Piano sanitario Umbria, cosa cambia, previsto l’infermiere di famiglia

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Piano sanitario Umbria, cosa cambia, previsto l’infermiere di famiglia

Il Piano sanitario in Umbria sta facendo discutere e litigare. Chi è favorevole e chi è contro. “Un Piano sanitario che arriva dopo 10 anni e che tiene conto di tutte le modifiche innovative introdotte dal decreto ministeriale n. 70 del 2015 che era stato recepito, ma non inserito in una programmazione scritta”.


Fonte: Agenzia Umbria Notizie e Acs


Tra le novità introdotte di rilievo è la diminuzione del numero dei distretti sociosanitari, che da 12 diventeranno 5, “ma questo non va visto come una penalizzazione – garantisce l’assessore Coletto –  visto che i distretti saranno inglobati pur mantenendo la loro identità. Il cambiamento infatti, ha solo lo scopo di accorciare la catena di comando per rendere più agevole il governo”.

Nel Piano gli ospedali dovranno essere dedicati al trattamento dei casi più gravi, mentre attraverso la medicina territoriale, con quella che viene annunciata come trasformazione radicale, si occuperà dell’erogazione degli altri servizi. Ruolo chiave lo avranno le Case e gli ospedali di comunità; le prime riferimento H24 per le cure primarie (fin qui ce ne sono quattro: Marsciano, Città della Pieve, Bastia e Trevi), ma il loro è numero è destinato a crescere; poi gli ospedali di comunità che avranno un ruolo intermedio tra le cure domiciliari e il ricovero ospedaliero.

Le aziende ospedaliere invece rimarranno 2, così come due saranno ancora le aziende sanitarie territoriali. Queste strutture verranno affiancate da modelli di lavoro come quelli dell’equipe dei medici di medicina generale, delle ’aggregazioni funzionali territoriali’ dei medici stessi, delle Unità complesse di cure primarie e da nuove figure come l’infermiere di famiglia e di comunità. Una scommessa ambiziosa sotto molti punti di vista e che sulla carta sembra funzionale: poi bisognerà valutare sul campo cosa, accadrà davvero.

Le critiche piovono da tutte le parti. “Quello preadottato ieri dalla Giunta Tesei non è un Piano Sanitario Regionale, ma un vero e proprio piano di dismissione della sanità pubblica”. È quanto dichiara il consigliere regionale del Partito democratico, Tommaso Bori.

“Un testo – spiega Bori – che non è stato né condiviso né partecipato con nessuno. Per altro, a causa delle solite schermaglie interne alla maggioranza, proprio il giorno in cui l’atto è stato portato all’approvazione, la Lega ha sabotato i lavori della Commissione Sanità, facendo mancare il numero legale e lasciandola senza Presidenza, impedendone di fatto una discussione in tempi brevi”.

“Prima di diffondere le solite fake news facilmente smentibili, invito il Partito Democratico dell’Umbria a leggere meglio i contenuti esposti dall’assessore Luca Coletto nell’intervento di preadozione da parte della Giunta regionale del nuovo Piano sanitario, che sarà oggetto di confronto e condivisione in Commissione e in Assemblea Legislativa”: lo afferma il capogruppo della Lega, Stefano Pastorelli.

“Ricordo al PD – spiega Pastorelli – che il Piano sanitario regionale adottato in Umbria applica per la prima volta, a distanza di quasi sette anni e dopo dieci anni dall’ultimo documento, i principi del DM 70/2015 sugli standard ospedalieri, al fine di renderli specializzati e attrattivi all’interno della rete ospedaliera regionale. Risulta evidente che gli esponenti della sinistra non abbiamo letto bene il documento che, in gran parte, si focalizza sul potenziamento della sanità territoriale pubblica. A favorire la sanità privata, e su questo non abbiamo paura di essere smentiti, è stato proprio il Partito Democratico che, quando era al governo della Regione, con politiche distruttive e autoreferenziali ha fatto scappare i migliori professionisti presenti in Umbria e mandato fuori regione i cittadini umbri bisognosi di cure appropriate”.

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