MESSA CRISMALE A TERNI

(UJ.com3.0) TERNI – Celebrata nella Cattedrale di Terni la Messa Crismale del mercoledì santo, presieduta dal vescovo Ernesto Vecchi, amministratore apostolico della diocesi di Terni Narni Amelia, alla quale hanno preso parte i sacerdoti delle 81 parrocchie della diocesi, religiosi e diaconi insieme ai rappresentanti dei consigli pastorali parrocchiali, di quello diocesano, di un gruppo di cresimandi e oltre cinquecento fedeli.

Il Vescovo ha benedetto gli oli sacri che saranno usati nell’amministrare i sacramenti: l’olio dei catecumeni, l’olio degli infermi e il sacro crisma.  

Nel corso della celebrazione sono stati menzionati alcuni sacerdoti nel 2013 ricordano anniversari importanti della loro ordinazione presbiterale, dal 60° anniversario di don Filippo Maccaglia (29 giugno); il 50° anniversario di mons. Piergiorgio Brodoloni (29 aprile), di mons. Gianni Colasanti (29 giugno), di mons. Antonio Maniero (7 luglio), don Samuele Vuillermoz (25 marzo); ed ancora il 25° anniversario di don Adolfo Bettini (21 maggio), mons. Roberto Bizzarri (22 ottobre), don Boguszewski Miroslaw (22 ottobre), padre Giuseppe Renda Ofm (8 ottobre), don Andrea Rowny (28 maggio).

 

Di seguito l’omelia di mons. Ernesto Vecchi:

“La Messa Crismale è sempre una Messa concelebrata dal vescovo con i suoi presbiteri, nella quale viene consacrato il santo crisma e si benedicono l’olio dei catecumeni e l’olio degli infermi. E’ il momento della più alta manifestazione della comunione dei presbiteri con il loro vescovo, in vista della edificazione della Chiesa, «come edificio spirituale, con pietre vive, per un sacerdozio santo» (Cf. 1Pt 2,5) che coinvolge tutti i battezzati.

L’Apocalisse ci ha ricordato che Gesù, non solo «ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue», ma ha fatto di noi anche «un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre» (Ap 1, 5-6). Il Vangelo di Luca, poi – citando Isaia – ci mostra che la sorgente di questo sacerdozio è Cristo, nel quale trova compimento la profezia: «Lo Spirito del Signore è su di me, per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato… a proclamare l’anno di grazia del Signore» (Is 61, 1-2). «Oggi – ha detto Gesù – si è compiuta questa scrittura» (Cf. Lc 4, 16-21).

Pertanto, in questa suggestiva celebrazione, noi siamo messi in grado di approfondire la comprensione del nostro stesso ministero di cristiani. Cristo – cioè il Consacrato con l’unzione – è l’uomo che lo Spirito Santo ha colmato di vita divina: è il capo sacerdotale sul quale è stato versato l’olio di esultanza, olio che in Lui si è riversato su tutto il suo corpo mistico.

Questo crisma divino ci raggiunge e ci segue nel battesimo, ci conferma e ci perfeziona nella cresima, santifica il capo dei vescovi e le mani dei presbiteri, perché diventino ministri della Nuova Alleanza. Consacra, inoltre, i nostri altari e dedica gli edifici delle nostre chiese all’esclusivo culto di Dio, uno e trino: così nasce la Chiesa, che l’amore di Cristo libera dai nostri peccati, rendendola un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre (Cf. Ap 1, 5-6).

Così, dentro le intemperie di questo mondo, vive e cammina la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa. Noi, che un tempo eravamo non-popolo, ora siamo il popolo di Dio, oggetto della sua misericordia (Cf. 1 Pt 2,9-10). In questo rito, noi percepiamo anzitutto la grandezza e l’enorme potenzialità del nostro essere cristiani, lungo una duplice prospettiva: quella dell’essere «laici», cioè appartenenti al «laós», vale a dire al popolo dei consacrati nel battesimo e quello del sacerdozio ministeriale, che ci è stato conferito con il sacramento dell’Ordine.

In tale prospettiva, si può vedere la dignità e la bellezza della condizione laicale solo se la si coglie nella sua dimensione sacramentale, illuminata dalla parola di Dio. L’unzione dello Spirito Santo, che tutti riceviamo nei sacramenti dell’iniziazione, oltre alla rigenerazione che ci fa creature «nuove», dà a ciascuno di noi doni particolari per il bene di tutto il corpo ecclesiale.

Di questi doni ci parla San Paolo: «vi sono diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito», come «vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore» (1 Cor 12, 4-5). Tutti sono espressione dell’inesauribile fantasia dello Spirito, e tutti nascono dalla stessa sorgente e sono finalizzati all’unica missione ecclesiale: la salvezza dell’uomo dal male, dalla morte e, quindi, da una vita senza senso.

Pertanto, come afferma San Leone Magno, «per l’unità della fede e del battesimo esiste tra noi – sacerdoti e laici – una comunione indissolubile, sulla base di una comune dignità. Infatti tutti quelli che sono rinati in Cristo conseguono dignità regale, in forza del segno della croce. Con l’unzione dello Spirito Santo, poi, sono consacrati sacerdoti, perché tutti i cristiani sono rivestiti di un carisma spirituale che li rende partecipi della stirpe regale e dell’ufficio sacerdotale».

In alcuni battezzati questi carismi sono prerogative così stabili, che costituiscono nella Chiesa degli stati particolari. Il Nuovo Testamento, per esempio annovera tra i carismi il matrimonio, il celibato di elezione o di speciale consacrazione (Cf. 1 Cor 7,7) e il ministero apostolico, che si distingue non solo per grado, ma per essenza, dal sacerdozio battesimale dei fedeli e viene trasmesso mediante l’imposizione delle mani (Cf. 1 Tm 4,14; 2 Tm 1,6).

Per questo, proprio il ministero presbiterale, che dagli Apostoli arriva fino a noi me­diante il sacramento dell’ordine, è il secondo grande tema di questa Messa crismale, che vede i presbiteri della nostra Chiesa radunati attorno al vescovo per rinnovare nelle sue mani gli impegni da essi liberamente assunti nel giorno della loro consacrazione sacerdotale.

Questa annuale celebrazione, carissimi presbiteri, è un grande evento di grazia che offre a tutti l’occasione di «ravvivare il dono di Dio, che è in noi mediante l’imposizione delle mani del vescovo» (Cf. 2 Tm 1,6). Ciò significa che dobbiamo ritrovare la freschezza della nostra vocazione a servire Cristo e i fratelli. Ce lo chiede il popolo di Dio, sempre più sollecitato dalla «concupiscenza della carne, dalla concupiscenza degli occhi e dalla superbia della vita» (1Gv 2,16), in un contesto sociale che – come ha detto Papa Francesco – tende a rubare la speranza dai cuori giovanili.

Tutta la «nazione santa» che è in Terni, Narni e Amelia, tutti i fratelli nella fede vi sono riconoscenti per la fedeltà del vostro ministero, per la generosità della vostra fatica, per la spirituale fecondità della vostra vita. Tutti pregano oggi per voi, perché il vostro cuo­re si riempia sempre più di zelo sacerdotale per il bene delle anime a voi affidate.

E tutti voi, sacerdoti e fedeli, pregate anche per me, che oggi gusto qui per la prima volta la letizia di questa splendida liturgia, e sono chiamato a svolgere un compito esigente a servizio della Chiesa Ternana-Narnese-Amerina. Oggi siamo tutti chiamati a stringerci attorno al mistero della Pasqua di Cristo, sorgente di ogni risorsa spirituale ed ecclesiale, per offrire al Vescovo che verrà dopo di me, una Chiesa disponibile a camminare sulla via dell’unità e della santità, per rispondere al meglio al compito della nuova evangelizzazione.  

Più di ogni altro io devo a voi, cari sacerdoti, la mia affettuosa gratitudine; più di ogni altro io devo confidare nella vostra fraterna comprensione. Il Signore, che tutti concordemente serviamo, ci aiuti a uscire dal buio del tunnel in cui oggi ci troviamo, mediante la luce di una fede rinnovata e operosa, capace di spostare le montagne.  

Tutti insieme siamo chiamati a preparare la via a colui che verrà nel nome del Signore, facendo nostro il proposito del profeta Isaia: «Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno dritte e quelle impervie spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!» (Lc 3, 5-6).

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*