Elezioni sindaco Perugia, Movimento 5 Stelle, Cristina Rosetti

Cristina Rosetti critica le scelte della giunta su Madonna Alta

MOVIMENTO5STELLEperugiaCRISTINArosettiChi è la Rosetti?  Un cittadino comune. Una che ha una professione, un curriculum, delle competenze acquisite sul campo, che vive della propria professione, che non ha mai avuto una tessera di partito, non ha cercato e/o avuto alcuna consulenza da enti pubblici, appassionata della Politica con la “P” maiuscola, che ha fatto lotte per l’acqua pubblica, per dire no al nucleare, per una sanità partecipata dai cittadini, contro le logiche del clientelismo e delle spartizioni, per servizi pubblici efficienti e di costo sostenibile, per la trasparenza, per un’imposizione fiscale equa, contro operazioni finanziarie a danno dei cittadini, quale era il deposito cauzionale, contro il canone di depurazione, la Tosap, i T-RED, l’incenerimento dei rifiuti, per la tariffa puntuale sui rifiuti, che valorizza i cittadini virtuosi ed evita indebiti profitti, contro le pratiche commerciali scorrette. La Rosetti è la candidata portavoce Sindaco del M5S, che ha un programma per la città di Perugia certamente molto più ambizioso di quello del Sindaco Boccali, che sta portando in discussione con i cittadini in tutti i quartieri e frazioni della città, senza offrire ricchi buffet.

Chi è Boccali?

Il Sindaco Boccali, dal 1990 in Consiglio comunale, è stato operatore e Presidente Arci e da 15 anni è nell’organo di governo del Comune di Perugia, come assessore al sociale, prima, e assessore all’urbanistica e sindaco, poi. Come assessore all’urbanistica lascia una traccia indelebile, quando nel 2007 approva la realizzazione dello studentato Adisu di fronte alla chiesa di San Bevignate, dando alla cittadinanza un messaggio piuttosto chiaro sul suo pensiero in termini di urbanistica e tutela dei beni culturali e del paesaggio. Una brillante carriera, quella del nostro sindaco, alla quale, purtroppo, non sono corrisposti altrettanto brillanti risultati per la città di Perugia. La politica quando è un mestiere punta alla conservazione delle poltrone non all’interesse generale, porta all’adozione di politiche del consenso e non di sviluppo, e questo è sotto gli occhi di tutti. Un città, Perugia che vive una profonda crisi di “identità e di prospettive”, che ha perseguito “una modalità di crescita che ne ha frammentato la forma, la disgregazione e la dispersione del capitale sociale legata alla proliferazione di periferie anonime, il conseguente impoverimento della relazionalità urbana, l’allentamento dei legami di comunità e della capacità di integrazione”; un’analisi impietosa, contenuta nel dossier per la candidatura di Perugia a capitale europea della cultura, che la stessa amministrazione comunale fa, quindi, propria, ma di cui non si trova traccia nel programma di Boccali, in cui si susseguono promesse, peraltro inadeguate, che avrebbero dovuto essere invece un’elencazione di risultati conseguiti; l’ennesimo “pagherò” che la cittadinanza non potrà che respingere al mittente.

L’era Boccali.

Una pressione fiscale e tariffaria ai massimi livelli su famiglie e imprese, senza un corrispettivo in termini di qualità dei servizi offerti, anzi, a fronte di tagli, come nel caso del trasporto pubblico, tra i più cari ed inefficienti d’Italia. Al netto del taglio dei trasferimenti statali, la pressione fiscale sui cittadini di Perugia è aumentata di almeno il 23% (bilancio di previsione 2013). Dove sono andate queste risorse, quale è stato il loro impiego, non è dato saperlo, ma taluni dati fortemente preoccupanti ci sono e li indica la Corte di Conti: un’insufficiente capacità di programmazione delle entrate, un ricorso “anomalo” all’anticipazione di tesoreria (si prende a prestito con tanto di indebitamento come modalità ordinaria anziché straordinaria), una mancanza di controllo della corretta gestione dei servizi, la mancanza di una forma di governance delle società e degli organismi partecipati. Se vi sono perdite e cattive gestioni delle società partecipate queste vanno a ricaduta sul bilancio comunale, occorre stare molto attenti, dice la Corte.

L’era Boccali è anche mancanza di concorrenza su servizi pubblici importanti come mense, asili nido, servizi agli anziani, servizi contro il disagio giovanile. Il M5S ha analizzato 60 gare e su ben 40 abbiamo sempre le solite imprese, che si aggiudicano gare di valori consistenti, da 600 mila euro ad oltre un milione e mezzo di euro senza ribassi o con ribassi risibili, dai 16 euro al massimo di 500 euro. Il M5S dice no alle rendite di posizione.

L’eredità dell’era Boccali sono società partecipate importanti come Umbria Mobilità, di cui il Comune di Perugia aveva una partecipazione pari al 23%, che vanno di punto in bianco in crisi di liquidità e rischiano il fallimento. Debiti enormi che rimangono come una spada di Damocle sulla testa dei cittadini perugini che hanno subito un incremento delle tariffe dal 30% al 50%, a fronte di un servizio pubblico inadeguato, per nulla competitivo con il mezzo privato, che ha conosciuto tagli delle corse, che non serve più da tempo alcune aree importanti della città nei giorni festivi.

L’era Boccali è quella degli incrementi della tariffa dei rifiuti di proporzioni non più sostenibili da cittadini e imprese a fronte di una Società, come la Gesenu, che con la garanzia delle tariffe perugine decide di andare a fare business fuori regione e all’estero: Messina, Catania, Egitto, riportando mancati introiti per oltre 70 milioni di euro, che ha debiti verso banche e fornitori non più sostenibili e che rischia di non poter, già dai prossimi mesi, pagare gli stipendi ai propri dipendenti.

L’era Boccali è la totale mancanza di politiche per la mobilità, per il turismo, per la rivitalizzazione dei centri urbani, a partire dal centro storico, di una politica di servizi efficienti agli studenti, calati di oltre 10.000 unità e che giudicano Perugia una città per molti aspetti inospitale, è epoca di politiche dirigistiche in tema di cultura, di chiusura all’innovazione, di assoluta mancanza di dialogo con i centri culturali più importanti della città. E’ epoca di speculazione edilizia, consumo di suolo, politiche di decentramento dei centri commerciali e di intrattenimento, che hanno dato man forte al tracollo e chiusura di migliaia di attività commerciali, artigianali e piccole imprese; chiusura favorita da una politica fiscale e tariffaria che si è abbattuta senza remore sulle imprese in crisi. L’era Boccali è quella del mancato recupero di edifici importanti come il Mercato Coperto, il fulcro del centro storico, da decenni abbandonato a se stesso e di cui il nostro Sindaco si è disinteressato per quasi 20 anni.

L’attacco alle associazioni dei consumatori

Il Sindaco Boccali attacca le associazioni dei consumatori, nel goffo tentativo di denigrarne un ruolo che assegna loro l’Europa e che si sono conquistate sul campo e non certo a suon di soldi pubblici.

Il rapporto del Sindaco Boccali con le associazioni dei consumatori è stato sempre piuttosto sofferto e pressoché inesistente, visto che alla tecnica della concertazione hanno sempre chiesto di sostituire la partecipazione, ai dati numerici del bilancio, il resoconto dettagliato sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini e sui rapporti con le partecipate. E la Corte dei Conti conferma le gravissime carenze del Comune di Perugia sui due fronti strategici di servizi e partecipate. Non sono piaciute al Sindaco Boccali le battaglie contro i T-Red, la Tosap, l’imposta sulla pubblicità, il canone di depurazione, il deposito cauzionale. Mai ha voluto il Sindaco Boccali applicare la legge che dal 2008 prevede che siano proprio i cittadini a valutare la qualità dei servizi pubblici.

Associazioni dei consumatori e soldi pubblici.

La Regione Umbria fu una delle prime regioni in Italia a disciplinare l’associazionismo consumerista, avendone compreso appieno l’importanza: cittadini che si organizzano e che prendono coscienza dell’importanza del loro ruolo non solo come attori del mercato, ma come utenti dei servizi pubblici. Con la Legge n. 34/1987 istituisce un albo delle associazioni dei consumatori, e decide di attivare 3 progetti chiave che hanno fatto scuola a livello nazionale: lo Sportello del consumatore, l’Osservatorio Prezzi e l’Osservatorio Tariffe e Tributi, un preziosissimo strumento di trasparenza e messa a confronto dei bilanci comunali. Riconosce il ruolo dell’associazionismo, ma non attua una politica di sostegno passivo alle associazioni, di finanziamenti a pioggia. Ed infatti eroga per il sostegno alle sedi delle associazioni, la somma di Euro 700 annuali a singola associazione (ciascuna deve avere almeno 5 sedi) e finanzia con la somma di massimo 4500 euro a progetto annuali, i progetti di ricerca che le associazioni portano avanti su materie di interesse per i consumatori, come sanità, credito al consumo, banche, assicurazioni, sicurezza alimentare ecc. Peraltro, i progetti come l’osservatorio tariffe e tributi, che vedono il coinvolgimento di Istat, Aur, dell’Università degli Studi di Perugia, sono finanziati non a carico della fiscalità generale, bensì con i fondi derivanti dalle sanzioni comminate dall’Antitrust alle imprese che pongono in essere politiche commerciali scorrette a danno dei consumatori. Pertanto, il Sindaco Boccali farebbe bene a rispettare il ruolo e le funzioni di associazioni, che non ama, soprattutto perché libere e non controllabili e a controllare invece chi all’interno della sua giunta fa dei piccoli finanziamenti a pioggia strumento di consenso elettorale, chi utilizza i contatti dei cittadini per farne banche dati da utilizzare in campagna elettorale.

Il bilancio MDC

L’associazione di consumatori di cui mi fregio di essere stata presidente e che mi ha aiutato a divenire un cittadino migliore ha un bilancio annuale di poco più di 20.000 euro. Vi sono associazioni di altra natura nel nostro territorio che per la realizzazione di un sito per anziani si aggiudicano cifre da oltre 70000 euro, ma il Sindaco Boccali non ha mai preso posizione su questo. Le entrate con cui mdc sostiene la propria attività sono le quote dei propri soci, godendo di un unico finanziamento per le sedi da parte della Regione Umbria, di un massimo di 700 euro annuali. Ogni altra risorsa che entra è infatti destinata alla realizzazione di progetti specifici a tutela dei consumatori. La quasi totalità dei progetti non è peraltro a carico della fiscalità generale, ma del fondo relativo alle sanzioni comminate dall’Anti-trust alle imprese che pongono in essere pratiche commerciali scorrette. A breve sarà online il bilancio 2013. MDC la trasparenza non la predica, ma la pratica. Per la Rosetti l’associazionismo ha rappresentato una ricchezza in termini di crescita personale e professionale non certo in termini di reddito!

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