La Caritas diocesana di Terni-Narni-Amelia celebra il ventennale delle attività e progetti in Albania sabato 8 novembre dalle ore 9. 30 alle 16 al Museo diocesano di Terni con il convegno “Servire per condividere per liberarci” al quale interverranno padre Giuseppe Piemontese vescovo di Terni-Narni-Amelia, padre Ottavio Vitale vescovo di Lezhe, don Salvatore Ferdinandi responsabile della promozione della Carità in Caritas Italiana, padre Giulio Albanese missionario comboniano e direttore di Popoli e Missioni, padre Antonio Leuci direttore della Caritas di Lezhe, Claudio Daminato direttore della Caritas di Terni.
Seguirà il dibattito e le testimonianze di operatori e volontari moderato da Elisabetta Lomoro e con le conclusioni di Nicola Cimadoro responsabile dei progetti all’estero della Caritas di Terni.
Alle 12.30 ci sarà la celebrazione nella Cattedrale di Terni presieduta dal vescovo Giuseppe Piemontese e nel pomeriggio alle 15 gli interventi dei volontari e lo scambio di esperienze che saranno raccontate anche con le immagini del video e la mostra fotografica, visitabile sin dalla mattinata, che ripercorre venti anni di storia. L’iniziativa è patrocinata dalla Diocesi di Terni-Narni-Amelia, dal Comune di Terni e dalla Provincia di Terni.
Venti anni di servizio svolti in Albania a favore di uomini donne bambini, bisognose di avere persone al loro fianco capaci di testimoniare speranza attraverso gesti concreti di vita quotidiana. Anni ricordati in un momento di festa e di approfondimento del valore del volontariato, come scelta di vita per condividere le situazioni di emarginazione dei poveri e accompagnarli nel loro cammino di liberazione attraverso un’azione continua e competente, sensibili alle frontiere del bisogno e del disagio di un territorio vasto che ha per confine il mondo.
Venti anni di solidarietà alle popolazioni dei Balcani e in particolare in Albania, dove sono state realizzate tante opere con i campi di lavoro estivi che hanno coinvolto in questi anni circa 700 persone. Dal recupero della struttura dell’ospedale di Shijak e alla qualificazione del personale medico, ai centri medici e di formazione professionale per i giovani, alle scuole e centri per la comunità a Lezhe e in altre zone in collaborazione con la chiesa locale, sono stati solo alcuni dei progetti realizzati in questa catena di solidarietà che ha legato saldamente Terni all’Albania. Opere che non si sono limitate solo a realizzazioni tecniche per migliorare la qualità della vita del popolo albanese, ma hanno permesso di creare un percorso educativo e di sensibilizzazione importante, di costruire dei rapporti di solidarietà, amicizia e fratellanza che hanno dato frutti importanti per entrambe le realtà.
In questi ultimi anni, i volontari della Caritas diocesana stano portando avanti in un villaggio montuoso a nord dell’Albania, un progetto sanitario di alcuni poliambulatori e l’altro denominato “Parla più forte”, rivolto ai bambini affetti da patologie uditive, che oltre alle terapie già in atto e al recupero di protesi per l’udito, prevede l’istituzione di un centro di eccellenza a Pllane per la diagnosi precoce attraverso apposite strumentazioni.
“In ogni progetto nei Balcani si è partiti dall’ascolto – spiega Nicola Cimadoro coordinatore delle attività all’estero della Caritas diocesana – andando sempre sul posto ad ascoltare, ad osservare per poi discernere ed agire con un progetto. La cosa più importante che non voglio trascurare è il risvolto ed il ritorno del lavoro pastorale, pedagogico ed ecclesiale di tutte le attività legate all’Albania nella nostra diocesi. I campi di lavoro hanno senso solo e soltanto se sono presenti le caratteristiche sopra elencate. Nella preparazione, nella progettazione, nell’esecuzione dei campi non si è mai parlato di metri quadrati o metri cubi di lavoro da eseguire. La produttività è stata sempre un problema secondario, tenendo presente che la caratteristica primaria era quella di una esperienza ecclesiale, che viveva e testimoniava il Vangelo della carità. Tornando nella parrocchia il gruppo diveniva strumento di animazione dell’intera comunità, dando origine alla nascita, al rafforzamento o all’ampliamento della Caritas parrocchiale stessa”.

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