Franco Zaffini, Roberto Speranza ha recitato ruolo di ministro ‘travicello’.

Anche in piena emergenza ospedali Sanità a rimorchio di economia e finanza

 
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Franco Zaffini, Roberto Speranza ha recitato ruolo di ministro 'travicello'.
Franco Zaffini

Franco Zaffini, Roberto Speranza ha recitato ruolo di ministro ‘travicello’.

Senatore Zaffini, quale giudizio dà dell’informativa del ministro Speranza? E in generale della gestione da parte del ministero della Salute di queste emergenza?

“Dall’ inizio ho osservato che il tema sanitario ha ricoperto, erroneamente, una posizione secondaria e paradossalmente defilata rispetto alle questioni, pur importanti, afferenti l’economia. E proprio la confusione tra questi due piani ha prodotto ritardi nell’attuazione di misure più stringenti e molta disinformaziine. Ma che il ministro della Salute sia apparso come “il vaso di coccio” tra “vasi di ferro”, rappresentati dal presidente Conte, dal ministro Gualtieri e addirittura dal ministro Boccia, non è accettabile. Nel mezzo di una emergenza sanitaria di questa portata il ministro Speranza doveva imporsi di più e non apparire come “il Re travicello” di una serie di altre figure, a volte malate di protagonismo”.

Ritiene che ci siano state lacune nella gestione dell’emergenza da parte del governo?

“Si, dovute appunto al fatto che il ruolo della sanità è stato costantemente sottoposto a quello economico, fiscale e finanziario, sicuramente importante, ma che si sarebbe dovuto affrontare in seconda istanza e non avrebbe dovuto condizionare le decisioni e le interpretazioni prese dal governo, soprattutto in tema di approvvigionamenti e misure restrittive, i primi del tutto
inadeguati e le seconde colpevolmente tardive “.

Come ha reagito a questa emergenza il Sistema Sanitario Nazionale?

“Il SSN ha reagito al meglio, nonostante i tagli per 40 miliardi di euro subiti negli ultimi anni e tutte le lacune che ne sono derivate, compresa la carenza di personale. Ovvio che nei momenti di emergenza quelle lacune sono diventate crateri, riempiti solo grazie alla dedizione e grande qualità degli operatori, però il sistema ha rischiato di collassare. Senza dubbio, quindi, avrebbe potuto reagire molto meglio se, ad esempio, la Protezione Civile avesse avuto la possibilità di fornire respiratori, materiali sanitari come i respiratori e i dispositivi di protezione individuale, che a tutt’oggi, a circa 3 mesi dalla proclamazione dello stato d’emergenza, non sono ancora disponibili”.

Cosa, secondo voi, sarebbe stato possibile fare e non è stato fatto. E come gestire questa fase?

“La partita vera è lo screening di massa per “scovare” i soggetti positivi ma asintomatici sottoposti a situazioni di rischio di trasmissione. Si può fare con test rapidi sierologici che nel giro di pochi minuti sono in grado di individuare la positività o la negatività. Non hanno
La valenza dei tamponi ma danno risposte immediate. Perché è ormai parere condiviso che la caratteristica principale di questo virus è quello di infettare molte persone ma di dare sintomi solo ad una percentuale degli stessi. Sono i soggetti asintomatici la maggioranza e rappresentano un pericolo per il diffondersi del virus. Fino ad oggi non sono stati cercati ne trattati, ora invece diventa prioritario farlo”.

Da più parti si parla di riaperture graduali dopo le festività pasquali, che ne pensa? E come bisognerà comportarsi per scongiurare la ripresa del contagio?

“Credo che sia giusto iniziare a parlare di ripresa della normalità, ma è necessario farlo con gradualità e precauzione, in questo senso sarà assolutamente indispensabile, come già detto, provvedere in primis ad una mappatura degli asintomatici – in quanto l’allentamento delle misure di distanziamento potrebbe provocare una ripresa veloce della diffusione del virus. E poi approfittare delle attuali chiusure per occuparsi della sanificazione degli ambienti, soprattutto quelli destinati alla pubblica utenza. Per questo però sarebbe opportuno che il Ministero adotti delle linee guida omogenee, non lasciando al buon senso degli operatori la decisione di come sanificare. Ad esempio, prevedendo l’utilizzo di prodotti non inquinanti, come ad esempio negli ambienti chiusi, l’ozono, e quindi il minimo impatto ambientale per queste operazioni. Insomma, almeno in questa fase il ministro governi la gestione sanitaria e non la subisca”.

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