Il nuovo Dpcm di Conte condanna migliaia di attività a morte

 
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Il nuovo Dpcm di Conte condanna migliaia di attività a morte

“Il nuovo Dpcm di Conte condanna migliaia di attività a morte: è assurdo non concedere la riapertura a tutti quelle attività dove già ora è possibile consentire il distanziamento o l’esercizio della propria attività in maniera sicura e protetta”.

E’ quanto dichiara Emanuele Prisco, deputato umbro di Fratelli d’Italia.

“Non si comprende il metro utilizzato per imprese o attività, che si trovano ad essere penalizzati in maniera drastica per il solo fatto di appartenere o no ad un settore, dovendo attendere forse un altro mese per riprendere a generare reddito”.

Una situazione ancora più paradossale e controproducente in realtà dove la portata dell’epidemia, come nel caso dell’Umbria, è stata più marginale rispetto ad altre zone d’Italia.

“Gli effetti del nuovo Dpcm – scrive Prisco -, quindi, configurano una situazione in cui ci sono filiere che possono ripartire e altre evidentemente considerate sacrificabili, che sono quelle peraltro che forniscono molti dei servizi più immediati di cui necessitano i cittadini. Decisioni così importanti, tra l’altro, vengono prese senza il confronto parlamentare e in maniera difforme da buona parte del resto d’Europa”.

Il tutto a fronte di misure contraddittorie, quasi paradossali, come la riapertura di parchi e giardini, in cui affluenza e distanziamento saranno difficili da controllare e offrono solo uno spiraglio fittizio di ritorno alla normalità.

“Senza dimenticare – conclude Prisco – l’assenza di accenni alle misure a sostegno dell’economia reale, nel tanto auspicato decreto di aprile che si fa attendere ormai da una settimana, da cui dovrebbero venire quelle risposte attese da alcune delle categorie tuttora più penalizzate, come professionisti e partite Iva”.

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