La vittoria nei grandi centri umbri di Perugia e Foligno
Referendum giustizia, risultato definitivo: il No ha battuto il Sì con il 53,74% dei voti a livello nazionale, su una partecipazione che ha sfiorato il 59% degli aventi diritto. Un’affluenza superiore alle ultime elezioni europee del 2024, superiore ai referendum abrogativi del 2025, e seconda nella storia repubblicana soltanto alla consultazione del 2016 voluta da Matteo Renzi. Anche l’Umbria ha detto no, e le forze del centrosinistra riunite nel Patto avanti non perdono tempo a rivendicare il risultato.
In una nota congiunta, la coalizione progressista umbra parla di «bellissimo risultato», frutto di «una grande partecipazione e di una forte mobilitazione civile e politica». Parole che arrivano dopo una campagna intensa, condotta sul territorio con il sostegno attivo di partiti, associazioni, sindacati e cittadini organizzati.
Perugia, Terni e Foligno: i grandi centri trascinano il dato regionale
Il peso specifico delle città ha fatto la differenza. A Perugia il No ha superato il 55%, contribuendo in modo determinante al risultato complessivo della regione, dove l’affluenza si è attestata al 65% — terza più alta d’Italia — con il No che ha vinto con il 51,6% Agricultura. Terni e Foligno hanno aggiunto spinta alla stessa direzione, consolidando un voto che nelle aree urbane ha assunto una connotazione netta e inequivocabile.
Il Patto avanti sottolinea proprio questo aspetto: la mobilitazione nei centri maggiori ha contribuito a spostare l’ago della bilancia e a trasformare un risultato regionale in un segnale politico rivolto al governo nazionale. Non una semplice preferenza su un quesito tecnico, ma, nella lettura della coalizione, un atto di posizionamento chiaro contro una maggioranza che «voleva cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza».
Cosa prevedeva la riforma bocciata
La legge costituzionale respinta dagli italiani aveva un impianto articolato. Prevedeva la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, lo sdoppiamento del Csm in due consigli distinti e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare autonoma Umbriacronaca. Una riforma voluta fortemente dall’esecutivo Meloni e portata avanti con il nome del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che a risultati acquisiti ha dichiarato di assumersi «la responsabilità politica» dell’esito. Con il No al 53,7% e circa 15 milioni di voti assoluti, la riforma è stata respinta da quasi 2 milioni di elettori in più rispetto al fronte del Sì Terra e Vita.
Tra le motivazioni prevalenti di chi ha votato No, in testa c’è il desiderio di non modificare la Costituzione, citato dal 61% degli elettori contrari, seguito dall’opposizione al meccanismo del sorteggio per i componenti del Csm al 39%, e dal voto di opposizione al governo Meloni al 31% Umbriacronaca. Un voto, dunque, più istituzionale che squisitamente partitico.
Il voto come acceleratore dell’azione di governo locale
In Umbria, tuttavia, il Patto avanti legge l’esito referendario anche in chiave interna. La coalizione che governa la Regione — guidata dalla presidente Stefania Proietti — non si ferma alla lettura del voto nazionale. Trasforma il risultato in una spinta operativa: «Questo voto referendario è una spinta ancora più forte a tutti noi, impegnati nelle amministrazioni, per accelerare le risposte che gli umbri si aspettano».
Un messaggio doppio, dunque. Da un lato verso Roma, dove la sconfitta del governo apre interrogativi sulla tenuta politica della maggioranza. Dall’altro verso i propri elettori, ai quali si promette concretezza e velocità nell’azione amministrativa regionale.
Una vittoria del No che cambia il quadro politico
Il risultato referendario ha prodotto reazioni a catena in tutto l’arco parlamentare. La segretaria del Pd Elly Schlein ha dichiarato che «c’è già una maggioranza alternativa» e che «i giovani hanno fatto la differenza» Askanews. Il leader del M5s Giuseppe Conte ha parlato di «un avviso di sfratto al governo». Dall’altra parte, la premier Giorgia Meloni ha scelto la linea del rispetto istituzionale senza cedimenti: ha confermato che il governo andrà avanti, senza ipotesi di dimissioni.
Sul piano numerico, si tratta del quinto referendum costituzionale nella storia della Repubblica e del secondo — dopo quello del 2006 sulla devolution — a bocciare una riforma già approvata dal Parlamento Umbriacronaca. Un precedente che pesa, e che il centrosinistra umbro intende tenere ben presente nei mesi di lavoro politico e amministrativo che seguono.

La sinistra ha vinto il Referendum, ma questo non significa che detenga la maggioranza politica a livello nazionale. Comunque, l’appuntamento più importante sarà sicuramente quello delle “elezioni politiche nazionali” del 2027 il cui risultato non è affatto detto sia analogo a quello del Referendum. La posta in palio non sarà affatto irrilevante per tutti gli Italiani che saranno chiamati a giudicare l’operato politico dell’attuale Governo.
l’operato del governo, mio modestissimo parere, è altamente deludente su tutti i fronti. l’ alternativa sarebbe in ogni caso peggio. Anche in questa occasione credo proprio che mi defilero’, votando le cosiddette sigle che non contano. Sul referendum bè mi viene da ridere, hanno portato a forza a votare extracomunitari, predicatori, gente incapace di intendere e volere, tutte persone che danno una s..a per cosa si votava ( come la gran parte degli elettori comunque).
In democrazia, ogni cittadino ha diritto ad esprimere le proprie opinioni. Non condivido il giudizio sul Governo, ma rispetto l’opinione del Sig. Mauritzio.
Sono contento per lei, ci mancherebbe. Io faccio fatica a trovare una sola cosa che sia stata diversa dalle politiche attuate dagli altri, sinistroidi o tecnici che siano. Certamente non ho la verità in tasca, ci mancherebbe, ma non mi piace questo tipo di falsa destra.