Il reddito di cittadinanza non va cancellato, ma migliorato

 
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Il reddito di cittadinanza non va cancellato, ma migliorato

Il reddito di cittadinanza non va cancellato, ma migliorato. E va legato a strategie di sviluppo che guardino anche a un lavoro migliore, stabile e più sicuro. E’ vero: il reddito di cittadinanza così com’è rischia di non essere del tutto efficace. Ma è altrettanto e inequivocabilmente vero che si è dimostrato uno strumento indispensabile per contenere gli effetti di una crisi devastante per la portata delle sue conseguenze sulla tenuta sociale e sul lavoro nel nostro Paese e in Umbria. È per questo che quando si parla di reddito di cittadinanza bisognerebbe in primo luogo abbandonare la strumentalità per privilegiare correttezza di informazione e buon senso. Correttezza e buon senso che suggeriscono di considerare il Rdc per quello che è: un sussidio; e per quello a cui serve: limitare le difficoltà di persone che altrimenti faticherebbero a sopravvivere.

La relazione del presidente dell’Inps Tridico, se non interpretata in maniera del tutto fuorviante, ma colta nella coerenza e correttezza dei numeri, lo dice chiaramente: il Rdc è stato “una barriera contro un drastico peggioramento della condizione di povertà e deprivazione nel periodo della crisi”. Nel 2020 è stato percepito da circa 1 milione e 800 mila famiglie, più o meno 3 milioni e 700 mila persone, che hanno ricevuto in media 522 euro al mese. L’occupabilità dei percettori, per altro, è molto scarsa e circa due terzi di queste persone non può lavorare: 1 milione e 350 mila sono minori; 450 mila sono persone disabili; un’altra parte è composta da persone con difficoltà fisiche o psichiche, ma che non hanno ottenuto una pensione di invalidità; 200 mila sono in pensione, ma accedono al Reddito perché il loro assegno previdenziale non basta a superare la soglia di povertà.

In Umbria nel 2020 hanno percepito almeno una mensilità di Reddito di cittadinanza 14.375 nuclei, per un totale di 33.282 persone e un assegno medio di 522,38 euro, cui si sommano 1.847 nuclei (2.077 persone) percettori di pensione di cittadinanza con una media di 246,88 euro.

Di fronte all’incontestabilità di questi elementi, assume un peso ancora maggiore l’irresponsabilità di chi propaganda contro il reddito di cittadinanza utilizzando argomenti falsi e scivolosi. Parlare di misure diseducative, come fa certa politica, o di dittatura del sussidio, come fanno certi attori del mondo economico, è sbagliato e pericoloso. Gli inoccupabili non sono fannulloni. Gli stagionali che non accettano condizioni contrattuali al limite della dignità, quando non ricattatorie, non sono persone da condannare. È evidente, poi, che quando ad amplificare certe categorie di pensiero è chi quando porta responsabilità di governo non è in grado di indicare prospettive di sostegno agli indigenti e di creazione di buona e piena occupazione, attraverso strategie di sviluppo comprensibili e politiche attive del lavoro davvero efficaci, la cosa diventa ancora più grave. È il caso, ad esempio, della Lega.

In Umbria, dove solo nei primi mesi dell’anno, con la cassa integrazione i lavoratori hanno perso il 19 per cento del salario, per un totale di 29 milioni di euro, che fanno 637 euro al mese a testa, la giunta a trazione Lega non è stata in grado di produrre, figuriamoci di praticare, progetti utili ad aggredire il dramma delle crisi e della disoccupazione. Non esistono strategie di sviluppo che indichino un orizzonte di crescita coerente, non esistono politiche per la formazione, l’inserimento e il reinserimento nel mondo del lavoro rivolte a inoccupati o disoccupati che sappiano conciliare domanda e offerta. Ma soprattutto non si ha interesse a creare una sana, piena, buona occupazione fatta di condizioni – e salari – adeguate e diritti.

È evidente che è necessario modificare il Reddito di cittadinanza, perché si affianchi di più e meglio alle politiche del lavoro. È evidente, inoltre, che è opportuno mantenere un livello alto di verifica e controllo sull’attendibilità delle richieste, anche se sul punto mi permetto di segnalare provocatoriamente che se la stessa attenzione ai controlli fosse rivolta alla grande evasione ridurremo – e di molto – molte delle difficoltà legate alla fiscalità generale che riscontriamo in Italia e in Umbria.

Ma è soprattutto evidente che perché il Rdc sia pienamente funzionante bisogna che sia accompagnato da strategie di sviluppo industriale e di miglioramento delle condizioni di occupazione ambiziose, utili ed efficaci. In Umbria come in Italia.

da Manuela Pasquino (Responsabile Diritti sociali e civili della Segreteria regionale del Pd Umbria)

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