Italia deferita alla Corte UE per abuso di contratti precari nella scuola

Donatella Porzi critica le politiche di reclutamento e salari discontinui

Italia deferita alla Corte UE per abuso contratti precari nella scuola

Italia deferita alla Corte UE per abuso di contratti precari nella scuola

Italia deferita alla Corte UE – L’Italia è stata deferita alla Corte europea a causa dell’eccessivo utilizzo di contratti a termine nel settore scolastico e per la discriminazione salariale nei confronti del personale precario. La notizia non sorprende il consigliere regionale Donatella Porzi, che commenta con fermezza: “L’uso eccessivo di contratti a tempo determinato e la disparità di trattamento economico rispetto ai dipendenti in ruolo rappresentano l’ennesima dimostrazione della scarsa capacità di chi ci governa di pianificare efficacemente le politiche del lavoro nella scuola”.

Il deferimento alla Corte di Giustizia Europea è legato a due questioni principali: l’abuso dei contratti a termine, utilizzati senza garantire stabilità lavorativa, e la mancanza di una progressione salariale per il personale precario. La Porzi ha dichiarato che le giustificazioni del Ministro Valditara risultano inefficaci di fronte a una situazione che si trascina da anni. Nonostante le promesse del Governo di riformare il sistema di reclutamento e stabilizzare il personale, la realtà è ben diversa. La riforma del PNRR, che prevede l’assunzione di 70mila docenti tramite nuovi concorsi, secondo Porzi non basta a risolvere il problema.

Il vero nodo della questione risiede nella mancata introduzione di un piano strutturale per la stabilizzazione dei precari. La Commissione Europea, infatti, aveva già inviato lettere di diffida all’Italia nel 2019 e nel 2020, ma le risposte del governo si sono limitate a interventi temporanei, come la previsione di sanzioni in caso di abusi sui contratti a termine che superano i 36 mesi.

Porzi ha anche evidenziato un ulteriore problema sottolineato da Bruxelles: la normativa italiana non prevede una progressione retributiva basata sui periodi di servizio precedenti, penalizzando così i precari. Questi ultimi, infatti, non hanno accesso agli scatti di anzianità previsti per il personale a tempo indeterminato. La situazione si traduce in una vera e propria discriminazione salariale. A questo si aggiunge il fatto che i docenti italiani in ruolo guadagnano già di meno rispetto ai colleghi europei: nel 2023, i docenti italiani percepivano una retribuzione media di 31mila euro annui, contro i 49mila della Germania.

Secondo i dati riportati da Tuttoscuola, il numero dei precari nel settore scolastico italiano è passato da 212mila nel 2021 a 235mila nel 2023, con un’incidenza di un precario su quattro a livello nazionale. Anche in Umbria la situazione non è migliore, con numerose cattedre non coperte e continui avvicendamenti tra docenti. Porzi ha sottolineato come questa situazione influisca negativamente sulla continuità didattica, in particolare per gli studenti disabili, e comprometta la capacità delle scuole di pianificare a lungo termine.

Concludendo, Porzi ha espresso l’auspicio che il governo smetta di trattare la scuola come una questione marginale, e inizi a considerarla come uno dei pilastri fondamentali per la crescita delle nuove generazioni e per lo sviluppo socio-economico del Paese.

 

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