Bori, nota del segretario su crollo dei consensi per la governatrice Tesei

 
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Bori, nota del segretario su crollo dei consensi per la governatrice Tesei

“Secondo il principio aristotelico di non contraddizione non può essere vera una tesi e il suo contrario. Prendo in prestito questo famoso postulato per parlare di come, anche tra i commentatori più attenti ed autorevoli, ci sia sempre più spesso la tendenza a leggere la realtà utilizzando due pesi e due misure.

Prendiamo il caso del sondaggio pubblicato recentemente su ‘Il Sole 24 Ore’ e realizzato dall’istituto presieduto da Antonio Noto. Il crollo di consensi che ha fatto registrare non solo la presidente della Regione, Donatella Tesei (-11% in meno rispetto al gradimento rilevato lo scorso anno), ma anche i sindaci di Perugia e Terni, Romizi e Latini, ha innescato un naturale dibattito tra chi ritiene che ciò confermi il sentimento di insoddisfazione che aleggia tra i cittadini umbri, e chi, invece, pensa che le sia stato riservato solo un ingiusto trattamento.

In questo contesto è apparsa a dir poco singolare, se non addirittura illogica e spudoratamente di parte,  la posizione del professor Alessandro Campi, opinionista, scrittore, docente ordinario di Scienza politica e relazioni internazionali all’Università di Perugia e, dal giugno 2020, commissario rtraordinario dell’Agenzia Umbria Ricerche (Aur), nominato dalla Tesei stessa”.

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È Tommaso Bori, segretario regionale Pd, a sostenerlo, in una nota con cui spiega: “All’invettiva scagliata da Campi contro il quotidiano di Confindustria hanno già risposto ieri alcuni colleghi consiglieri regionali, facendo emergere le evidenti contraddizioni e la scarsa buona fede. Ma veniamo alla tesi incriminata. Per Campi ‘quello pubblicato dal ‘Sole 24 ore’ è un non-sondaggio’, lui stesso afferma che sta formulando ‘un’ osservazione grave’.  Quelli pubblicati, aggiunge, ‘sono numeri buttati a casaccio, sui quali, magari, si pretenderebbe che si aprisse una qualche discussione politica’.

Ora, credo di poter dire sommessamente che non spetti propriamente al professore decidere cosa può essere discusso politicamente o meno, dato il sistema democratico in cui ancora viviamo; ma c’è un di più, che merita di essere confutato. ‘Ma si possono discutere dati sui quali pesa il sospetto dell’inattendibità?’ domanda retoricamente il professor Campi,  commissario Aur. Tenuto conto che lo scorso anno, in occasione del medesimo sondaggio, pubblicato dallo stesso giornale, egli sentì il bisogno di elogiare pubblicamente e in un lungo articolo il risultato conseguito dalla Tesei, verrebbe da rispondergli che, tanto inaffidabili questi dati non lo erano e forse non lo sono neppure oggi.

Ma, il nostro, ha pure aggiunto che ‘sarebbe utile un chiarimento sulla entità esatta della ricerca’. A tal proposito, pur non essendo un accademico, mi permetto di fornirgli qualche dato già debitamente pubblicato dalla Noto Sondaggi. Il sondaggio Governance Pol del 2020,  ovvero quello che vede la Tesei tra i tre Presidenti più apprezzati, si è basato su 1.000 elettori disaggregati per sesso, età ed aree di residenza, le interviste sono state realizzate dal 5 al 30 giugno con sistemi misti (telefonate con l’ausilio del sistema Cati, telematiche tramite sistema Cawi e con sistema Tempo reale); margine di errore da 0 al 4%.

Quello del 2021, in cui il consenso della Tesei crolla in picchiata, si è basato su gli stessi 1000 elettori disaggregati per sesso, età ed aree di residenza; le interviste sono state realizzate dal 1 aprile al 28 giugno con sistemi misti (telefonate con l’ausilio del sistema Cati, telematiche tramite sistema Cawi e con sistema Tempo reale). Margine di errore da 0 al 4%. Ordunque, pur non essendo un esperto di rilevamenti demoscopici mi pare chiaro che la tesi del professor Campi sia stata sufficientemente confutata senza dover  aggiungere altro. Spiace solo dover costatare che le posizioni del professore siano davvero del tutto fuori luogo, tanto più gravi perché vengono da un esponente del mondo accademico e della ricerca.

Anche agli uomini di scienza può succedere di diventare piuttosto faziosi e parziali. È successo anche allo stesso Aristotele. Basta però non voler apparire il contrario di quello che si è”.

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