Narni, presentato il libro di Riccardo Nencini “Solo” su Giacomo Matteotti

 
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Narni, presentato il libro di Riccardo Nencini “Solo” su Giacomo Matteotti

Un romanzo storico fondato su un’attenta e approfondita ricerca di documenti d’archivio

Di Rossano Pastura

Matteotti fu il primo a comprendere la profondità e la pericolosità di quel fenomeno che sarà il fascismo, fu il primo a capire che non si trattasse di un movimento passeggero e per questo, pervicacemente, tra il ‘19 e il ‘24 condusse in maniera ostinata la lotta prima contro Mussolini e poi contro la sua creatura”.

Riccardo Nencini, senatore del Partito Socialista Italiano e presidente della Commissione Cultura di Palazzo Madama, ha presentato ieri pomeriggio a Narni il suo ultimo libro: “SOLO” edito da Mondadori.

L’incontro pubblico, che si è tenuto presso la suggestiva Loggia degli Scolopi di Palazzo dei Priori, è stato introdotto da Marco Mercuri, vicesindaco della città, e da Federico Novelli, consigliere del PSI di Narni.

Il libro è un romanzo storico, ma non è, né una biografia, né un’agiografia di Matteotti.

Riccardo Nencini ha precisato che SOLO “è un romanzo nella forma letteraria, ma i fatti raccontati sono il frutto di un approfondito lavoro di ricerca documentaria; il prodotto di un accurato studio di materiale d’archivio. Anche i dialoghi ed il linguaggio corrispondono a quello usato da Matteotti ad al periodo che va dal 1919 al 1924, anno della sua uccisione”.

Nencini, parlando del suo libro ha ricostruito le vicende politiche e personali di Giacomo Matteotti e di un’epoca ricca di cambiamenti e di scontri politici e sociali.

“Il deputato socialista, venuto da una terra avara e dura, il Polesine, in provincia di Rovigo, fu spesso considerato, nella sua battaglia in difesa dei diritti, della democrazia e della libertà, un folle. E per la sua presunta follia fu spesso emarginato, abbandonato, lasciato SOLO, anche dai suoi compagni di partito”.

“Purtroppo – racconta Nencini- Giacomo aveva ragione e gli italiani, molti, provenienti da tutte le categorie sociali e culturali, che in un primo momento sostennero Mussolini e il fascismo, provarono sulla propria pelle la durezza della dittatura delle camicie nere”.

Nel presentare il suo lavoro, Nencini ha messo in luce numerosi aspetti fino ad oggi poco conosciuti a causa di una visione “di parte” delle vicende di quegli anni.

“Matteotti – ha spiegato il Senatore del PSI – era un avvocato, di famiglia benestante, che scelse di combattere a fianco dei più deboli, dei diseredati, dei contadini e i braccianti del Polesine, una regione infestata fra il corso dell’Adige, il Po e il mar Adriatico. In quella terra e in quegli anni Matteotti scelse da che parte stare, e quella scelta lo porterà al martirio”.

“Il 30 maggio del 1924 Matteotti pronunciò il suo ultimo discorso alla Camera dei deputati. Un j’accuse tremendo, che non lasciò indifferente il Duce. Recitò una lista di brogli elettorali e violenze perpetrate nei confronti dei candidati socialisti in tutto il territorio italiano, soprattutto nella sua terra, la pianura padana da cui proveniva, chiedendo di invalidare le elezioni”.

“Matteotti era consapevole del suo tragico destino, ai compagni che dopo il discorso si congratularono con lui disse: io, il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me”.

Ma Nencini racconta anche di altro, forse i veri motivi che indussero il Duce a ordinare il suo omicidio.

“Matteotti – ha spiegato il senatore socialista – aveva in mano due carte formidabili, in grado di minacciare seriamente la dittatura fascista. Aveva scoperto un buco di bilancio di oltre 2 miliardi, mascherato dal governo fascista e avallato da Re e una imponente tangente pagata da una compagnia petrolifera americana e intascata dal fratello di Mussolini, Arnaldo”.

“L’11 giugno del 1924 – ha spiegato Nencini – era convocata una nuova seduta del parlamento, e Matteotti avrebbe denunciato, con dovizia di particolari, le due questioni: il falso in bilancio e l’affaire Sinclair Oil. L’ordine fu di non farlo arrivare vivo a quell’appuntamento. Poco dopo le 16 del 10 giugno 1924, Matteotti viene rapito in lungotevere Arnaldo Da Brescia, da una banda di quattro uomini guidati da Amerigo Dumini. Matteotti resiste, combatte come sempre, solo, si divincola, ma una volta in macchina viene ucciso da una pugnalata al petto”.

“La violenza dei 4 sicari non si placa, portano il corpo lontano da Roma, alla Quartarella, lo seviziano, lo evirano e lo seppelliscono in una carbonaia tra i rovi. I resti del corpo del martire socialista vennero ritrovati soltanto il 16 agosto, con modalità che lasciano ancora dubbi”.

Riccardo Nencini, con una prosa elegante e asciutta, a tratti pungente, regala al lettore un romanzo dai tratti epici e drammatici, nel quale, oltre alla grandezza di Matteotti ci si imbatte nella struggente figura di Velia, la moglie. Una donna forte, che pur consapevole dei rischi che la “missione” del marito comportava, rimase sempre al suo fianco, anche dopo la morte.

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