Narni, Partito Socialista contro il diffondersi della droga tra i giovani, misure di prevenzione e contrasto

 
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Narni, Partito Socialista contro il diffondersi della droga tra i giovani, misure di prevenzione e contrasto

Di Rossano Pastura

Il traffico delle sostanze stupefacenti è un fenomeno in mano alle mafie, che muove 150 miliardi di euro ogni anno, più di una delle maggiori azienda italiane, la Fiat, che ne dichiara 120. Lo spaccio di droga e tutto il suo indotto rappresenta la maggior fonte di guadagno in Italia”.

“L’antidoto alla droga sono le passioni, i sogni, la voglia di rincorrerli. Diventiamo noi adulti cacciatori di sogni e insegniamo ai nostri figli a volare”.

E’ quanto ha dichiarato Paolo Crepet, volto noto della televisione, psichiatra, sociologo e scrittore, intervenendo all’incontro organizzato dal Partito Socialista di Narni dal titolo “Droga: Prevenzione e Contrasto.

Il convegno, che si è tenuto nel pomeriggio di giovedì 11 settembre presso l’auditorium Bortolotti, ex chiesa di San Domenico a Narni, ha visto una grande partecipazione di pubblico nel rigoroso rispetto delle norme anticovid.

I lavori sono stati introdotti dal vicesindaco di Narni, Marco Mercuri, che ha ricordato come l’Umbria sia oggi tra le aree più colpite dal fenomeno della droga. “La nostra regione, fino a pochi anni fa considerata un’isola felice – ha aggiunto Mercuri – ha oggi un triste primato nazionale per morti per overdose in Italia in percentuale rispetto alla popolazione. E c’è un dato ancora più allarmante, il numero di ricoveri ospedalieri per overdose tra i giovani fra i 15 e i 24 anni, con 25,6 ricoveri ogni 100.000 abitanti contro i 18,5 in Italia”.

“Abbiamo organizzato questa iniziativa – ha concluso il vice sindaco – per sensibilizzare le Istituzioni e le famiglie su questo fenomeno, anche per ricordare il tragico episodio che ha colpito la comunità ternana solo 2 mesi fa, con la morte dei due adolescenti, Flavio e Gianluca”.

Molto profonde le parole pronunciate da monsignor Giuseppe Piemontese, vescovo di Terni, Narni e Amelia, che è intervenuto per portare un proprio contributo.

“Dobbiamo farci tutti un esame di coscienza, soprattutto noi adulti. Si deve stigmatizzare la superficialità con cui affrontiamo questi delicati argomenti, giustificando a volte comportamenti tanto gravi in virtù di una presunta libertà” ha dichiarato il Vescovo.

“Chi ha condannato questi fatti, richiedendo l’intervento di misure legislative più stringenti, è stato accusato di moralismo. Invito tutti, a partire dalle Istituzioni, a non nascondere il fenomeno, che è esteso e che si sta diffondendo tra i giovanissimi, gli adolescenti”.

“Non possiamo rassegnarci, – ha concluso Piemontese – Non dobbiamo dire che non si può far nulla quando si vedono ragazzi andare verso lo sballo, gli eccessi fino ad arrivare alla morte. Dobbiamo invertire la rotta e guidare i nostri giovani verso la vita, verso la bellezza del creato, la gioia di vivere contro chi li conduce alla morte”.

I lavori sono stati coordinati da Federico Novelli, capogruppo socialista al comune di Narni e consigliere provinciale.

L’episodio che ha scosso le coscienze è stato quello della morte dei due ragazzini a luglio, ma altri sono gli episodi che dovrebbero farci riflettere, come quello accaduto ad aprile, in pieno lockdown, a Terni, quando un giovane è finito in ospedale in overdose dopo un festino a base di droga”.

Non basta la repressione, centrali sono le politiche di prevenzione, e questo è il messaggio che il PSI vuole lanciare con questa iniziativa. In Umbria ci sono stati 10 decessi nell’ultimo anno per overdose. Un fenomeno diffuso, anche in fasce sociali cosiddette “elevate”. Serve sensibilizzare verso la conoscenza del fenomeno – ha concluso Novelli – chiedendoci come mai sia tanto facile reperire queste sostanze e soprattutto come i giovani conoscano con tanti dettagli i metodi di utilizzo”.

Paolo Crepet ha concluso l’iniziativa con una vera e propria lectio magistralis sull’argomento e sulla deriva della nostra società, usando anche parole e argomenti di grande impatto.

Spesso sono le famiglie, i papà, le mamme, i nonni i pusher dei propri figli. Quando ad un adolescente si mettono in tasca 150 euro come paghetta, a 14 anni, senza un progetto di utilizzo, cosa pensate che ci faccia il ragazzino o la ragazzina? Ci comprano libri se nessuno gli ha insegnato a farlo?”.

“La nostra è una società ipocrita, dove ci si dimentica in fretta e dove non si ha né il coraggio né la voglia di dire no! ai propri figli. Vi ricordate la discoteca di Corinaldo? Decine e decine di 13-14enni che vanno in discoteca, accompagnati dalle mamme o dai papà per accontentarli e non sentirli frignare. Questo è il vero problema. Si è perso il ruolo e l’autorevolezza dei genitori. Smettiamo di dare la paghetta senza nessun progetto ai ragazzini. Insegniamogli a meritare il premio” ha aggiunto Crepet.

“Dobbiamo farla finita di delegare ad altri l’educazione dei nostri figli. Insegniamo ai giovani ad essere ambiziosi; per qualcuno l’ambizione è una malattia. Per uccidere un figlio basta togliergli i sogni. Abbiamo dato tutto ai bambini e quando hai tutto non desideri più nulla. Occorre ascoltare e valorizzare i ragazzi che ce l’hanno fatta grazie all’impegno e al sacrificio”.

Crepet ha sottolineato come nella nostra società ci siano enormi interessi intorno alla droga e non si attuino misure serie e decise di contrasti.

“Il denaro non puzza. Le banche non accettano o rifiutano il denaro a seconda della provenienza. Ci sarebbero misure tanto semplici per contrastare la droga, ma che nessuno vuole applicare. Basta un esempio per smascherare questa connivenza. Cosa succede nelle discoteche? Cosa gira nei bagni? Basterebbe una telecamera. Ma no, c’è la privacy. Non si può” ha condannato Crepet.

Oggi i modelli culturali sono i tronisti di Uomini e Donne. Come si può pensare che crescano i ragazzi se questi sono gli esempi? Se il linguaggio dei media e di chi ha responsabilità è sempre più violento. Se da anni stiamo abbassando il livello culturale della nostra società”?

“I giovani devono imparare ad essere autonomi, a non contare sempre sulla mamma. Devono recuperare autostima, che si acquisisce solo quando si riesce ad essere protagonisti all’interno di un sistema. Occorre avere il coraggio di dire di no alle tante cose che non funzionano. Dobbiamo dare una speranza ai ragazzi, anche a chi è morto, perché non siano morti invano” ha concluso il noto psichiatra.

Prima del professor Crepet sono intervenuti la dottoressa Mirena Angeli, responsabile serd Usl Umbria 2 e il professor Antonio Fresa, insegnante presso il Liceo Scientifico Gandhi di Narni Scalo.

La dottoressa Angeli ha raccontato la propria esperienza alla guida della struttura sanitaria che si occupa del contrasto alle dipendenze.

“Bisogna partire da un concetto di fondo: si può sempre fare qualcosa per aiutare le persone in difficoltà” ha dichiarato la Angeli. “Occorre credere sempre che la persona, anche quando è in difficoltà, ha delle potenzialità e delle risorse. Tante sono le persone che chiedono aiuto al nostro servizio, una sorta di front office, ma quando arrivano da noi sono già in una fase molto avanzata, molto in difficoltà. E tanti non hanno il coraggio di fare questo passo”.

“Occorre però comprendere che non può essere solo il Servizio sanitario ad occuparsi di questo fenomeno” ha concluso la Angeli, “mettendo in campo azioni affinché si intervenga prima che le persone con fragilità cadano nella rete delle sostanze stupefacenti. Fondamentale è la collaborazione con le scuole e gli insegnanti che sono quotidianamente a contatto con i ragazzi”.

Il mondo della scuola, altro soggetto fondamentale per il contrasto alle droghe, è stato rappresentato dal professor Antonio Fresa, che ha sottolineato tre aspetti del nostro tempo e del nostro territorio: la perdita dell’innocenza da parte di una regione che è cambiata in peggio negli ultimi tempi che ci ha portato a concepire il bene comune come un mezzo per soddisfare i propri interessi; la mancanza di comunicazione e di cooperazione fra singoli individui, istituzioni e società, che ci ha fatto perdere il senso e il gusto del dialogo, privandoci di esperienze condivise; la dittatura dell’immediatezza, dove nessuno è più disposto al sacrificio, vivendo solo per il presente senza costruire una visione del futuro.

“La morte di Flavio e Gianluca, due ragazzini – ha concluso Fresa – non deve essere utilizzata per amplificare il dolore ma per recuperare la speranza, tenendo conto che oggi non si dipende solo da una cosa, ma da tanti fenomeni, dai telefoni al gioco, dal sesso alle droghe, dall’alcool alla violenza”.

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