Pastorelli, non rientra nella nostra etica coartare o blandire l’informazione

 
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Pastorelli, non rientra nella nostra etica coartare o blandire l’informazione

Stigmatizzo l’intervento postato oggi sui social media dal consigliere regionale del PD, Tommaso Bori, in cui attacca un articolo di giornale che lo riguarda e ne attribuisce i contenuti ad un presunto collateralismo tra quella testata e il partito della Lega“. Così il capogruppo regionale della Lega Umbria, Stefano Pastorelli.

IN SINTESI
Il capogruppo della Lega, Stefano Pastorelli, interviene sui contenuti di un post del consigliere regionale del Pd Tommaso Bori, negando qualsiasi nesso fra il quotidiano menzionato da Bori per un articolo che lo riguarda e il gruppo politico della Lega. “Non rientra nelle modalità di etica politica della Lega coartare o blandire la libera informazione”, afferma Pastorelli.

Non entro nel merito della questione in oggetto – spiega Pastorelli – poiché a quanto pare saranno gli uffici preposti ad occuparsene vista l’intenzione del consigliere di denunciare chi, a suo giudizio, non fa una informazione in linea con il suo pensiero politico. Intendo tuttavia porre l’accento su delle frasi gravi e offensive rivolte a una nota testata giornalistica regionale che sembrano far tornare l’Umbria indietro di decenni.  Dal profilo social del consigliere leggiamo infatti ‘Questo non è giornalismo, è spazzatura’ e ancora ‘non più organo d’informazione ma di propaganda politica di parte, al servizio della Lega’ e infine ‘Il giornalismo deve avere una deontologia, non può essere piegato all’attacco dell’avversario politico di chi comanda“.

Parole gravi e velleitarie – secondo il capogruppo della Lega – che colpiscono il giornalista e il quotidiano a cui Bori si riferisce, postulando che altri motivi, se non quello della descrizione di fatti di cui è a conoscenza, abbiano spinto il redattore. E questi altri motivi sarebbero l’essere condizionato dal potere politico. E’ proprio in questo punto che il post di Bori diventa un attacco politico alla libertà di stampa, diritto riconosciuto dalla Costituzione e uno dei pilastri fondamentali dello stato democratico. Se l’esponente del PD si sente diffamato dai contenuti dell’articolo si tuteli pure, ma si astenga da considerazioni che denunciano l’atteggiamento ‘borioso’ di chi pretende di avere sempre ragione, una modalità, la sua, che non trova riscontro nel dibattito civile di un Paese libero. Detto questo – conclude – la Lega ha dalla sua parte il consenso elettorale dei cittadini, costruito con l’attività politica concreta e quotidiana e non rientra nelle sue modalità di etica politica coartare o blandire la libera informazione. E penso che nessun giornale regionale si piegherebbe mai a ciò che sarebbe, questo sì, un attacco alla libera informazione“.

  • il post di Tommaso Bori

Tommaso Bori
Vergogna! Questo non è giornalismo, è spazzatura.Per me la politica è sempre stata una passione. Ma prima, molto prima, viene la mia professione di medico. Come tutti ho dato il mio piccolo contributo per fronteggiare il coronavirus lavorando proprio sul fronte contenimento del contagi, della ricostruzione dei contatti e degli isolamenti.
Ieri mi sono trovato sbattuto in prima pagina dal Corriere dell’Umbria, non più organo d’informazione ma di propaganda politica di parte, al servizio della Lega che punta a privatizzare la sanità in Umbria. Un giornale di cui il proprietario è, casualmente, il re delle cliniche private con qualche trascorso giudiziario.
Tommaso Bori
Tutto quello che ha scritto il Corriere dell’Umbria, dal titolo in prima pagina alle informazioni nell’articolo sono false e da denuncia: non ho mai avuto alcun contatto con casi positivi, non sono mai stato oggetto di alcuna inchiesta epidemiologica, non sono mai stato né in isolamento né in quarantena.
Anzi, al contrario, nell’ultima settimana ho eseguito due tamponi e sono risultati entrambi negativi. Sulla mascherina nemmeno commento, la porto tutto il giorno tutti i giorni esattamente come ho fatto per tutta la durata dell’evento. L’ho tolta esclusivamente per l’intervento e mantenendo tutte le distanze di sicurezza.
Il giornalismo deve avere una deontologia, non può essere piegato all’attacco dell’avversario politico di chi comanda: dov’è la verifica delle fonti e delle informazioni? Ma direi di più, dov’è l’etica e la dignità?
Mi si accusa di aver commesso un crimine: uscire quando si è in isolamento è reato penale. Ma esiste anche un altro reato penale: la calunnia. Peggio ancora se a mezzo stampa.
Io non ho mai denunciato né un giornale né un giornalista, ma nella vita c’è sempre una prima volta. Questa è la mia.

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