Umbri costretti a fare centinaia di chilometri per un posto disponibile in un hub

Nuovo hub vaccinale San Marco

Umbri costretti a fare centinaia di chilometri per un posto disponibile in un hub

“La campagna vaccinale rischia di essere vanificata dall’incapacità organizzativa della Giunta Tesei e dalle mancate assunzioni, sbandierate e mai arrivate. Un quadro davvero fosco: prenotazioni inaccessibili o bloccate, continue segnalazioni di disordini, proteste e assembramenti che ci arrivano e che riguardano scene verificatesi di fronte ai pochi punti vaccinali aperti in Umbria”. Così Tommaso Bori (Pd – vicepresidente della Commissione Sanità) che denuncia “una situazione grave, che poteva essere evitata se chi governa la nostra Regione avesse dimostrato più lungimiranza e meno sordità, anche rispetto alle tante nostre proposte e agli innumerevoli appelli alla collaborazione, caduti nel vuoto”.


Fonte: ACS Umbria


“Continua – spiega Bori – l’esodo per quegli umbri che, per vaccinarsi, sono costretti a fare centinaia di chilometri per un posto disponibile in un hub. Quando arrivano nel luogo in cui è stata effettuata la prenotazione, ad aspettarli però ci sono assembramenti e file interminabili all’esterno delle strutture. Situazioni pericolose per il rischio contagi ed anche poco dignitose. Accade in tutta la regione, a partire da Perugia e Terni, per arrivare a situazioni paradossali, come quella di Ca’ Rapillo a Spello, dove la direzione della Usl2 aveva concentrato tamponi, vaccini con e senza prenotazione. Qui, fortunatamente, il buonsenso sembra aver prevalso e da lunedì prossimo i tamponi saranno spostati. Restano però i disagi che i nostri cittadini continuano a provare in tutta l’Umbria”. “Il tutto – prosegue Tommaso Bori – per mancanza di organizzazione e di medici e infermieri. Tanto che la Regione ha scritto al Governo chiedendo l’arrivo di ulteriore personale sanitario. Senza dubbio l’Esecutivo nazionale non sarà sordo alle richieste dell’Umbria, ma resta il fatto che si troverà ad agire in sostituzione di quello che avrebbe dovuto fare la Regione. Un ruolo di supplenza, che non rende onore alla storia dell’Umbria. Pesano – conclude – quelle 1.550 assunzioni tanto decantate e che, invece, si sono tradotte in un nulla di fatto che ora gli umbri rischiano di pagare sulla propria pelle”.

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