quello che Gesù ha fatto per noi, dall’altra raccontiamo a noi stessi i suoi gesti e le sue parole, per poter camminare sulle sue orme.

Questo è ciò che hanno fatto anche i nostri Patroni, in particolare san Costanzo, padre e in qualche modo fondatore spirituale della nostra Archidiocesi, per la quale ha dato la vita: una vita già spesa nella preghiera e nell’impegno pastorale, nell’ascolto e nella sequela della Parola. Quest’anno è così che lo festeggeremo, senza “luminarie” né fasti esteriori, ma con gesti silenziosi di carità e con l’intimità della preghiera, chiedendogli una particolare forza di intercessione per le difficoltà che stiamo attraversando.

Ricordo quando, 53 anni fa, ero vicario cooperatore nella bellissima chiesa abbaziale di San Salvi a Firenze, e una anziana signora, senza misurare il tempo, dopo la Messa si immergeva nella preghiera. In parrocchia non c’era povero o malato che non la conoscesse. Mentre era assorta il suo volto sembrava trasfigurarsi.

Quando Mosè scese dal monte Sinai, dopo aver conversato con Dio, lui non lo sapeva, ma la sua pelle era diventata raggiante. Ogni discepolo che, in modo autentico, sale il monte della contemplazione della Parola e dell’Eucarestia, ne discende luminoso, anche senza saperlo: ritorna felice tra la gente, ritorna impegnato ad essere riflesso di questa presenza di amore con l’accoglienza e il servizio.

Ecco allora il mio augurio, miei cari amici: diventate raggianti di Parola di Dio e di Eucarestia!

Gualtiero Card. Bassetti

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