Elezioni Umbria, legge elettorale “Umbricellum”, a che punto siamo?

Elezioni Umbria, legge elettorale “Umbricellum”, a che punto siamo?

Si è svolta oggi una conferenza stampa del Comitato per la democrazia in Umbria a cui hanno partecipato Michele Guaitini, portavoce del Comitato, l’avvocato Michele Ricciardi e il prof. Mauro Volpi, costituzionalista.

Il Comitato, che si è costituito nell’autunno 2014, composto da esponenti politici regionali di tutti gli schieramenti, rivolge un appello ai candidati presidenti e consiglieri regionali perché si impegnino a modificare radicalmente la legge regionale. Al momento, hanno ricordato pubblicamente Ricciardi e Volpi, solo i candidati presidente Vincenzo Bianconi e Claudio Ricci hanno mostrato interesse a cambiare la legge.

L’iniziativa di oggi – scrivono in un comunicato i rappresentanti del Comitato  – è stata presa dopo che per anni sono stati realizzati presidi di fronte la sede del Consiglio regionale e ricorsi in tribunale.

In particolare Michele  Guaitini, e il professor Mauro Volpi, hanno sintetizzato i nodi critici della legge denominata “Umbricellum”, con la quale il prossimo 27 ottobre si andrà al voto.

Tale legge presenta gravi lacune in termini di democraticità e palesi vizi di incostituzionalità hanno ricordato Volpi e Guaitini: i più gravi sono quelli legati al premio di maggioranza che è pari al 62% dei seggi (12 su 20, che diventano 13 su 21 considerando il seggio riservato al Presidente) senza che sia fissata né una soglia minima di voti per conseguirlo, né un turno di ballottaggio tra le prime due liste/coalizioni. In sostanza può verificarsi il caso che vincendo le elezioni anche con solo il 25-30% dei voti si ottiene il 62% dei seggi. Non solo: degli 8 seggi residui, uno è riservato al candidato presidente arrivato secondo e tolto dal calcolo del riparto dei seggi tra le minoranze, così che tutte le altre liste/coalizioni partecipano per i soli 7 seggi residui con la conseguenza che pur ottenendo il 7% dei voti una lista rischia di non avere nessun seggio. Altri motivi di illegittimità sono la previsione che una lista che ottiene almeno il 2,5% dei voti ha la garanzia di un seggio, ma solo se appartiene alla coalizione vincitrice, comportando una discriminazione nei confronti delle altre liste che ottengono analogo risultato ma appartengono a coalizioni diverse, e il fatto che il riparto dei seggi del Consiglio avviene non in base ai voti ottenuti dalle liste/coalizioni ma in base ai voti ottenuti dai candidati presidenti ad esse collegati.

L’avvocato  Michele Ricciardi ha ricordato che è pendente un ricorso presso il Tribunale civile di Perugia per sollevare la questione di incostituzionalità presso la Consulta. Il processo, dopo una sospensione per un ricorso preventivo di giurisdizione presentato dalla Regione, poi respinto, con il quale chiedeva che a pronunciarsi fosse il Tar dell’Umbria anziché il Tribunale civile, ha una nuova udienza fissata per il 18 dicembre 2019 dopo che è cambiato anche il giudice che ha in carico la causa.

Abbiamo sempre creduto e continuiamo a credere – ha concluso Guaitini  – che prima dell’intervento della magistratura, sarebbe opportuno che sia la politica stessa a porre rimedio ai suoi errori, pertanto ancora oggi non perdiamo occasione di stimolare le istituzioni regionali per delle modifiche alla legge elettorale che vadano a sanare i profili di incostituzionalità.

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