Perugia: De Sio(Fdi) la Regione intervenga presso Inps per chiarire situazione neoesodati AST

fratelli_italia(umbriajournal.com) PERUGIA – La regione dell’Umbria intervenga presso il Governo e l’INPS per chiarire la situazione di molti lavoratori dell’AST che non vedono riconosciuto il loro diritto alla corresponsione della pensione pur avendo raggiunto i limiti di età- Lo chiede il Consigliere regionale di Fratelli d’Italia Alfredo De Sio.

Come si ricorderà -riprende il Consigliere- il decreto SALVA ITALIA conteneva , regole precise per tutelare quei lavoratori che, posti in mobilità ordinaria entro il 31.12.2011, avessero maturato la pensione entro il periodo di mobilità, mantenendo i vecchi requisiti di legge ovvero i 40 anni di anzianità lavorativa maggiorata di un anno di finestra ed un tempo variabile da 1 a 3 mesi per l’adeguamento alle aspettative di vita.
Questa opportunità-prosegue- trovò accoglimento tra molti lavoratori con un accordo di mobilità aperto con la T.K.-AST , con la conseguente messa degli stessi fuori dal ciclo lavorativo sulla base di tutele certe stabilite dal decreto. Tutti ricordiamo quale sia poi stato il travagliato iter della riforma Fornero che, di fatto, ha creato una situazione che ha vanificato la continuità degli accordi con la conseguenza che molte di quella tutele sono state sospese.

Il caso di cui stiamo parlando rischia di essere tra quelli rimasti in mezzo al guado, infatti ad oggi l’I.N.P.S. non è in grado di dare risposte certe a quei lavoratori che, stando così le cose, si ritroveranno nella condizione degli altri esodati ai quali non si è ancora riusciti a dare una risposta definitiva.
Infatti,-sottolinea il Consigliere Regionale- dal decreto alla legge, le tutela si è fermata ai lavoratori fuoriusciti prima del 4.12.2013 lasciando di fatto scoperti tutti quelli usciti successivamente e pertanto non garantendo quelli usciti il 31.12.2011 perché da una unica norma si sono generate due diverse leggi:
• la prima detta dei 65.000 «Salvaguardia ai sensi dell’articolo 24, comma 14, del decreto legge n. 201 del 6 dicembre 2011, convertito con modificazioni dalla legge n. 214 del 22 dicembre 2011, e s.m.i. e del decreto del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle finanze, del 1 giugno 2012 (c.d. salvaguardia dei 65.000)» che si ferma appunto al 4.12.2013.
• La seconda detta dei 55.000 «Salvaguardia ai sensi dell’articolo 22 del decreto legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135 e del decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze dell’8 ottobre 2012 (c.d. salvaguardia dei 55.000)» che, secondo le interpretazione della stessa, non copre più quella fascia di lavoratori ex salvaguardati e forse neo esodati, anche perché dopo la firma della legge presso la corte dei conti, l’Istituto erogante la pensione attende l’emanazione di una circolare interpretativa interna che diventa di fatto l’unico riferimento INPS per la valutazione delle richieste di pensione inoltrate.

Ad oggi perciò, molti lavoratori avendo raggiunto, secondo il decreto, gli anni sufficienti ed i limiti di età per accedere alla pensione si vedono però negare il diritto da parte dell’INPS che applica una interpretazione che pare molto discutibile.
Una situazione grave che riguarda molte famiglie di lavoratori e che si pone nel mezzo di una già difficile situazione in ordine alla tenuta sociale della città alle prese con la trattativa per la vendita delle acciaierie.

Credo -conclude De Sio- che sia opportuno esercitare un’azione da parte della regione per verificare se veramente l’interpretazione esercitata dall’INPS di queste norme legislative sia corretta, al fine di favorire una soluzione definitiva che tuteli un diritto acquisito dal lavoratore nel momento della fuoriuscita in mobilità e che nel tempo è divenuto inesistente anche per chi si sentiva tutelato dalla legge e che, avendo oggi già maturato i limiti di pensione, si sente ancora dire dall’INPS che la sua pensione non è garantita e pertanto non gli viene riconosciuta.

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