Nuovo impianto da 100 mila tonnellate di fanghi trasferito da Perugia a Narni

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Nuovo impianto da 100 mila tonnellate di fanghi trasferito da Perugia a Narni

L’impianto in via di dismissione a Villa Pitignano frazione di Perugia, dopo l’accordo tra Comune di Perugia-Azienda-Regione a causa di puzze e problematiche odorigene, sarà trasferito a Narni. Il Movimento Cinque Stelle esprime grave preoccupazione rispetto al progetto di realizzazione di questo nuovo ulteriore impianto, per una capacità di trattamento di circa 100 mila tonnellate di fanghi e rifiuti organici, che verrebbe realizzato nel comune di Narni.

n territorio con numerosi siti di bonifica già messo a dura prova dalla presenza del biodigestore, senza contare il prossimo impianto di trattamento dei fanghi reflui che sorgerà a Maratta, nella vicina zona industriale di Terni, e l’impianto di dimensioni analoghe previsto a Vascigliano di Stroncone. In pochi chilometri quadrati sono stati autorizzati e in via di autorizzazione circa 500 mila tonnellate di rifiuti, molto più dell’ammontare totale dei rifiuti prodotti ogni anno in tutta la regione.

Solo nella giornata odierna abbiamo avuto conferma dell’avviso di convocazione della Conferenza preliminare, prevista per il prossimo 4 ottobre, per discutere la proposta di delocalizzazione degli impianti attualmente in via di dismissione dopo l’intervento del comune di Perugia e della Regione da Villa Pitignano nel capoluogo spostandolo in località Treie, nel comune di Narni.

Una delocalizzazione che in realtà nasconde il raddoppio delle dimensioni impiantistiche rispetto alle attuali nella periferia perugina. La conca ternana è un’area di superamento dei limiti di concentrazione delle polveri in atmosfera già oggetto di procedura di infrazione della Commissione Europea, un’area ad alta vulnerabilità che non può in alcun modo accogliere ulteriori pressioni sulle matrici ambientali.

Lo stesso aggiornamento del Piano regionale della qualità dell’aria, bloccato ormai da mesi in commissione dalla giunta Tesei, prevede il divieto di “costruzione di impianti di combustione al di sopra dei 3 MW di potenza che utilizzino combustibili da fonti fossili solide o liquide, biomasse solide o liquide, rifiuti”.

È davvero impensabile che tale area possa essere scelta per la delocalizzazione di tale impianto. A meno di un chilometro dall’impianto Green Asm, oggetto nei giorni scorsi di intenso conflitto tra cittadinanza e amministrazione aziendale a causa delle problematiche odorigene, è impensabile anche solo lontanamente immaginare l’insediamento di un impianto due volte più grande di quello già presente.

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