E’ ora passata per una unica Assemblea Parlamentare

E’ ora passata per una unica Assemblea Parlamentare

Dopo il taglio di un terzo dei parlamentari diminuiti a 600 complessivi mantenendo la Camera (400 Deputatì) e il Senato (200 Senatori) è stata ipotizzata l’idea di istituire un’unica Assemblea Parlamentare di 600 eletti sostitutiva sia della Camera dei Deputati che del Senato della Repubblica. L’on. Claudio Martelli, uno dei migliori dirigenti politici della cosiddetta Prima Repubblica ha lanciato questa idea che ha subito raccolto il favore di eminenti costituzionalisti ed esperti quali Sabino Cassese, Enzo Cheli e Francesco Clementi dell’Università degli Studi di Perugia.


Di Giancarlo Lunghi


Con questa proposta di riforma costituzionale, semplice e chiara per tutti, benefica e a nessuno nociva, si supera il bicameralismo paritario tante volte denunciato e si doterebbe la Repubblica di un Parlamento monocamerale proporzionato alla popolazione nel numero dei suoi membri, pienamente rappresentativo, efficiente, efficace e in linea con le migliori democrazie moderne. Ad oggi però una simile proposta non fa alcun passo avanti ed avremo ancora Camera e Senato che hanno meno parlamentari fa faranno sempre le stesse cose e si andrà avanti con la sfiancante navetta tra le due Camere con tutto quello che comporta in termini di tempo e di farraginosità del procedimento legislativo.

La legislatura in corso e il suo impulso riformatore langue fortemente e quindi la proposta di riforma costituzionale diretta ad introdurre il monocameralismo parlamentare, necessaria tempestiva ed adeguata non viene minimamente presa in considerazione. Cari 5 stelle le riforme non si fanno solo a metà come è avvenuto anche in questo caso ma devono essere portate fino in fondo se si vuole migliorare il rapporto tra gli eletti, i partiti e i cittadini. Quindi il prossimo anno si andrà a votare con il sistema bicamerale dove si verificherà un deficit di rappresentatività di alcuni territori e regioni più piccole che squilibrano i dettami costituzionali. Inoltre ad oggi non c’è una legge elettorale che superi il Rosatellum formato dal 36% di Collegi Uninominali e dal 64% di proporzionale ma che come abbiamo visto alle elezioni del 2018 non ha prodotto alcuna maggioranza stabile per governare ricorrendo come ultima ratio ad un tecnico di alto profilo come Mario Draghi sostenuto da una ampia ,complessa e contradditoria maggioranza di unità nazionale sostenuta da partiti concorrenti tra di loro. Diverse sono le proposte di legge elettorale nei cassetti delle Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato.

Qualcuna ricalca il sistema tedesco, un modello proporzionale con soglia di sbarramento al 5% e inserendo la cosiddetta sfiducia costruttiva, cioè l’impossibilità da parte del parlamento di votare la sfiducia al governo in carica se contestualmente non si dà la fiducia ad un nuovo esecutivo . Oppure c’è chi predilige una legge elettorale maggioritaria a turno unico sul modello della legge per le Regionali ,oppure un ritorno al Mattarellum , il maggioritario a turno secco in vigore dal 1994 al 2005 ed il maggioritario a doppio turno simile al sistema in vigore in Francia. Ad oggi però non c’è una proposta chiara anche se molti partiti desiderano tornare al sistema proporzionale e fare alleanze di Governo in Parlamento dopo le elezioni.

Staremo a vedere cosa succederà in questi mesi anche perché una nuova legge elettorale condivisa è necessaria per affrontare le elezioni politiche della primavera 2023 nella speranza di dare un governo stabile al nostro Paese

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