A Trieste digiuno simbolico contro la sofferenza dei civili
Uno sciopero della fame e del digiuno è stato avviato da alcuni amministratori locali di Trieste, tra cui il Presidente della Giunta, come gesto estremo di protesta non violenta di fronte alla crisi umanitaria in corso a Gaza. L’iniziativa nasce come risposta simbolica alla sofferenza dei civili, soprattutto dei bambini, colpiti duramente da fame, privazioni e bombardamenti.
Il gesto, descritto come “l’ultima azione possibile”, rappresenta una rinuncia personale per esprimere vicinanza a chi, sotto assedio, sopravvive tra carenze alimentari e violenze. La decisione è maturata dopo la visione di immagini drammatiche: minori deboli, stremati, privi di sostegno, e scene di bambini in cerca disperata di nutrimento. La percezione di impotenza istituzionale ha spinto gli amministratori a usare il proprio corpo come messaggio, dinanzi all’assenza di ascolto da parte delle autorità internazionali.
L’iniziativa è promossa dalla rete degli amministratori di Trieste, nata dopo le Settimane Sociali, che oggi conta oltre mille membri. Essa si inserisce in un contesto più ampio di mobilitazione istituzionale, avviata con una mozione approvata dall’assemblea legislativa per il riconoscimento della Palestina, il cessate il fuoco e la condanna della violenza su tutte le vittime, da entrambi i fronti del conflitto.
Nel ricordare anche le vittime israeliane del 7 ottobre e gli ostaggi ancora prigionieri, l’appello degli amministratori triestini sottolinea l’urgenza di restare umani. Il digiuno si configura come gesto di testimonianza per chi non ha voce, nella speranza che almeno uno tra quei bambini sappia che qualcuno ha scelto di non restare in silenzio.

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