Domenico Valentini, sulle elezioni suppletive Napoli Roma Umbria sud

 
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Domenico Valentini, sulle elezioni suppletive Napoli Roma Umbria sud
Domenico Benedetti Valentini

Domenico Valentini, sulle elezioni suppletive Napoli Roma Umbria sud


Non è facile trarre indicazioni univoche dalle tre elezioni parlamentari suppletive tenutesi nei giorni scorsi. Avendo votato pochissimi degli aventi diritto, oltre tutto, i campioni sono troppo ristretti. Sul piano pratico, due dei tre seggi, uno della Camera e uno del Senato, sono rimasti all’area di governo (per l’esattezza all’area del PD, perché quello di Napoli era dei 5 Sette), mentre il terzo – quello senatoriale dell’Umbria sud – è rimasto al centrodestra e precipuamente alla Lega.
Nel dettaglio, il seggio Camera di Roma centro è andato al ministro PD Gualtieri, nonostante il centrodestra avesse candidato una persona eccellente come Maurizio Leo: un valore indiscusso, probabilmente non popolarissimo tra la gente in quest’epoca in cui conta e attira solo ciò che appare ed è personaggio televisivo! Fatto sta che nella borghesia romana (!) il PD non perde posizioni, mentre recupera evidentemente voti che due anni fa, da sinistra, erano stati lusingati dal M5S.
Con margine consistente la sinistra si aggiudica anche il seggio Senato nel napoletano, dove – ci piaccia o meno – l’area del sindaco di Napoli De Magistris fa la differenza.
Può rivestire interesse la robusta conferma del Centrodestra nel collegio senatoriale Umbria 2 (Terni, Orvieto, Narni, Spoleto, Foligno, Todi, Valnerina) che va alla leghista Valeria Alessandrini, una fulminante carriera in due anni: entrata in politica, assessore comunale a Terni, consigliere regionale, senatore. A lei gli auguri di buon lavoro e pieno successo.
Ha votato solo il 14,51% degli umbri aventi diritto. Però di questi la candidata di Lega-FdI-F.I. ha riscosso il 53,74% mentre l’antagonista del centrosinistra, la scialba Maria Elisabetta Mascio, ha avuto il 38,03%; il candidato grillino Roberto Alcidi si è fermato al 7,49%. Molto approssimativamente si potrebbe pensare: 1) che la svolta verso destra degli umbri, avvenuta con le molte comunali e con le regionali, sia piuttosto stabilizzata; 2) che in quest’ambito meriti approfondimento l’analisi, oggi poco probante, sulla saldezza elettorale della Lega, il consolidamento di Fratelli d’Italia, la tenuta di Forza Italia; 3) che, anche a voler conglobare a sinistra il voto Cinquestelle,  la somma di PD e Cinquestelle si aggira sul 45%; 4) che sarebbe significativo, posto che il “campione” ha riguardato pur sempre metà della regione, sceverare quanto è stato il protagonistico contributo del PD in quel 38% della candidata di centrosinistra, per capire quanto il partito ex egemone in Umbria sia ancora immerso nella sua crisi di screditamento e disidentificazione ed eventualmente in quali zone dia invece segni di resistenza.
Poiché questo tipo di analisi assume rilevanza per maturare considerazioni politiche sulle prospettive nazionali e locali, nel quadro che risulterà dopo il superamento – da tutti caldamente auspicato – dell’emergenza sanitaria, ci giungeranno graditi i contributi d’opinione degli amici destinatari di “Controcorrente”.

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