Carabiniere ucciso, scontro violento via social tra Zaffini e Bori

 
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Carabiniere ucciso, scontro violento via social tra Zaffini e Bori
Carabiniere ucciso, scontro violento via social tra Zaffini e Bori

Carabiniere ucciso, scontro violento via social tra Zaffini e Bori

«Carabiniere ucciso a coltellate questa notte a Roma da un rapinatore nordafricano, Tolleranza Zero per questi criminali. Sen. Franco Zaffini». Era quanto aveva pubblicato il senatore Franco Zaffini sul suo profilo Facebook, dopo l’uccisione del carabiniere. L’esponente di Fratelli d’Italia lo aveva fatto utilizzando una di quelle card social che girano sui vari profili di esponenti di partiti politici. Card fatte apposta per essere personalizzate e ricondivise.

Il tutto è accaduto mentre si svolgeva il funerale di Mario Cerciello Rega. Omicidio prima attribuito a due nordafricani poi smentita in americani.

Zaffini aveva pubblicato la sua card personalizzata, in assoluta buona fede, evidenziando come gli autori fossero nordafricani. Non è una fake news voluta. All’inizio, a causa di alcuni lanci di agenzia, si pensava fossero africani. Ma Zaffini aveva lasciato il suo post nel profilo che nel frattempo era stata commentato da molti.

Lo stesso Zaffini (il post ora è stato eliminato ndr) aveva commentato dicendo: «Ho già risposto a tutti i sinistri, ma siccome un po’ stupidi, ripeto che il post ha indicata l’ora, non specula né giudica, solo riferisce quello che a quell’ora battevano le agenzie ma soprattutto, anzi esclusivamente, denunciava la morte di un giovane carabiniere. State zitti e, se volete, dite una preghiera per quel povero e sfortunato ragazzo e per la sua famiglia. La mia bacheca è e resterà sempre aperta ma non ve ne approfittate».

E’ intervenuto anche Tommaso Bori, ex consigliere Pd di Perugia, nel frattempo aveva fatto uno screen shot del post: «Il problema non è la totale mancanza di senso delle istituzioni (e della decenza) di Franco Zaffini, Senatore della Repubblica Italiana eletto in Umbria con Fratelli d’Italia. Perché lui passerà senza lasciare traccia nella cronaca, figuriamoci nella storia. Il problema è altro, è aver accettato il livello di questi esponenti politici e il loro modo di fare propaganda in una campagna elettorale permanente fondata non sui contenuti, ma sull’odio e sulla manipolazione della realtà. Insomma il problema è sì quello che fa tutti i giorni gente come Zaffini, ma sopratutto il perché lo fa. Odiatori di professione (con un lauto stipendio pagato da noi)».

Zaffini ha subito commentato: «Qualcuno ‘racconti’ a questo coglionazzo di chi sta parlando… con chi ha a che fare… qualcuno gli spieghi che mentre le ‘zecche‘ come lui scrivevano ACAB sui muri, o intitolavano sale a Giuliani e i parlamentari comunisti abolivano il reato di vilipendio, io, Noi, stavamo, come staremo sempre, dalla parte dei servitori dello Stato in divisa e non dalla parte degli assassini di qualunque nazionalità! Tu Bori, che non ti è chiara la differenza tra vittima e carnefice, tu piccolo, inutile, starnazzante consigliere, ultimo dell’ultima opposizione superstite, gira alla larga e, prima di scrivere di Zaffini, lavati le mani che sono sporche!»

Tra i due post è intervenuto anche Marco Regna che ha cercato di mediare: «Cari Franco Zaffini e Tommaso Bori ho letto i vostri post incrociati e perciò vi scrivo. Per motivi diversi e in anni diversi penso di conoscere abbastanza bene entrambi. Voi siete molto meglio del contenuto espresso in questi ultimi due post reciproci. Conosco Franco da oltre 20 anni e Tommaso abbastanza bene da 3 anni, il primo ha idee forti e nette più o meno condivisibili ma al di la di un minimo di strumentalità politica che è naturale soprattutto per chi in questa regione è stato opposizione da sempre, lo conosco come un dirigente politico che in genere si impegna su contenuti e problemi affrontandoli nel merito e non nella generica retorica. Ovviamente il post a cui faceva riferimento Tommaso era delle prime ore della giornata quando tutti i “media” accettavano e diffondevano la “vulgata” dei due magrebini. Il post di Zaffini perciò era più una “card notizia” che un giudizio di merito. Magari invece nei commenti… odiatori seriali si saranno sbizzarriti a commentarlo, ma non è una cosa da imputare a Zaffini.. Tommaso però, caro Franco, è tutto meno che una “zecca” comunista e ti pregherei di cambiare il linguaggio almeno in questo caso anche sulle altre “contumelie” usate nei suoi confronti immagino ispirate da un senso di rabbia nell’aver letto il suo post…»

Ma la risposta di Zaffini è arrivata subito: «Caro Marco, in altre occasioni e soprattutto su altro argomento, avrei sorriso del post del tuo amico Bori, ma oggi io piango una giovane vita assassinata, un servitore della mia e della nostra incolumità per la quale ha sacrificato la sua incolumità. Travisare ad arte, mistificare, stravolgere il contenuto del mio post, che faceva riferimento a ben altro che alla nazionalità dell’assassino, equivale a schiaffeggiarmi. Le mie parole sono niente Marco … credimi!».

E poi l’intervento di Bori: «Mi sono sempre chiesto come suonasse un’intimidazione fascista, immagino più o meno come questa.
Perché c’è tutto: l’arroganza di chi si ritiene intoccabile, la violenza verbale che sfocia nella minaccia fisica, l’insulto personale, la denigrazione gratuita e l’offesa infondata. Parole da denuncia: vergognose nei toni e nei contenuti, soprattutto per un Senatore della Repubblica.  Ma non le usa a caso, perché lui sa bene di avere una cosa che tutti noi cittadini non abbiano. E decisamente non è l’educazione, ma l’immunità parlamentare». M al cosa non finisce qui, è destinata ad allungarsi.

 

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