Sindaca inaugura monumento a Fernanda Bellachioma nei Giardini del Frontone
È stata inaugurata oggi ai Giardini del Frontone la targa memoriale dedicata a Fernanda Bellachioma, cittadina lesbica di Perugia deportata al confino per il suo orientamento sessuale, estendendo il riconoscimento a tutte le vittime LGBTQIA+ del regime fascista. La cerimonia si è inserita nel programma ufficiale delle celebrazioni perugine della Festa della Liberazione, momento solenne di riscatto storico per una memoria a lungo emarginata dalla narrazione pubblica nazionale.
L’evento commemorativo a Perugia
La Sindaca Vittoria Ferdinandi, scrive Stefano Bucaioni di Omphalos, ha presieduto la manifestazione, accompagnata dagli interventi del Segretario di Omphalos Roberto Mauri. I cori dell’ANPI e dell’associazione Omphalos hanno aperto la cerimonia con canti commemorativi. Accanto ai rappresentanti dell’amministrazione comunale erano presenti delegati della Regione Umbria e della Provincia di Perugia, testimonianza dell’importanza attribuita al riconoscimento di questa pagina oscura della storia italiana.
Grave l’assenza del Prefetto
GRAVE L’ASSENZA DEL PREFETTO di Perugia dalla cerimonia. La Prefettura, che tradizionalmente partecipa a tutte le celebrazioni ufficiali del Comune, ha scelto di disertare esclusivamente l’inaugurazione della targa dedicata alle vittime LGBTQIA+ del fascismo, presenziando al resto delle manifestazioni del 25 aprile. Una mancanza che non passa inosservata e che riveste significati politici evidenti.
Il sospetto politico
«Siamo certi che nella distanza assunta dal Prefetto di Perugia da questa manifestazione ci siano mille ragioni – dichiara Roberto Mauri – ma è un’assenza grave. Rimane il sospetto che commemorare le vittime LGBTQIA+ non sia gradito da parte del Governo nazionale». L’affermazione del Segretario di Omphalos tocca un nervo scoperto della politica contemporanea: il riconoscimento pubblico della persecuzione fascista di persone omosessuali genera tensioni con le attuali dinamiche di governo.
Il patrocinio che manca
C’è un ulteriore elemento che rafforza questa interpretazione. Quest’anno salta agli occhi l’assenza del patrocinio e del logo della Prefettura dal programma ufficiale delle celebrazioni del 25 aprile a Perugia, che conteneva l’inaugurazione della targa alle vittime LGBTQIA+ del fascismo. Un cambio di prassi rispetto agli anni precedenti, durante i quali la Prefettura aveva costantemente concesso il suo patrocinio alle manifestazioni di commemorazione della Festa della Liberazione nel territorio urbinate.
Il nesso logico
«Di solito alle commemorazioni del 25 aprile la Prefettura, emanazione territoriale del Governo centrale, concedeva il patrocinio – prosegue Mauri – È successo ogni anno. Oggi di diverso dagli anni scorsi c’è solo il fatto che rendiamo omaggio, attraverso Fernanda Bellachioma, anche alle vittime del fascismo colpite perché non eterosessuali. Due indizi fanno una prova». La deduzione del responsabile di Omphalos costruisce un ragionamento logico inoppugnabile: l’unica variabile introdotta è il carattere specificamente LGBTQIA+ della commemorazione, e in corrispondenza di questa scelta emerge l’assenza delle istituzioni statali territoriali.
La memoria perseguitata
Fernanda Bellachioma rappresenta un volto concreto di una persecuzione spesso trascurata. Le persone LGBTQIA+ furono bersaglio sistematico della brutalità fascista, subendo arresti, confinamenti, umiliazioni strutturali. La targa dedicata alla cittadina lesbica perugina rinnova l’importanza di far emergere storie individuali che incarnano ingiustizie collettive, riportando alla luce un capitolo della dittatura italiana ritenuto fino ad oggi marginale nei discorsi pubblici ufficiali.
Il significato contemporaneo
L’evento perugino si carica di portata simbolica che trascende la semplice commemorazione locale. Mette in evidenza la tensione tra la memoria storica democratica e orientamenti politici contemporanei che vedono con disagio il riconoscimento pubblico delle persecuzioni subite da minoranze sessuali durante il totalitarismo. L’assenza istituzionale diviene un atto comunicativo involontario, un messaggio che parla attraverso il silenzio, rivelando fragilità e contraddizioni nelle scelte governative attuali rispetto ai valori fondamentali della Repubblica.

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