Comitato Azione Civile Sapere Perugia. Pd umbro deve recuperare dignità

 
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Comitato Azione Civile Sapere Perugia. Pd umbro deve recuperare dignità

di Nicola Preiti
Lo dico con dispiacere. Si sta consumando una negativa evoluzione del PD dell’Umbria: dalla vocazione maggioritaria alla vocazione “partecipataria”. L’importante è partecipare. Sarebbe la “linea del supporto”. Non si propone un candidato presidente della Regione e neanche si partecipa sostanzialmente alla scelta, se non in qualche conciliabolo: si accetta quello che scelgono contraddittoriamente altri, e neanche si sa come e perché. Altro che investimento diretto da parte dei cittadini.

E pensare che il PD avrebbe le primarie nel proprio statuto. Si accetta a scatola chiusa, visto che ancora non c’è, il programma di altri (chi?). Come se non esistessero storia e tradizione, valori e sentimenti, visione e culture, che così rimangono frustrati.

Si accettano perfino le alleanze che altri vorranno decidere e gestire, con chi e su che basi non si sa, diventa ininfluente. Evidentemente vi è un partito in crisi di identità, rinunciatario, a corto di politica, come una fonte a secco d’acqua.

Si mortificano così gli ideali, i riferimenti, le aspirazioni di un popolo che di questa regione ha fatto la storia. Si cerca di mimetizzare questa crisi in due modi: con una impostazione frontista “contro” e “diluendosi” in mezzo al pullulare di variegate formazioni civiche a cui di fatto si delegano le funzioni politiche.

Qui si tratta di fare una proposta di governo per i prossimi cinque anni ai cittadini umbri, non di fare una scelta ideale. Essere “contro” quindi non definisce la propria identità e il proprio progetto. Inoltre il “fronte” indistinto indebolisce il messaggio propositivo, se non si costruisce una solida coalizione su precisi contenuti e con personalità adeguate.

Fermo restando il valore del civismo, che coinvolge i cittadini dal basso, e in quanto tale è una espressione autentica della società come portatore di conoscenza, professionalità, competenza, esigenze territoriali, sentimenti diffusi. Rimane il fatto che non è tutto oro. Una sua caratteristica è quella di non essere animato da professionisti della politica.

Ma qui succede talvolta che il civismo non comprenda sensibilità, culture, e aree sociali diverse, ma diventi una scorciatoia per personaggi “in cerca d’autore”, che magari è da una vita che stanno dentro i partiti con ruoli anche di rilievo.

Ora la funzione e l’azione del civismo generalmente si esprime in integrazione , stimolo dei partiti e non in loro sostituzione, almeno fino a quando non diventa esso stesso partito. Pensare poi che formazioni civiche estemporanee possano surrogare a quanto previsto dall’Art. 49 della Costituzione, sulla funzione dei partiti politici, è illusorio.

Mancano per loro natura di storia, di radicamento, di tensione ideale, di valori e aspirazioni condivisi. Rispondono esclusivamente al gruppo che li esprime, non hanno meccanismi decisionali democraticamente strutturati.

Bene allora il civismo vero, ma per competere ci vuole il PD. Senza un PD ( o un partito) forte, trainante e orientato, le formazioni civiche elettorali perdono esse stesse di attrattività e forza. Il tempo è veramente poco. Ci vorrebbe uno scatto d’orgoglio in questi giorni che consenta la rigenerazione del PD dell’Umbria.

Ma ci vuole il coraggio di una netta cesura con la deludente (eufemismo) azione della Giunta regionale (basti guardare agli indicatori economici, sociali, occupazionali, progettuali) e del partito negli ultimi quattro anni. Farsi portatori di una nuova proposta di governo regionale, radicalmente rinnovato nei contenuti e nella classe dirigente, sulla quale costruire una coalizione vincente. Un nuovo PD per una nuova regione Umbria.

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