Il tripolarismo politico ed elettorale e la governabilità dello Stato

Elezioni politiche, Centrodestra Umbria,

Il tripolarismo politico ed elettorale e la governabilità dello Stato

Nel secondo e terzo decennio del 2000 in Italia si è avviata una nuova fase dell’assetto politico-elettorale che è iniziata con l’elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013, svoltesi con la legge elettorale 270 del 2005 (c.d. legge “Calderoli“). Furono vinte di stretta misura dalla coalizione di centro-sinistra denominata Italia.Bene Comune (PD, SEL, CD e SVP), guidata da Pier Luigi Bersani, con il quasi 30% dei voti e 345/630 seggi (oltre il 50%) alla Camera, il quasi 32% dei voti e soli 123/315 seggi (meno del 50%) al Senato e con oltre 10 milioni di voti in numero assoluto. Primo partito della coalizione e in assoluto fu il Partito democratico con oltre 8 milioni e 900 mila voti alla Camera e quasi 8 milioni e 700 mila al Senato (compresi i voti all’estero). La coalizione di centro-destra (PdL, LN, FdI, La Destra e altri minori), guidata da Silvio Berlusconi, ottenne l’appena oltre 29% dei voti e 125/630 seggi alla Camera, l’oltre 30% dei voti e 117/315 seggi al Senato e con quasi 10 milioni di voti. Primo partito della coalizione ma solo terzo partito in assoluto fu il Popolo della Libertà con quasi 7 milioni e mezzo di voti alla Camera e oltre 6 milioni e 900 mila al Senato. Tutto ciò dopo la scissione dal PdL nel 2010  degli esponenti finiani dell’ex AN, i quali nel 2011 fondarono un partito di centro Futuro e Libertà per l’Italia (FLI) però senza successo. Ben diversa è stata invece la vicenda del partito di destra Fratelli d’Italia fondato nel 2012 da La Russa, Crosetto e Meloni anche se allora raccolse solo il 2% circa dei voti (quasi 670 mila). La coalizione vincente di centro-sinistra ebbe una larga maggioranza alla Camera grazie al premio di maggioranza a livello  nazionale ma non così al Senato dove il premio di maggioranza era assegnato a livello regionale.

Alla precedente fase del c.d. bipolarismo, rappresentato dalle due coalizioni di c.d. e c.s, si era aggiunta ora la novità della lista del Movimento 5 Stelle (M5S) che, fondato nel 2009 da B. Grillo e G. Casaleggio, ottenne subito il quasi 26% dei voti e 109/630 seggi alla Camera, il quasi 24% dei voti e 54/315 seggi al Senato e oltre 8 milioni e 700 mila voti alla Camera e quasi 7 milioni e mezzo al Senato, risultando così la seconda forza politica e di fatto il  “terzo polo” o “terza forza” dello scenario politico ed elettorale italiano. Infatti la coalizione centrista e moderata Con Monti per l’Italia (SC, UDC e FLI), guidata da Mario Monti, che aspirava a tale ruolo di terzo polo, si fermò solo all’8% dei voti  e 47/630 seggi alla Camera, al 9% dei voti e 19/315 seggi al Senato e con poco oltre 3 milioni di  voti alla Camera e quasi 2milioni e 900 mila al Senato.

Con l’inizio di tale c.d. tripolarismo lo Stato italiano (cfr. art. 114 Cost.”La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Citta’ metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.“) cominciò a diventare difficilmente governabile  con un Parlamento diviso fra tre formazioni politiche di peso quasi equivalente, e cioè le due coalizioni di c.d. e c.s. della c.d. “Seconda Repubblica”  e il M5S che rifiutava a priori qualsivoglia alleanza politica. Nella XVII Legislatura si sono infatti susseguiti ben tre governi in parte diversi, anche se tutti a guida PD, quale primo partito italiano. Dopo la  mancata elezione di Prodi a Presidente della Repubblica e la rielezione, a larghissima maggioranza, di Giorgio Napolitano nell’aprile 2013 (poi però dimessosi nel gennaio 2015), lo stesso conferì al vicesegretario del PD Enrico Letta l’incarico per la formazione di un governodi larghe intese comprendente i rappresentanti dei due maggiori partiti (PD e PdL) e tecnici.

Il Governo Letta (PD, PdL/NCD, SC, UdC, Ppl e RI e con l’appoggio esterno di PSI, SVP e altri) di grande coalizione continuò sulla strada del rigore delineata dal precedente Governo Monti cercando di ridurne l’impatto sull’economia per favorire la ripresa. Dopo una sentenza della Cassazione dell’agosto 2013 di condanna definitiva di Berlusconi per evasione fiscale, che faceva scattare l’ineleggibilità e l’incandidabilità della legge Severino n. 235 del 2012 (non inferiore a 6 anni) e la sua decadenza da senatore, lo stesso decise l’uscita del suo partito (PdL) dalla maggioranza. Un gruppo di parlamentari e tutti i ministri del PdL formarono però il gruppo del Nuovo Centro-Destra (NCD) guidato da Angelino Alfano, consentendo  al governo Letta di restare in carica anche se con una maggioranza più esigua. Dopo l’elezione, nel dicembre 2013, a segretario del PD di Matteo Renzi, che aveva stravinto (quasi 68%) le primarie del dicembre 2013 contro Cuperlo e Civati e che assunse subito una posizione molto critica nei riguardi del governo, il Presidente del Consiglio Letta, sentendosi “sfiduciato” dal suo stesso partito, si dimise e Renzi lo sostituì nella carica dal febbraio 2014.   

Il Governo Renzi (PD, NCD, UdC, SC, PSI, CD e DEM.SOL. e con l’appoggio esterno di ALA, ApI, IdV e altri) di centro-sinistra realizzò un consistente programma di riforme sul lavoro, la scuola, lo sconto fiscale degli 80 euro e altre sui diritti civili. Previo accordo  con Berlusconi (c.d. “Patto del Nazareno“) avviò anche alcune riforme istituzionali come quella della legge elettorale (c.d. “Italicum“) dopo la dichiarazione di parziale incostituzionalità della legge “Calderoli“. Così pure fu approvata in Parlamento la legge di revisione costituzionale che trasformava il Senato della Repubblica nella”Camera delle Autonomie“, con i componenti designati dalle Regioni e dai Comuni (prevedendo la soppressione delle Province) e lasciava il potere legislativo alla sola Camera dei Deputati. Nel gennaio 2015, con una scelta di sola maggioranza, fu eletto Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e così si ruppe il patto Renzi-Berlusconi sulle riforme istituzionali. Dopo la pesante sconfitta del Presidente del Consiglio Renzi nel referendum confermativo del 4 dicembre 2016 sulla riforma costituzionale (c.d. “Renzi-Boschi“) con quasi il 60 per cento di No, lo stesso si dimise (come in precedenza dichiarato) e dal dicembre 2016 venne sostituito alla guida del nuovo governo da  Paolo Gentiloni Silveri, già Ministro degli Esteri in quello di Renzi.

Il Governo Gentiloni (PD, NCD/AP, CpE, DEM.SOL., CD e PSI e con l’appoggio esterno di ALA, SC, IdV e altri) di centro-sinistra, quasi uguale al precedente, riuscì ad arrivare fino al termine della XVII legislatura, nonostante la scissione nel PD dell’ala di sinistra (c.d. “minoranza Dem“) che, in forte dissenso con il segretario centrista M. Renzi e anche con le scelte del suo governo, nel febbraio ’17 diede origine al nuovo partito “Art. 1-Movimento dei democratici e progressisti” (Art.1-MDP). Coordinatore e poi segretario del nuovo partito è stato Roberto Speranza, con il sostegno dell’ex segretario del PDS, ex presidente dei DS ed ex capo di Governo M. D’Alema e  degli ex segretari del PD P.L. Bersani e G. Epifani e poi anche  con l’adesione  degli stessi e di E. Rossi a questo partito, dopo aver lasciato il PD nel febbraio ’17. Nel novembre 2017  “Art. 1” si è poi alleato con “Sinistra Italiana” di N. Fratoianni e con “Possibile” di G. Civati e ha dato vita ad una lista elettorale unitaria di sinistra e ai relativi gruppi parlamentari con la denominazione di “Liberi e Uguali” (LeU) e con  leader l’ex magistrato e Presidente del Senato uscente Pietro Grasso fino al termine della XVIII legislatura. Le tre formazioni politiche hanno poi seguito strategie parzialmente diverse in vista dell’elezioni  anticipate del settembre ’22.

Nello stesso novembre del ’17 è stata approvata anche la legge elettorale 165, cd.” Rosatellum, che prevedeva un nuovo sistema elettorale misto, per due terzi dei parlamentari con il proporzionale e per un terzo con il maggioritario. Si trattava però di un sistema elettorale che, in presenza di tre schieramenti politici di consistenza quasi identica, non riusciva a garantire con sufficiente certezza la conquista della maggioranza assoluta (metà più uno) dei seggi in Parlamento, necessaria per la governabilità dello Stato.

(Fine parte prima)

 Li 17 novembre 2022

Dott. Alfonso Gentili, già Segretario Generale della Provincia di Perugia

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