da Enrico Melasecche (“I love Terni”)
Ieri, a Palazzo Spada occupato, su un atto di indirizzo presentato da tempo dal sottoscritto, si è riunita la III Commissione per approfondire con una audizione dei sindacati di settore, la situazione che sta vivendo la Chimica a Terni, l’ancella della industria che ha perduto in dieci anni un numero di posti di lavoro superiore a quelli della siderurgia.
Eppure, nonostante un processo continuo di regressione, è calato il silenzio forse per il minore impatto mediatico tenuto conto che il settore è costituito da decine di realtà minori. La Chimica è ad un bivio: o la politica, fin qui gravemente carente, si sveglia assumendosi le proprie responsabilità, oppure, anche ciò che rimane, circa 400 posti di lavoro, rischia il definitivo depauperamento. Oltre a realtà come Alcantara e Bayer (in buone condizioni), SGL (in fase di soluzione della crisi) collocate nel Comune di Narni, il grosso della chimica ternana, è collocata all’interno della ex-Polymer.
La Basell, chiuso il proprio stabilimento, tergiversa ancora sulla vendita dei 42 ettari di aree a vocazione industriale, causando una perdita pesantissima di progetti e relativi investimenti, con il Sindaco e la regione silenti. I mesi passano inesorabili e troppe sono le occasioni che si stanno perdendo a favore di territori in cui gli Enti Locali hanno viceversa fatto miracoli.
Oggi operano in quell’area Beaulieu, Treofan, Neofil, Novamont, Edison e realtà minori. Dopo le crisi recenti siamo al dimezzamento della forza lavoro. Si tratta comunque di realtà economicamente valide che necessitano di fatti e meno parole.
Entro Natale, al più tardi, Sindaco e Presidente della Regione impongano alla Basell la vendita delle aree, mettendo in alternativa sul piatto della bilancia l’obbligatorio piano di bonifica che costerebbe alla multinazionale americana un costo simile al valore di cessione. 12 milioni chiede la Basell, 7 sono quelli che la Regione sembra sia disposta ad investire.
Tenuto conto che la Regione stessa incassa dalla E-On per lo sfruttamento delle acque di Piediluco, per la produzione di energia elettrica (Galleto, Pentima) circa 4 milioni in un solo anno, appare gravissimo questo tira e molla inconcludente che sta facendo perdere non solo gli investimenti della Novamont sulla chimica verde ma anche gli 11 milioni stanziati per la ricerca e congelati mentre a Porto Torres, a Rovigo ed in Piemonte i progetti di rilancio della chimica corrono speditamente.
Non solo, nell’attesa che la politica decida, le varie industrie citate stanno organizzandosi autonomamente per quanto riguarda la produzione di vapore e tra poco anche di energia elettrica, distaccandosi dalla centrale Edison da 100 MGW che, chiusa la Basell, sta vivendo una crisi pesante che solo l’inserimento da parte di Terna fra le centrali di emergenza (nessuna in Umbria) potrebbe risolvere positivamente il problema della fornitura di energia, consentendo a quella enclave di avere prezzi scontati di circa il 30% rispetto a quelli di mercato, troppo alti per produzioni energivore.
Senza contare l’aspetto inquinamento che una pluralità di mini centraline a gas peggiorerebbe. Chiediamo quindi al Sindaco, silente sul tema da troppo tempo, che costituisca con la Regione una sorta di cabina di regia che: a)- porti a conclusione con assoluta urgenza la cessione delle aree; b)- inserisca la centrale Edison fra quelle in emergenza per mantenere il fattore localizzativo energia; c)- obblighi la Novamont a mantenere i programmi annunciati evitando di realizzarli altrove come sta facendo; d)- favorisca realtà esistenti come la Ceplast ad inserirsi in quell’area per sviluppare nuove verticalizzazioni, unitamente ad altri investimenti esogeni da attrarre in condizioni di forte competitività.
Il Sindaco che ha tenuto per sè la delega allo Sviluppo Economico, ma che, fra impegni professionali e poltrone varie che sta collezionando (Provincia, ATO, ecc, ecc) non è palesemente in grado di esercitare, nomini un manager di provata esperienza e capacità che recuperi il troppo tempo perduto oltre a seguire in prima persona la vicenda AST altrettanto delicata.

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