(umbriajournal.com) PERUGIA – La conferma da parte del management di Indesit Company del piano di ristrutturazione che prevede 1425 esuberi, anche nell’incontro in sede ministeriale ed il conseguente e gravissimo blocco della produzione impone anche a tutte le istituzioni locali una risposta netta e ferma di fronte ad un atteggiamento che lede i diritti fondamentali dei lavoratori – così in una nota il consigliere regionale Andrea Smacchi.
Non può in alcun modo essere definita “inevitabile” tale decisione da parte di un gruppo che solo nel 2012 ha avuto utili superiori ai 60 milioni di euro, occorre altresì una inequivocabile presa di posizione del Governo a sostegno di un settore strategico per l’intera economia italiana.
Da subito anche Indesit Company deve recedere dalle sue insostenibili posizioni e discutere al tavolo con sindacati, governo ed istituzioni locali per il prossimo 3 Luglio, di una nuova politica industriale per il settore degli elettrodomestici, che può iniziare con misure di sostegno all’innovazione e di incentivazione al consumo, ma anche con misure non monetarie attraverso l’introduzione di un’efficace azione legislativa e di sorveglianza del mercato, tesa a bloccare le importazioni di prodotti non a norma e di dubbia origine.
Il Governo, anche a seguito della decisione annunciata da Whirpool di chiudere lo stabilimento di Trento con conseguente messa in mobilità dei 470 dipendenti, deve agire subito per evitare l’effetto domino e facilitare la permanenza in Italia di quelle produzioni (come quelle Indesit), di alto livello, altamente innovative ed attente al desing, l’Italia rimane nonostante la crisi al terzo – quarto posto nel mercato europeo dell’elettrodomestico.
In questo contesto non va perso di vista che la vertenza Indesit è l’ultima di una lunga serie che hanno colpito i territori della fascia appenninica fra Umbria e Marche, oggi più che mai le due Regioni devono far sentire la propria voce stante la drammaticità della situazione.
I numeri purtroppo parlano chiaro, su una popolazione totale di circa 100.000 abitanti, più di 20.000 persone o sono in cerca di occupazione, o in regime di ammortizzatori sociali o rischiano il posto di lavoro.
Va quindi aperta una vera e propria vertenza territoriale, perché l’impatto economico e sociale di questi numeri è di gran lunga superiore di quello che può essere ad esempio l’AST per la cità di Terni o la stessa FIAT per la città di Torino.

Commenta per primo